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Indipendentemente che si leggano romanzi o saggi, quando si legge per il piacere di leggere, i benefici che se ne traggono sono numerosi, a partire da quello psicologico, visto che la lettura aiuta a rilassare la mente e il corpo. Leggendo si allentano le tensioni muscolari, rallenta il ritmo cardiaco, si abbassano notevolmente i livelli di
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Di per sé il termine “giudicare” non ha un’accezione negativa. Non è necessariamente sinonimo di "criticare", come spesso si pensa. In effetti è praticamente impossibile non giudicare: siamo biologicamente predisposti per farlo, abbiamo delle aree del cervello deputate a questo, e lo facciamo fin da piccoli. Giudicare ci serve per sopravvivere.
La tendenza a giudicare una persona o una situazione assume una connotazione negativa quando non si tratta più di discernimento e categorizzazione, ma di valore negativo che attribuiamo loro sulla base delle nostre aspettative e delle nostre opinioni rispetto a come dovrebbero essere. Il giudizio negativo scatta quando non riusciamo a considerare che quella situazione, quella parola, quell'azione che non ci è piaciuta va presa per quello che è e non per quello che suscita dentro di noi: quando una persona fa o dice una cosa che non ci piace, tendiamo a giudicare l’intera persona invece
Usare strumenti come l’osservazione, l’ascolto e il confronto significa cominciare a togliersi dagli occhi un po’ di quei filtri che agiscono come lenti deformanti della realtà che vogliamo giudicare. In fin dei conti, quando giudichiamo senza usare comprensione ed empatia, il più delle volte facciamo del male sia a noi stessi che all’altra persona.
Che perdite enormi può causare il giudizio! Nelle relazioni tra parenti, nei rapporti di coppia, tra amici… Purtroppo anche tra genitori e figli.
Partendo dal presupposto che lo sviluppo psicologico ed emotivo di un bambino, e quindi anche la percezione di sé e la sua autostima, vengono grandemente influenzati dai messaggi che riceve dai suoi genitori e dagli altri adulti di riferimento, compresi nonni, insegnanti e babysitter vari, un bambino che si senta giudicato e criticato dai
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“Ancora qualche minuto e poi lo faccio”, “Da domani sono a dieta”, “Non sono dell’umore giusto, non posso farlo adesso”, “Aspetta, prima devo fare un’altra cosa!”. Queste sono le frasi tipiche di chi cerca di procrastinare, ovvero di rimandare a un secondo momento l’esecuzione di un compito che ci sembra troppo grande o troppo brutto o troppo difficile da affrontare. Sembra che alla base di questo comportamento ci siano caratteristiche cognitive ed emotive: da un lato, una difficoltà nella gestione degli aspetti attentivi e organizzativi, oltre che dell’abilità di attivazione e delle risposte inibitorie; dall’altro una difficoltà nella gestione delle emozioni negative. Stress e paura di fallire ci tirano da una parte, il senso di colpa perché non stiamo facendo il nostro dovere ci tira dalla parte opposta. Il compromesso che la nostra mente escogita è quello del “Lo faccio, ma lo faccio dopo (o domani)”, con il risultato che ci resta costantemente vivo il pensiero di quello che dovremmo fare ma non stiamo facendo –quindi percepiamo una continua e subdola forma di tensione dietro le quinte- e allo stesso tempo evitiamo di guardare in faccia le nostre insicurezze, o paure, e quelli che percepiamo come limiti. Questo significa che evitiamo di dare ascolto alle nostre emozioni negative legate a quel compito e
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Quando si compie un gesto d’amore o di amicizia verso qualcuno, soprattutto quando costa una certa fatica, lo si fa perché si vuole far stare bene l’altra persona. Dare un contributo più o meno importante al suo benessere è il premio che si riceve per quel gesto. Quando questo si trasforma in sacrificio? Cos’è l’autosacrificio e cosa lo innesca? A volte dietro un gesto apparentemente altruistico si nasconde una forma di egoismo, mentre un egoismo “sano” può addirittura essere altruista!
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Ogni nostra azione ci ritorna indietro moltiplicata. Ce lo dice la scienza.
Sono tante le culture, le correnti di pensiero, le religioni e i presupposti scientifici che parlano di questo. In particolare la meccanica quantistica ci parla di ”correlazione quantistica”, ovvero quel fenomeno per cui due particelle che hanno proprietà correlate si influenzano istantaneamente e reciprocamente come se fossero un unico oggetto anche se si trovano a grande distanza l’una dall’altra; e la fisica ci spiega il fenomeno della Risonanza per cui due pendoli disposti sulla stessa parete tendono a sintonizzare il proprio movimento oscillatorio sulla stessa
Albert Einstein disse: ”Tutto è energia e questo è tutto quello che esiste. SINTONIZZATI ALLA FREQUENZA DELLA REALTÀ CHE DESIDERI E NON POTRAI FARE A MENO DI OTTENERE QUELLA REALTÀ. Non c’è altra via. Questa non è filosofia. Questa è fisica”.
Quindi, secondo numerosi principi, noi emaniamo una certa energia attraverso pensieri, emozioni, parole e azioni e attraiamo a noi persone e situazioni che vibrano alla stessa frequenza dell’energia che emaniamo. I nostri pensieri sono delle potenziali realtà, infinite possibili realtà, delle quali si manifesta e si realizza solo quella che è più in risonanza con l’energia che emaniamo in ogni preciso momento della nostra vita.
È scomodo da ammettere, ma di fatto questo significa che noi siamo responsabili di ciò che ci accade.
Quindi, io non ho dubbi: per noi, per i nostri bambini, per le persone a cui vogliamo bene e anche per tutte quelle che non conosciamo, entriamo nell’ottica di emanare amore e positività. Sono sufficienti piccoli accorgimenti quotidiani…
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Questo è un episodio importante per me, perché un anno fa è uscito il primo episodio di questo podcast. Per festeggiare l'anniversario ho deciso di presentare un libro che considero molto speciale, commovente e pieno di spunti di riflessione. Per questo motivo oggi non affronto un solo argomento, ma diversi, in parte già trattati in precedenza, ma pur sempre importanti e utili da ricordare, in parte nuovi, eventualmente da approfondire nei prossimi episodi. Tra i temi toccati ci sono: i modelli di riferimento che ci scegliamo, la capacità di ascoltare,
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EPISODIO 36. IN EQUILIBRIO TRA TROPPO E NIENTE
Mi sono chiesta quali siano le principali condizioni di vita che fanno sentire le persone appagate o, al contrario, cosa manchi a chi invece non è soddisfatto. Mi sono venuti in mente tre tipi di ricchezza:
1. Quella che si quantifica con il patrimonio personale e il conto in banca;
2. Quella di chi, come sig. Pieno, ha una vita piena di impegni e obiettivi: lavoro, famiglia, progetti, viaggi, amicizie, sport, passatempi di tutti i tipi, quindi anche cultura, idee, sensazioni, novità…. Tutto. Ogni giorno è un’occasione per vivere pieni di stimoli e senza freni;
3. La ricchezza di chi, come sig. Vuoto, sente di bastare a se stesso, cerca di non possedere niente di materiale e di non prendersi responsabilità a lungo termine che lo vincolino e lo imbriglino in pensieri scomodi e preoccupazioni inutili. Oppure cerca di non legarsi a nessuno, pensando che senza relazioni stabili sarà più libero di vivere la vita a modo suo.
Gli antichi ci hanno insegnato che “in medio stat virtus”. Quindi probabilmente la vera ricchezza interiore si raggiunge proprio quando si trova un equilibrio tra le ultime due condizioni, affinché il tanto non diventi troppo e la leggerezza non venga sostituita dalla superficialità.
Uso la parola equilibrio non come sinonimo di stabilità e saldezza, ma di armonia e di bilanciamento tra interno ed esterno: un equilibrio dinamico e fluttuante, un continuo adattamento di forze per mantenere la connessione tra dentro e fuori, senza scivolare verso l’uno o l’altro estremo. A metà tra la polarità del pieno e la polarità del
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Siamo abituati a classificare le emozioni come positive e negative, a seconda di come ci fanno sentire e delle reazioni che ci provocano. Questa distinzione però non ci porta a considerare
Qualsiasi sia il motivo individuale per cui vengono represse e non espresse, loro ci sono e noi abbiamo il dovere di considerarle e
Inoltre, riuscendo a gestire bene le nostre emozioni, più facilmente riusciamo ad essere dei bravi allenatori emotivi per i
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“Fai sempre in modo che la tua casa sia piccola e leggera da portare” è l’insegnamento del racconto di oggi: togliere il superfluo, che ci rende schiavi del giudizio altrui o della paura
Fare questo implica altre due cose: da un lato smettere di confrontarci con gli altri e di sentirci inferiori e contemporaneamente smettere di temere il giudizio degli altri; dall’altro riconoscere i nostri punti di forza e di debolezza e poi sfruttare i primi per esprimerci pienamente in linea con le nostre potenzialità e provare a superare i secondi, facendo in modo che non diventino una scusa per fermarci quando ci manca la motivazione per andare avanti nel nostro percorso individuale.
Se agiamo sentendoci liberi di essere noi stessi, senza paura di non valere, sarà molto più semplice rimanere nei nostri panni e quindi sentirci a nostro agio nonostante i dubbi su noi stessi, il timore di non sapere come comportarci ecc.
Casa non è un luogo, è uno stato d’animo.
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È importante distinguere e bilanciare quello che è urgente e quello che è importante, quello che porta a produrre e a possedere da quello che porta a sentire e ad essere, dando il giusto peso a entrambe gli aspetti. Spesso non è tanto facile mettere a fuoco i due concetti perché possono non essere del tutto distinti. Così diventa più difficile rimanere obiettivi. Quando il senso del dovere, l’abitudine e la razionalità prendono il sopravvento, ci fanno credere che ci sia un unico modo per affrontare le situazioni stressanti, ovvero non fermarsi mai, rendendoci nervosi e preoccupati e portandoci a sacrificare il tempo che vorremmo dedicare alla famiglia, agli affetti, alle attività che ci fanno stare bene, a noi stessi.
Siamo abituati ad essere costantemente indaffarati, pieni di impegni con scadenze stabilite da qualcun altro, problemi da risolvere, affari da concludere, abilità da dimostrare prima che qualcun altro volga lo sguardo altrove… Così perdiamo di vista l’enorme paradosso che si nasconde dietro questa abitudine, cioè il fatto che troppo spesso abbiamo la sensazione di non avere tempo e contemporaneamente viviamo come se la nostra vita non dovesse finire mai. Facciamo di gran corsa tutto quello che percepiamo come urgente e rimandiamo costantemente quello che consideriamo importante, raccontandoci che lo faremo appena possibile, in un futuro non ben definito e neanche troppo prossimo…
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