"La bambina è arrivata tardi - avevo quarant'anni. Mi ricordo di aver accolto la certezza della sua presenza con una calcolata diffidenza, tacendola" confida Colette parlando della figlia che, per una sorta di mostruoso narcisismo, ha voluto chiamare col suo stesso nome, Colette. Queste sono le lettere che ha scritto alla figlia. Non vi troverete la donna emancipata, divertente e sensuale che la Francia celebra come una delle più grandi scrittrici del Novecento. Ma è questo il bello delle lettere: rivelare ciò che non si può vedere. E qui non si risparmia niente, vi avverto.