Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Dom 17] Commento: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”.
    La liturgia di questa domenica, i cui accenti già preludono al Tempo dell'Avvento imminente, è soffusa di speranza e di consolazione, velate alquanto da un linguaggio apocalittico. “Dopo quella tribolazione - così inizia il Vangelo - viene descritto lo svolgimento di una catastrofe cosmica, è come dire, che è in atto un evento divino. Su tutto prevale la consapevolezza e la speranza che l'avvenimento decisivo, il senso ultimo della nostra vita e di quella dell'intera umanità, non sono ancora perfettamente avverate, ma stanno per esserlo, in relazione alla venuta del Figlio dell'uomo. La grande notizia del Vangelo è che Gesù si è offerto per la salvezza di tutti. In lui le promesse di Dio si sono compiute. Così si offre allo sguardo degli eletti la figura vittoriosa di Cristo: “Allora vedranno il Figlio dell'uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria”. I segni della morte non ci sono più; Cristo ritorna vincitore. Ecco la novità che è stata preparata per coloro che hanno saputo affrontare la battaglia della fede, resistere alla seduzione dei falsi profeti, rimanendo tenacemente ancorati alla parola di Cristo, e soffrire per la causa del Vangelo. “Ed egli manderà gli angeli e riunirà i suoi eletti dai quattro venti”. Il tempo della prova avrà fine. La speranza dei credenti è rivolta verso questa grande liberazione. Vengono indicati i segni “quando il fico mette le foglie, voi sapete che l'estate è vicina”, l'avverarsi di questi eventi. Gesù non si interessa delle date. Ciò che importa è la certezza della sua venuta finale e la necessità della perseveranza nel bene. Per questa sua venuta gloriosa, Gesù impegna se stesso con una solenne affermazione: “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno”. Impegniamoci nel fluire del tempo, sapendo di essere costruttori della storia della salvezza, insieme con Cristo.
    3 min
  • [Sab 16] Vangelo: 3 Gv 1, 5-8; Sal 111; Lc 18, 1-8.
    In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:
    «In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: "Fammi giustizia contro il mio avversario".
    Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: "Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi"».
    E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
    2 min
  • [Sab 16] Commento: “Dio farà giustizia ai suoi eletti che gridano a lui”.
    Deve essere chiaro che la similitudine, su cui si basa l'interpretazione della parabola odierna, non è sulla disonestà del giudice, ma sul suo comportamento di fronte all'insistenza petulante della vedova. Naturalmente tutto il messaggio fa riferimento al discorso escatologico, ascoltato nel Vangelo di ieri, perché Gesù desidera che i suoi discepoli colgano l'imminenza della sua venuta. Allora questa “vedova volutamente ostinata” diventa l'esempio di una donna povera, che invoca con forza l'aiuto dall'alto, stretta dal bisogno della prova. Il cambiamento della sua situazione avviene quando il giudice ritiene insopportabile questo continuo lamento, giungendo perfino a pensare tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho rispetto per nessuno, perché questa vedova è così molesta le farò giustizia”. Finalmente interviene non per amore della giustizia, né per la compassione, ma per la disperazione. E su quella stizzosa decisione interviene Gesù: “Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui? Gli eletti sono coloro che “gridano giorno e notte”, cioè quelli che pregano sempre, senza stancarsi. La venuta del Signore e del suo regno è frutto della preghiera. Dio non può essere insensibile al grido accorato del povero. Il Vangelo termina con un provocante interrogativo: “Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà le fede sulla terra?” Il Signore, per il suo ritorno, esige una fede come quella della vedova. Tale fede, che si fa preghiera incessante, è il nostro sì alla sua venuta. Attraverso la fede, la storia intera si può trasformare, con Gesù, in grido che invoca la giustizia per tutti.
    2 min
  • [Ven 15] Commento: “Nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si rivelerà”.
    Continuando il tema iniziato ieri, Gesù parla del “giorno del Figlio dell'uomo” ossia della sua ultima venuta. Il testo evangelico di oggi ne sottolinea il giudizio, la cui caratteristica è la sorpresa delle cose inaspettate. Il mistero del male sarà all'opera anche in quel giorno. Nonostante l'opera dello Spirito, il pensiero di molti uomini continuerà ad essere rivolto senza posa al male come ai tempi di Noè, e sarà preda delle voglie della carne come ai tempi di Lot: “mangiavano, bevevano, compravano, vendevano, piantavano”. “Così sarà nel giorno in cui il Figlio dell'uomo si rivelerà”. Ciò che serve rilevare nel discorso di Gesù è l'evidente contrasto tra la sua signorìa e la vita degli uomini, completamente sganciata dalla sua. Allora la venuta del Signore sarà un'amara sorpresa, perché ci si accorgerà che una vita così, non ci aveva preparati all'incontro con lui. Seguono esortazioni a non guardarsi indietro, verso i beni terreni che i cristiani dovrebbero aver lasciati, ma a essere pronti a lasciar tutto. Dietro di sé il cristiano nulla ha che lo deve trattenere, egli fissa lo sguardo al Signore che viene, nel quale ha posta tutta la sua speranza. Il giudizio finale è anticipato nel presente quotidiano, in cui si mangia e si beve. La trama di ogni giorno è il luogo della salvezza di Dio. Basta viverla con il lievito del Regno. Nel Vangelo di ieri i farisei domandano: “quando”, in quello di oggi, i discepoli chiedono: “dove” è il Regno. E Gesù risponde ai primi: “ora, ma in modo nascosto”; ai secondi: “ovunque, e in modo manifesto”. Il regno del Signore avviene dove e quando l'uomo orienta la propria vita secondo il giudizio di Dio.
    2 min
  • [Gio 14] Vangelo: Fm 1, 7-20; Sal 145; Lc 17, 20-25.
    In quel tempo, i farisei domandarono a Gesù: «Quando verrà il regno di Dio?». Egli rispose loro: «Il regno di Dio non viene in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: "Eccolo qui", oppure: "Eccolo là". Perché, ecco, il regno di Dio è in mezzo a voi!».
    Disse poi ai discepoli: «Verranno giorni in cui desidererete vedere anche uno solo dei giorni del Figlio dell'uomo, ma non lo vedrete. Vi diranno: "Eccolo là", oppure: "Eccolo qui"; non andateci, non seguiteli. Perché come la folgore, guizzando, brilla da un capo all'altro del cielo, così sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno. Ma prima è necessario che egli soffra molto e venga rifiutato da questa generazione».
    1 min
  • [Gio 14] Commento: “Il regno di Dio è dentro di voi”.
    Si respirava l'aspettativa di una manifestazione divina imminente e decisiva a favore di Israele. Ma dove e come scoprirla? Ecco il motivo della domanda che i farisei fanno a Gesù: “Quando verrà il regno di Dio?” Il maestro cominciò il suo annuncio della buona novella proclamando apertamente la presenza del regno di Dio nella sua persona e nella sua opera; questo era il motivo dell'urgenza: “Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”. I segni del Regno che gli chiedevano, quali sono? Gesù rispose: “Il regno di Dio non verrà in modo da attirare l'attenzione, e nessuno dirà: eccolo qui o eccolo là”. Il regno di Dio è certamente dentro coloro che compiono la volontà del Padre, perché questa è la strada che porta alla realizzazione del suo regno, come insegnò Gesù nel “Padre nostro”. Parimenti i discepoli non dovranno correre dietro le varie e false voci che ne localizzano la venuta. “Non andateci, non seguiteli”. Questo avvertimento di Gesù ci mette in guardia da una certa impazienza nel voler discernere subito ciò che invece ha bisogno di un cammino di fede e di prova. Tanto più che questa venuta sarà folgorante, “come il lampo, guizzando, brilla da un capo all'altro del cielo, così sarà il Figlio dell'uomo nel suo giorno”. Egli verrà risplendente di gloria, nel giorno definitivo, ma l'attesa non è immediata. Gesù così vuole far nascere nel cuore di ogni credente il desiderio di “vedere anche un solo dei giorni del Figlio dell'uomo” per prepararlo all'incontro finale. La “gloria del Figlio dell'uomo” sarà anche preceduta dalla sua sofferenza mortale. “Prima è necessario che egli soffra molto e venga ripudiato da questa generazione”. Il discepolo deve accogliere il suo Signore innanzi tutto nella sua realtà di Crocifisso sofferente e rifiutato. Questo è il segno del suo regno d'amore che si trasforma in risurrezione.
    3 min
  • [Mer 13] Vangelo: Tt 3, 1-7; Sal 22; Lc 17, 11-19.
    Lungo il cammino verso Gerusalemme, Gesù attraversava la Samarìa e la Galilea.
    Entrando in un villaggio, gli vennero incontro dieci lebbrosi, che si fermarono a distanza e dissero ad alta voce: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi!». Appena li vide, Gesù disse loro: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». E mentre essi andavano, furono purificati.
    Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo. Era un Samaritano.
    Ma Gesù osservò: «Non ne sono stati purificati dieci? E gli altri nove dove sono? Non si è trovato nessuno che tornasse indietro a rendere gloria a Dio, all'infuori di questo straniero?». E gli disse: «Àlzati e va'; la tua fede ti ha salvato!».
    2 min
  • [Mer 13] Commento: “Non si è trovato chi tornasse a dar gloria a Dio, se non uno straniero”.
    L'annotazione dell'evangelista coglie Gesù “durante il viaggio verso Gerusalemme, attraverso la Samaria e la Galilea”. Egli si sta avvicinando alla città santa, perché lì darà testimonianza di sé, come Messia-Salvatore. La guarigione stessa dei lebbrosi va in quella direzione. Infatti Luca pone l'attenzione sui dati teologici più che su quelli geografici. I Samaritani erano un popolo di origine etnica composita, formato da israeliti e da colonizzatori, mandati dagli Assìri, e questa mancanza di purità provocava il disprezzo reciproco delle due etnie. Non è fuori posto leggerci ora l'attuale situazione nella zona. Naturalmente per questi malati la sventura accomunava il bisogno di guarigione più che le sottigliezze della provenienza legale. “Gli vennero incontro dieci lebbrosi i quali, fermatisi a distanza, alzarono la voce, dicendo: “Gesù maestro, abbi pietà di noi”. Gesù ascolta e guarisce tutti, senza distinzione, anzi, a tutti impone la verifica della guarigione, richiesta dalla Legge, “andate a presentarvi ai sacerdoti”. Ma proprio qui si ripresenta la distinzione. Soltanto uno, e proprio il samaritano, l'escluso dal popolo di Dio, tornò indietro, attestando a gran voce che Dio gli ha usato misericordia. “E Gesù disse: “non sono stati mondati tutti e dieci? E i nove dove sono?” Quanti doni riceviamo. Quante grazie otteniamo dal Signore. Diamone la gloria a Dio ringraziandolo con tutto il cuore... Tra tutte quelle voci brutte del mondo di oggi magari la nostra sarà proprio quella che rende Gloria a Dio.
    2 min
  • [Mar 12] Vangelo: Tt 2,1-8.11-14; Sal 36; Lc 17, 7-10.
    In quel tempo, Gesù disse:
    «Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
    Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».
    1 min
  • [Mar 12] Commento: “Siamo servi poveri, abbiamo fatto quanto dovevamo fare”.
    La similitudine a cui Gesù ricorre per spiegare ai discepoli la loro situazione davanti a Dio, quando hanno compiuto il loro dovere, era conosciuta dai suoi ascoltatori e non suscitava quella meraviglia che oggi produce in noi. Le cose stavano così, e nessuno le contestava o le metteva in dubbio. “Si riterrà obbligato verso il suo servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?”. Questo insegnamento di Gesù contiene una critica verso la mentalità di chi ritiene che le opere buone compiute, come l'osservanza della Legge, costituirebbero dei diritti dinanzi a Dio, con il quale si instaurerebbe un rapporto da pari. “Anche voi, quando avete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare”. In un tempo come il nostro, nel quale l'esaltazione di ogni diritto sembra essere l'unico stile di esercitare la propria dignità umana, è molto importante ricordarci che dinanzi a Dio noi continuiamo a essere i poveri servi. Questa definizione che Gesù ci ha dato, definizione che egli visse fino alla consumazione di se stesso dinanzi a Dio, non la dobbiamo affatto considerare umiliante per noi. Noi siamo veramente suoi. E' dunque giusto che, comportandoci come suoi, noi lo serviamo con amore in quel progetto che egli ha preparato per noi. L'autentico discepolo di Cristo, che venne per servire e non essere servito, sa molto bene di chi si è fidato e in quale mani generose sta la sua ricompensa. E' ciò che diceva l'apostolo Paolo al termine della sua vita, dedicata interamente al Vangelo. Gesù disse anche che chi vuole essere il primo diventi l'ultimo e il servo di tutti. Il nostro maggior titolo di gloria consisterà nell'essere diligenti servitori di Dio e dei fratelli. Facciamoci oggi questo proposito... e magari non verso gli "amici" ma verso "i lontani"...
    3 min

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