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In questo nuovo appuntamento con il podcast di Discorsi Fotografici andiamo alla scoperta di uno dei progetti più particolari e sfaccettati del panorama fotografico recente: “Supersosia” di Ray Banhoff, presentato in occasione dell’edizione 2025 del festival Cortona On The Move.
Il lavoro di Banhoff, tornato recentemente al centro dell’attenzione pubblica, si sviluppa attorno a una profonda riflessione sull’identità, sull’omologazione sociale e sulla necessità di evasione attraverso la messa in scena di sé. Lontano dall’essere una semplice catalogazione di sosia e imitatori, il progetto esplora come la finzione possa diventare il mezzo per far emergere la parte più autentica e libera delle persone coinvolte.
L’autore descrive il proprio approccio come un “lavoro di accumulo” seriale, nato inizialmente senza una struttura predefinita, ma guidato da una “morbosa curiosità verso le persone” e verso gli spazi domestici che ne riflettono le esistenze. È solo in un secondo momento, analizzando la ricorrenza delle immagini raccolte in un hard disk, che Banhoff ha riconosciuto i contorni di una vera e propria ricerca fotografica, successivamente strutturata integrando ritratto e scrittura.
“Supersosia” mette in luce una contraddizione della società contemporanea che, pur esaltando a parole la diversità, tende nei fatti a premiare il consenso e l’omologazione. In questo contesto, incarnare un mito – che si tratti di Vasco Rossi, Elvis Presley o Freddie Mercury – non rappresenta una rinuncia alla propria individualità, bensì un atto di liberazione dalle regole familiari e sociali. Il sosia sfrutta il repertorio di gesti ed emozioni legato a un personaggio celebre per comunicare qualcosa di intimamente proprio, trasformando la somiglianza in un linguaggio biografico profondo e talvolta doloroso.
Buon ascolto!
Leggi gli articoli del nostro Magazine: https://magazine.discorsifotografici.it
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By Discorsi FotograficiIn questo nuovo appuntamento con il podcast di Discorsi Fotografici andiamo alla scoperta di uno dei progetti più particolari e sfaccettati del panorama fotografico recente: “Supersosia” di Ray Banhoff, presentato in occasione dell’edizione 2025 del festival Cortona On The Move.
Il lavoro di Banhoff, tornato recentemente al centro dell’attenzione pubblica, si sviluppa attorno a una profonda riflessione sull’identità, sull’omologazione sociale e sulla necessità di evasione attraverso la messa in scena di sé. Lontano dall’essere una semplice catalogazione di sosia e imitatori, il progetto esplora come la finzione possa diventare il mezzo per far emergere la parte più autentica e libera delle persone coinvolte.
L’autore descrive il proprio approccio come un “lavoro di accumulo” seriale, nato inizialmente senza una struttura predefinita, ma guidato da una “morbosa curiosità verso le persone” e verso gli spazi domestici che ne riflettono le esistenze. È solo in un secondo momento, analizzando la ricorrenza delle immagini raccolte in un hard disk, che Banhoff ha riconosciuto i contorni di una vera e propria ricerca fotografica, successivamente strutturata integrando ritratto e scrittura.
“Supersosia” mette in luce una contraddizione della società contemporanea che, pur esaltando a parole la diversità, tende nei fatti a premiare il consenso e l’omologazione. In questo contesto, incarnare un mito – che si tratti di Vasco Rossi, Elvis Presley o Freddie Mercury – non rappresenta una rinuncia alla propria individualità, bensì un atto di liberazione dalle regole familiari e sociali. Il sosia sfrutta il repertorio di gesti ed emozioni legato a un personaggio celebre per comunicare qualcosa di intimamente proprio, trasformando la somiglianza in un linguaggio biografico profondo e talvolta doloroso.
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