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Una grande prestazione di squadra e complimenti da condividere davvero con tutto il gruppo squadra. Ma è necessario sottolineare che il vero artefice del successo del Cagliari contro la Roma è Fabio Pisacane, tecnico che in quanto a coraggio nelle scelte non è davvero secondo a nessuno in Serie A.
E proprio per le sue scelte ha incassato le critiche nelle scorse partite. Dal cambio di Esposito e Borrelli contro il Genoa, all’uscita di Esposito contro la Juventus, per non parlare delle formazioni iniziali con Deiola schierato difensore centrale o il lancio di Liteta dal primo minuto. Sono solo alcuni degli esempi più discussi dell’ultimo periodo, ma che danno la cifra della personalità di Pisacane, che ascolta e vede solo ciò che gli comunica il campo. Giuste o sbagliate che si rivelino queste scelte, quello che davvero raccontano è un allenatore sicuro, che non teme né l’avversario, né il giudizio esterno, né quello interno. Sono presupposti importanti su cui costruire una carriera che è appena iniziata, perché un conto è farlo con un Como milionario e un’Inter reduce da una serie di primi e secondi posti, un altro è farlo con un Cagliari a cui hanno levato il centravanti tre giorni prima di iniziare il campionato, per poi perdere pure il sostituto dopo poche giornate.
Arriviamo quindi alla mossa che ha deciso Cagliari-Roma. Al 69′ Pisacane opta per un doppio cambio che modifica radicalmente l’assetto della squadra. Fuori Zappa e dentro Prati, ma fuori anche il centravanti Borrelli per il trequartista Gaetano. Perché? Perché con la Roma in 10 uomini scegliere di togliere una presenza pesante in area di rigore per inserire un giocatore di palleggio?
Il Cagliari era in dominio e ci si sarebbe aspettato un assalto all’arma bianca, o almeno un cambio ruolo su ruolo con Kilicsoy o Pavoletti. Invece no, Pisacane sceglie di aumentare la quota di palleggio, perché sa che nell’ultima fase della gara ci sarà da giocare più con la palla che senza, al contrario del piano tattico preparato all’inizio. Niente più ripartenze e palle lunghe, ma fraseggio e imbucate, nonché calci piazzati da sfruttare con la qualità dei migliori tiratori. Inoltre, inserire palleggiatori come Prati e Gaetano, aiuta ad aumentare la quantità del possesso palla, consentendo di lasciare meno tempo il pallone alla Roma e riducendo matematicamente la possibilità di coinvolgere giocatori qualitativi come Dybala. Insomma, il Cagliari doveva cambiare radicalmente atteggiamento dal contropiede al controllo del gioco.
Una lettura coraggiosa e che denota anche grande fiducia nelle qualità di palleggio dei suoi. Molti altri allenatori avrebbero optato per inserire un altro centravanti, o al massimo cambiare ruolo su ruolo, cercando il più possibile l’assalto dalle fasce con tanti cross e un maggior numero di giocatori ad attaccare l’area. Pisacane no, ha scelto di giocare in maniera ancora più ordinata rispetto a prima, ridurre gli spazi e mettere i migliori palleggiatori per cercare il controllo e non l’assalto all’arma bianca. Il risultato poi lo ha premiato, perché il Cagliari è rimasto compatto, ha assediato la Roma e alla fine ha portato a casa la posta senza soffrire particolarmente. Questa volta è davvero il caso di dire che l’ha vinta la panchina.
The post L’ha vinta Pisacane, il cambio Borrelli-Gaetano è la lettura chiave appeared first on Calcio Casteddu.
By Una grande prestazione di squadra e complimenti da condividere davvero con tutto il gruppo squadra. Ma è necessario sottolineare che il vero artefice del successo del Cagliari contro la Roma è Fabio Pisacane, tecnico che in quanto a coraggio nelle scelte non è davvero secondo a nessuno in Serie A.
E proprio per le sue scelte ha incassato le critiche nelle scorse partite. Dal cambio di Esposito e Borrelli contro il Genoa, all’uscita di Esposito contro la Juventus, per non parlare delle formazioni iniziali con Deiola schierato difensore centrale o il lancio di Liteta dal primo minuto. Sono solo alcuni degli esempi più discussi dell’ultimo periodo, ma che danno la cifra della personalità di Pisacane, che ascolta e vede solo ciò che gli comunica il campo. Giuste o sbagliate che si rivelino queste scelte, quello che davvero raccontano è un allenatore sicuro, che non teme né l’avversario, né il giudizio esterno, né quello interno. Sono presupposti importanti su cui costruire una carriera che è appena iniziata, perché un conto è farlo con un Como milionario e un’Inter reduce da una serie di primi e secondi posti, un altro è farlo con un Cagliari a cui hanno levato il centravanti tre giorni prima di iniziare il campionato, per poi perdere pure il sostituto dopo poche giornate.
Arriviamo quindi alla mossa che ha deciso Cagliari-Roma. Al 69′ Pisacane opta per un doppio cambio che modifica radicalmente l’assetto della squadra. Fuori Zappa e dentro Prati, ma fuori anche il centravanti Borrelli per il trequartista Gaetano. Perché? Perché con la Roma in 10 uomini scegliere di togliere una presenza pesante in area di rigore per inserire un giocatore di palleggio?
Il Cagliari era in dominio e ci si sarebbe aspettato un assalto all’arma bianca, o almeno un cambio ruolo su ruolo con Kilicsoy o Pavoletti. Invece no, Pisacane sceglie di aumentare la quota di palleggio, perché sa che nell’ultima fase della gara ci sarà da giocare più con la palla che senza, al contrario del piano tattico preparato all’inizio. Niente più ripartenze e palle lunghe, ma fraseggio e imbucate, nonché calci piazzati da sfruttare con la qualità dei migliori tiratori. Inoltre, inserire palleggiatori come Prati e Gaetano, aiuta ad aumentare la quantità del possesso palla, consentendo di lasciare meno tempo il pallone alla Roma e riducendo matematicamente la possibilità di coinvolgere giocatori qualitativi come Dybala. Insomma, il Cagliari doveva cambiare radicalmente atteggiamento dal contropiede al controllo del gioco.
Una lettura coraggiosa e che denota anche grande fiducia nelle qualità di palleggio dei suoi. Molti altri allenatori avrebbero optato per inserire un altro centravanti, o al massimo cambiare ruolo su ruolo, cercando il più possibile l’assalto dalle fasce con tanti cross e un maggior numero di giocatori ad attaccare l’area. Pisacane no, ha scelto di giocare in maniera ancora più ordinata rispetto a prima, ridurre gli spazi e mettere i migliori palleggiatori per cercare il controllo e non l’assalto all’arma bianca. Il risultato poi lo ha premiato, perché il Cagliari è rimasto compatto, ha assediato la Roma e alla fine ha portato a casa la posta senza soffrire particolarmente. Questa volta è davvero il caso di dire che l’ha vinta la panchina.
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