"Non esistono porte chiuse, ma solo porte dalle quali si sceglie se passare o no" scrive Cristina Campo a Mita, l'amica a cui dedica nell'arco di vent'anni duecentoquaranta lettere che custodiscono la sua essenza più vera, lei che ama ammantarsi di mistero, rifiutando ogni forma di mondanità culturale. Poetessa e saggista enigmatica, nemica della banalità, immersa in una profondissima ricerca letteraria e spirituale, ha trasformato il suo esilio in grazia.