Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 1] Commento: I giudici di Cristo.
    Gli scribi e i farisei si ritengono i rappresentanti qualificati della Legge e di conseguenza si arrogano il diritto di tutelarne l'integrità. Gli insegnamenti di Cristo risuonano come novità inattese e indesiderate per loro; spesso si ritengono gravemente offesi dalle sue affermazioni. Il loro imbarazzo, che sfocia in rabbia e aperta contestazione, cresce nel costatare che molti, sempre più numerosi e devoti, seguono Gesù, lo riconoscono come vero profeta e soprattutto notano che "Egli parla con autorità e non come i loro scribi". Questo confronto particolarmente li ìrrita, per cui affrontano Gesù con una precisa domanda: «Con quale autorità fai queste cose? O, chi ti ha dato l'autorità di farle?». Non potendo contestare le verità che Gesù afferma né negare i prodigi che compie, fanno appello all'autorità e alla gerarchia. Vogliono accusare Gesù di millantato credito, di abuso di autorità. Non gli riconoscono il diritto di rivelare al mondo la verità e di proclamare la legge nuova dell'amore. Si érgono a giudici del Cristo, senza essere in grado di valutare con sapienza quanto sta accadendo nel loro mondo. Questa loro insipienza era già stata apostrofata da Signore: "Ipocriti! Sapete giudicare l'aspetto della terra e del cielo, come mai questo tempo non sapete giudicarlo?". Abbiamo ancora un esempio di ottusità mentale e di cecità spirituale. Un mal esempio purtroppo seguìto da molti. Quanti presumono di giudicare Dio e vorrebbero essere suggeritori dei suoi comportamenti con noi. Quell'iniquo ed assurdo giudizio con cui scribi e farisei condannarono Cristo si perpetua nella storia: i timidi osanna dei suoi fedeli vengono spesso soffocati dalle grida di morte di pochi scalmanati. Il passaggio poi da Cristo alla sua Chiesa è breve: non solo Cristo è motivo di scandalo e di contestazioni, ma anche coloro che lo rappresentano, i suoi ministri, i suoi seguaci... Tutto è stato già predetto dal Signore: "Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi", ma ci è stata data anche una indefettibile garanzia: "le porte degli inferi non prevarranno".
    3 min
  • [Ven 31] Commento: La visitazione della Beata Vergine Maria.
    L'"Ave Maria", la preghiera con cui salutiamo ed invochiamo la Vergine, iniziata dall'Angelo Gabriele, è oggi proseguita e completata da Elisabetta. La prescelta da Dio per essere la madre del Signore, colei che concepirà il Figlio di Dio per opera dello Spirito Santo, ha saputo dal messo divino che anche Elisabetta, che tutti dicevano sterile, è ormai prossima alla maternità. La Madre di Dio, che si era professata "la serva del Signore", ora la vediamo salire in fretta verso la montagna per raggiungere la sua parente e diventare la sua serva. Splende l'umiltà di Maria, brilla di luce vera nel suo cuore purissimo l'amore del Signore; è piena di grazia, lo Spirito Santo è sceso su di lei, la potenza dell'Altissimo l'ha adombrata, ora sollecita e quasi ignara della sublime dignità a cui Dio stesso l'ha innalzata, deve testimoniare lo stesso amore ad Elisabetta, deve prestare a lei quegli umili servizi di cui ogni mamma ha bisogno prima del parto. Proprio da questa testimonianza è della completa disponibilità di Maria, proprio nel dare gratuitamente amore, anche ciò che è arcano, velato nel mistero e chiuso nel segreto del cuore, si svela in un incontro di due anime votate a Dio e illuminate dallo steso Spirito. Al saluto di Maria esulta il bambino nel grembo di Elisabetta. Lei, piena di Spirito Santo, riconosce nella giovane parente "la madre del Signore" e la proclama "benedetta fra tutte le donne" perché ha creduto alla parola del Signore. Esplode in un canto di lode e di ringraziamento la vergine Maria: canta e magnifica il Signore, esulta in Dio salvatore, perché ha posato il suo sguardo di compiacenza sulla sua povertà. Ora più nulla può nascondere Maria e la sua "beatitudine" dovrà essere proclamata nei secoli futuri. La misericordia divina sta per espandersi sul nostro mondo per tutti coloro che, con la stessa umiltà di Maria, accoglieranno i doni di Dio. L'incarnazione del Verbo viene a cancellare la superbia degli uomini e ad esaltare gli umili. La grande promessa di salvezza definitiva ed universale, scandita da Dio sin dal principio, ora si compie, sta per nascere nel grembo della vergine Maria. I motivi della gioia vengono lanciati dal quel canto a tutta l'umanità, l'esultanza di Maria si trasferisce alla Chiesa del suo Bambino, che ancora ogni giorno al calar del sole, con le stesse parole, con la stessa gioia canta il suo "Magnìficat". Abbiamo imparato da lei e ci verrà confermato da Cristo stesso che i privilegi divini non vengono dati per una personale esaltazione, ma per la gloria di Dio e per l'edificazione del nostro prossimo. Maria, la benedetta fra tutte le donne, la Madre del Signore, prima del suo Gesù, insieme a lui, portato in grembo, sale la montagna per essere la serva di Elisabetta e la nostra serva, assumendo così il suo ruolo di Madre della Chiesa, prima ancora che il suo Figlio, morente sulla croce, la proclamerà tale. Ave Maria, prega per noi, ora e nell'ora della nostra morte. Amen.
    4 min
  • [Gio 28] Vangelo: 1Pt 2,2-5.9-12; Sal.99; Mc 10,46-52.
    In quel tempo, mentre Gesù partiva da Gèrico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timèo, Bartimèo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!».
    Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».
    Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.
    Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
    2 min
  • [Gio 30] Commento: Il dono della vista.
    Essere ciechi nel linguaggio biblico non ha solo una dimensione fisica, ma prevalentemente spirituale: riguarda sia l'anima sia gli occhi. Esempi di cecità spirituali abbondano nella scrittura sacra, abbondano nella nostra vita: "Sordi, ascoltate, ciechi, volgete lo sguardo per vedere. Chi è cieco, se non il mio servo? Chi è sordo come colui al quale io mandavo araldi? Chi è cieco come il mio privilegiato? Chi è sordo come il servo del Signore? Hai visto molte cose, ma senza farvi attenzione, hai aperto gli orecchi, ma senza sentire". Così si esprime un un brano il profeta Isaia. Gli scribi e i farisei sono definiti ciechi da Gesù: «Sono ciechi e guide di ciechi. E quando un cieco guida un altro cieco, tutti e due cadranno in un fosso!». Gli stessi apostoli stentavano spesso a credere alle parole del Signore perché il loro spirito era accecato e orientato dalle logiche umane. Ricordiamo i due discepoli di Èmmaus, che non riconoscono Gesù lungo la via perché i loro occhi erano accecati per mancanza di fede nel risorto: Riconosceranno Gesù quando proclama e spiega la parola e nello spezzare il pane. Gesù si proclama luce del mondo e afferma: «Ancora per poco tempo la luce è con voi. Camminate mentre avete la luce, perché non vi sorprendano le tenebre; chi cammina nelle tenebre non sa dove va. Mentre avete la luce credete nella luce, per diventare figli della luce». La luce di Cristo viene infusa in noi mediante la fede. Questa è la virtù fondamentale che ci apre la vista dell'anima per accogliere la persona Cristo e le verità che egli ci ha rivelate. «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Dopo aver ripetutamente affermato l'importanza della fede Gesù interviene, compiendo miracoli a favore dei ciechi per riaprire loro occhi e anima. Molti di loro inizialmente implorano solo la guarigione dalla loro cecità fisica. Alla richiesta di Gesù, «Che cosa vuoi che io faccia per te?», anche nel vangelo odierno, il cieco implora: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». Egli però intende dargli più di quanto osa sperare. «Và, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada». La fede del cieco nato aveva già riconosciuto Gesù e nella sua preghiera gridata umilmente implorava: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». Molti lo sgridavano per farlo tacere, ma egli gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». Da cieco e mendicante lo ritroviamo, dopo l'intervento prodigioso di Cristo, illuminato nel corpo e nello spirito: «Và, la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada».
    4 min
  • [Mer 29] Commento: ...è venuto per servire e dare la vita per molti...
    San Pietro, nella prima lettura, continua la sua catechesi richiamandoci alla realtà del nostro battesimo, che in virtù della morte e risurrezione del Signore, ci ha rinnovati e ci ha aperto la via della salvezza. Tocca a noi ora dimostrare che siamo diversi da quando eravamo immersi nelle tenebre dell'ignoranza. Segno ineccepibile di questa novità è l'amore verso i fratelli: un amore intenso, scaturito dalla sincerità del cuore, senza distinzioni, modellato sull'amore di Gesù, che ha convalidato l'insegnamento con il suo esempio. E' un amore che è donazione, senza nulla chiedere e che suppone la morte a noi stessi. Dinanzi a questi insegnamenti stride fortemente l'atteggiamento dei discepoli e in particole dei due fratelli, figli di Zebedèo: La loro ricerca e richiesta di privilegi, dopo che Gesù ha parlato della sua prossima umiliazione, della sua condanna e morte, appare assolutamente fuori posto... L'indignazione degli altri fa capire che tutti erano alla ricerca di onori mentre il Signore preannuncia flagellazioni e umiliazioni. Sono uomini nella loro pura umanità. Non è ancora venuto lo Spirito per far loro capire gli insegnamenti di Gesù, che li richiama al suo esempio e allo stile nuovo che dovrà avere chi sarà al posto, a capo della Chiesa: stile di servizio più che di dominio. Forse suscita in noi una certa meraviglia questa rozzezza e insensibilità degli apostoli... Non avevano ancora imparato nulla dalla comunione di vita e dagli ammaestramenti di Gesù... E noi, che tante volte abbiamo meditato la passione del Signore, i suoi esempi di umile servitore... che abbiamo ricevuto anche lo Spirito Santo... non siamo forse continuamente tormentati dallo spirito di superbia che ci spinge a ricercare privilegi, anche con intrìghi e comportamenti affatto leali?
    3 min
  • [Mer 29] Vangelo: 1Pt 1,18-25; Sal.147; Mc 10, 32-45.
    In quel tempo, mentre erano sulla strada per salire a Gerusalemme, Gesù camminava davanti ai discepoli ed essi erano sgomenti; coloro che lo seguivano erano impauriti.
    Presi di nuovo in disparte i Dodici, si mise a dire loro quello che stava per accadergli: «Ecco, noi saliamo a Gerusalemme e il Figlio dell'uomo sarà consegnato ai capi dei sacerdoti e agli scribi; lo condanneranno a morte e lo consegneranno ai pagani, lo derideranno, gli sputeranno addosso, lo flagelleranno e lo uccideranno, e dopo tre giorni risorgerà».
    Gli si avvicinarono Giacomo e Giovanni, i figli di Zebedèo, dicendogli: «Maestro, vogliamo che tu faccia per noi quello che ti chiederemo». Egli disse loro: «Che cosa volete che io faccia per voi?». Gli risposero: «Concedici di sedere, nella tua gloria, uno alla tua destra e uno alla tua sinistra».
    Gesù disse loro: «Voi non sapete quello che chiedete. Potete bere il calice che io bevo, o essere battezzati nel battesimo in cui io sono battezzato?». Gli risposero: «Lo possiamo». E Gesù disse loro: «Il calice che io bevo, anche voi lo berrete, e nel battesimo in cui io sono battezzato anche voi sarete battezzati. Ma sedere alla mia destra o alla mia sinistra non sta a me concederlo; è per coloro per i quali è stato preparato».
    Gli altri dieci, avendo sentito, cominciarono a indignarsi con Giacomo e Giovanni. Allora Gesù li chiamò a sé e disse loro: «Voi sapete che coloro i quali sono considerati i governanti delle nazioni dominano su di esse e i loro capi le opprimono. Tra voi però non è così; ma chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore, e chi vuole essere il primo tra voi sarà schiavo di tutti. Anche il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti».
    3 min
  • [Mar 28] Vangelo: 1 Pt 1, 10-16; Sal. 97; Mc 10, 28-31.
    In quel tempo, Pietro prese a dire a Gesù: «Ecco, noi abbiamo lasciato tutto e ti abbiamo seguito».
    Gesù gli rispose: «In verità io vi dico: non c'è nessuno che abbia lasciato casa o fratelli o sorelle o madre o padre o figli o campi per causa mia e per causa del Vangelo, che non riceva già ora, in questo tempo, cento volte tanto in case e fratelli e sorelle e madri e figli e campi, insieme a persecuzioni, e la vita eterna nel tempo che verrà. Molti dei primi saranno ultimi e gli ultimi saranno primi».
    1 min
  • [Mar 28] Commento: Chi mi vuol seguire...
    Il mistero della salvezza eterna, adombrato nel vangelo di ieri dal giovane ricco, è riproposto oggi da San Pietro nella prima lettura. Egli invita i fedeli a rileggere la storia dei profeti, non tanto come avvenimenti passati, quanto come realtà vissute oggi dai discepoli del Signore, che per primo ha adempiuto quanto le Scritture avevano profetizzato di lui. Non fermare quindi l'attenzione su ciò che è transitorio, come le prove e la sofferenza, ma su quello che è eterno: La gloria della risurrezione. Occorre quindi rivestirsi di una mentalità nuova, che sa dare alle realtà umane il loro vero valore. Il brano del vangelo conferma la necessità della sequela del Signore. Pietro si rivolge a Gesù: noi che abbiamo lasciato tutto... che ci siamo liberati dai vincoli del possesso... dalla mentalità del mondo... che cosa avremo? La risposta del Signore è quanto mai consolante: Avrete cento volte tanto insieme a persecuzioni... e nel futuro la vita eterna... E' una promessa esplicita per le anime consacrate e non solo... Ma attenzione agli inganni del demonio. I Padri di spiritualità ci ripetono: Non hai lasciato nulla se non lasci te stesso! E questo lasciare noi stessi, il nostro egoismo, il nostro orgoglio, il nostro "mondo", non è facile... ma d'altra parte costituisce una esigenza evangelica nella sequela di Gesù: Chi mi vuol seguire... E' quindi una mèta proposta alle anime consacrate che vogliono seguire più da vicino il Signore, ma anche a tutti i fedeli. Tutti infatti siamo chiamati a morire a noi stessi per far trionfare la grazia dello Spirito.
    2 min
  • [Lun 27] Commento: Se vuoi essere perfetto...
    Il collegamento tra le due letture proposte per la nostra riflessione può esserci dato dal contrasto della situazione che esse ci presentano. Pietro invita alla gioia le comunità cristiane esposte alla incomprensione, e perfino alla persecuzione a causa della loro fede in Gesù che amano e nel quale credono pur non avendolo né incontrato né visto. La loro fede viene purificata con le prove della vita come l'oro che si prova con il fuoco. In risposta a questo invito, il ritornello del salmo responsoriale ci fa ripetere: Il Signore si ricorda sempre della sua alleanza. La gioia, quella vera e autentica, è dono dello Spirito; la proviamo quando osserviamo i suoi comandamenti. Di questa gioia sono pieni quanti da Lui si lasciano guidare nelle scelte della vita. A questa situazione delle comunità cristiane, credenti senza aver incontrato il Signore, fa riscontro l'atteggiamento del giovane ricco che appare sincero nella ricerca della vita eterna. Ha osservato davvero le norme della legge... ma "non sono felice... cosa mi manca ancora?" Forse un'osservanza solo esteriore, interessata... Il suo cuore è preso dall'affetto vincolante ai suoi beni. Gesù vuole liberarlo da questa schiavitù: Se vuoi essere perfetto, va, vendi quello che hai e dallo ai poveri... poi vieni e seguimi... Proposta inaccettabile per lui! Si allontana dal Signore rattristato... E Gesù: Quanto è difficile che il ricco entri nel Regno di Dio. Dinanzi alla meraviglia degli apostoli che esclamano: E chi mai si può salvare? Gesù afferma: Impossibile agli uomini, ma non a Dio. Per fortuna! Sì, perché quanto è difficile distaccarsi dai beni della terra, dalle ricchezze che sono chiamate: Idolatria... Vorremmo che gli occhi del Signore si incontrino anche oggi con quelli di giovani d'ambo i sessi, si sentano amati... chiamati... per un servizio al Signore... ma che abbiano il coraggio che forse è mancato al giovane del Vangelo di oggi.
    3 min
  • [Dom 26] Commento: Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito santo.
    Sant'Agostino passeggiava lungo la spiaggia meditando sul grande mistero della Trinità. Vede un bambino che, scavata un buca nella sabbia, vi versava l'acqua che attingeva con una conchiglia dal mare. - Che fai, bambino mio? Voglio mettere il mare in questa buca... - E' impossibile... mettere il mare così vasto in una buca così piccola... - E allora... come puoi tu richiudere nella tua piccola testa Dio così infinito?... E l'angelo sparì. Non è possibile alla nostra corta e limitata intelligenza penetrare e scrutare il mistero. Sarebbe bello poterci tuffare in esso e scoprire le meravigliose armonie di amore che intercorrono tra il Padre e il Figlio, e tra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Chi ha solo intravisto queste altezze e questa profondità della sapienza di Dio non ha saputo fare altro che balbettare... Nessuna mente al mondo può immaginare, nessuna lingua può esprime quello che Dio tiene pronto per i suoi figli! Più che indagare, si accresca in noi la gioia di accogliere la Parola di Gesù che ci rivela il Dio, Uno e Trino, parlandoci ripetutamente della vita trinitaria che è amore: Il Padre manda nel mondo il suo Figlio Gesù per amore verso le sue creature, il Figlio offre se stesso in sacrificio di espiazione per amore dell'uomo peccatore, lo Spirito Santo, spirito di amore, diffonde nel cuore dell'uomo la tenerezza di figli adottivi del Padre... Nella pratica della vita cristiana spesso viene adombrato questo mistero: all'inizio della giornata e di ogni azione importante ci segniamo con il segno della croce in cui esprimiamo, a volte inconsciamente, i due misteri principali della fede: Unità e Trinità di Dio e Incarnazione, passione morte e risurrezione del Signore Gesù. Convinti di essere tempio del Dio vivente, sarebbe un prezioso frutto della solennità odierna se riuscissimo ad adorare in noi stessi questo nostro Dio che dimora presso di noi, se lo amiamo e fare con attenzione, devozione e intelligenza il segno della croce.
    3 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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