Nella storia dei regni e delle nazioni, come in quella delle famiglie e delle singole persone, si incontrano periodi belli, ma anche tempi difficili, oscuri, di sofferenza e talvolta di distruzione. Così avviene per il Regno di Giuda, che viene ridotto in cenere da Nabucodònosor, il quale si impadronisce di Gerusalemme, distrugge tutte le sue fortificazioni, deporta il re Ioiachìn, la sua famiglia e quelle delle persone più ragguardevoli, lasciando soltanto i più poveri e inoffensivi per la coltivazione della terra. È la grande deportazione in Babilonia, quella che viene chiamata «schiavitù di Babilonia». Dinanzi a questa distruzione, ci si chiede il motivo. E il motivo è così indicato dal testo sacro: «Ioiachìn fece ciò che è male agli occhi del Signore». Questa affermazione non potrebbe offrirci una chiave di lettura delle sventure che piombano su nazioni, famiglie e individui? Quanti mali ci procurano i nostri errori, le trasgressioni, l’avidità di ricchezza e di una vita spensierata, quel vivere «come se Dio non esistesse»! Il brano odierno del Vangelo di Matteo è una conferma di quanto sopra esposto. Non bastano le belle parole, né le ripetute invocazioni, per entrare nel Regno di Dio ed evitare quindi la perdizione eterna, la somma di tutti i mali: occorre «fare la volontà del Padre mio che è nei cieli». Il Signore porta la similitudine della casa per indicare la vita dei singoli, come quella delle famiglie, delle comunità ecclesiali e delle nazioni. In ogni circostanza è necessario porre solide fondamenta, «sulla roccia», perché nel momento della tempesta, della prova e della sofferenza non si venga meno e non si cada nella sfiducia e nella disperazione. La roccia è Cristo Signore, il suo esempio, il suo insegnamento. Non c’è da meravigliarsi se i singoli fedeli, le famiglie, le comunità e le opere di apostolato cadono e vanno in rovina: spesso non hanno fondamenta solide. Sono fondati su valori umani, su interessi, su beni effimeri: salute, avvenenza, ricchezza… ignorando le esigenze dello spirito. Quanta sofferenza, quanto strazio semina nel mondo il rifiuto della legge d’amore del Vangelo! Ripariamo noi, e chiediamo di essere, con la grazia divina, il "segno" per il mondo.