Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Dom 11] Vangelo: Lv 13,1-2.45-46; Sal.31; 1 Cor 10,31 - 11,1; Mc 1, 40-45.
    In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: "Se vuoi, puoi purificarmi!". Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: "Lo voglio, sii purificato!". E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato.
    E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: "Guarda di non dire niente a nessuno; va', invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescritto, come testimonianza per loro".
    Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.
    1 min
  • [Dom 11] Commento: Lo voglio, guarisci!
    I miracoli di Gesù hanno sempre una loro caratteristica, un loro modo particolare di manifestarsi. Tutti indicano in Gesù un mistero più grande dell'intelletto umano. Ogni miracolo conduce allora proprio a Gesù, al Gesù che volge verso la Croce e la Resurrezione. In ogni miracolo abbiamo questa rappresentazione. Il miracolo di oggi manifesta il mistero di Cristo nella potenza della sua Parola: quello che Gesù vuole: è fatto. Il riserbo che chiede all'uomo guarito è in vista della Croce. Non è nella sua potenza miracolosa che Egli vuole manifestare la sua gloria completa. A questa comune base di tutti i miracoli di Cristo si aggiunge un'altra componente, non meno importante. Ogni miracolo ci insegna qualcosa di nuovo e di diverso. Oggi il miracolo è la guarigione di un uomo dalla lebbra. Modo in cui Gesù guarisce e la prescrizione di rivolgersi al sacerdote ci inducono ad una riflessione su un aspetto del male che ci può essere utile per la nostra vita. La lebbra è una malattia, tra le peggiori a livello personale e che ha anche un aspetto sociale che non può essere trascurato. La lebbra significa esclusione dalla civiltà, significa emarginazione, significa l'uomo che si esclude dal rapporto con gli altri. La guarigione dalla lebbra è allora la volontà di Gesù di eliminare tutte le barriere che possono impedire un giusto vivere dell'uomo nella società. La lebbra è il male che può diventare peccato; ma è quel male che isola ed emargina l'uomo; può nascere da pregiudizio, da ipocrisia, da timore verso l'altro. Il ruolo del sacerdote, invocato da Gesù in questo caso preciso, non è religioso; non è cioé il riconoscere una autorità superiore alla sua ma è prettamente sociale. È una constatazione giuridica di una guarigione che riabilita l'uomo. Il sacerdote, però può rappresentare la nostra coscienza di fronte ai pregiudizi, di fronte alle ipocrisie per una accettazione di chi ci sembra diverso. Il male può nascere dal nostro cuore; chiediamo allora a Gesù che li purifichi, perché possa donare anche a noi la purificazione, la guarigione.
    3 min
  • [Sab 10] Commento: Sento compassione per questa folla...
    Oggi la liturgia ci ricorda la santa Scolastica, la sorella di San Benedetto. La festa ha le letture proprie. Chi lo desidera il commento lo trova qui sotto. Mentre nelle letture del giorno troviamo un sentimento nobile di Gesù, pieno di umanità che significa prontezza al servizio ed alla donazione; intende una volontà a guardare l'altro come se stesso e rinunciare alla sua superiorità. È un sentimento umano perché rende Gesù uomo come noi; lo rende partecipe dei nostri dolori e delle nostre sofferenze. È umano, nel senso più nobile e concreto del termine, nel riconoscere l'altro che mi sta di fronte come soggetto dell'amore e non come oggetto da sfruttare. È umano perché esprime la volontà di unire gli uomini in un nuovo legame di solidarietà. È il nobilitare l'uomo come presenza che il valore di un dono alla vita. È, anche, un sentimento divino, perché proviene da Dio. È divino Gesù Cristo poi rende grazie sui sette pani e sui pochi pesciolini. È divino perché Gesù opera il miracolo della moltiplicazione dei pani e dei pesci. È divino perché ci induce a contemplare con maggior profondità il Mistero di Cristo. È la compassione divina che è il preannuncio della sua Passione. Dio sente le nostre passioni, e ci dona la sua Passione. La sua compassione ha questo doppio movimento. Da Dio all'uomo per assumere tutte le passioni umane e dall'uomo a Dio per partecipare alla Sua Passione. È qui, nella compassione umana-divina che troviamo il valore delle nostre celebrazioni eucaristiche che è l'incontro tra Dio e l'uomo; un incontro di amore, di salvezza e di redenzione. Poniamo sull'altare la nostra vita perché possa essere benedetta da Gesù e inserita nel suo progetto di Amore.
    3 min
  • [Ven 9] Commento: Ha fatto bene ogni cosa.
    Chiunque incontra Cristo con fede diventa nuova creatura, ed è illuminato e salvato, non può fare altro che narrare quanto per lui il Signore ha fatto. È il caso del sordomuto del vangelo di oggi, e dovrebbe essere il caso di ognuno di noi, battezzati e toccati nel battesimo alle orecchi e alle labbra. Ma noi lo abbiamo dimenticato o lo dimentichiamo spesso. Esortiamoci a riconoscere le cose che il Signore opera in noi e diventiamone annunciatori. L'essere toccati da Cristo è essere salvati, è avere vita nuova. Ed egli, non più Dio lontano ma Emmanuele, il Dio con noi, ci tocca nelle orecchie, quando leggiamo le sacre scritture, ci tocca alle labbra quando ci comunichiamo dal suo santo altare, ci tocca al cuore quando compiamo il suo primo comandamento, quello dell'amore. Il motivo che ci fa dimenticare i grandi benefici di Dio in nostro favore è il nostro peccato. Ma con la sua grazia, con il suo tocco santo, il tocco eterno ma che in continuo si rinnova, veniamo ricreati e rigenerati alla vita eterna. Per questo con tutto il cuore gli diciamo: Grazie!
    2 min
  • [Gio 8] Commento: «Per la tua fede va', il demonio è uscito da tua figlia».
    Il Vangelo di oggi ci suggerisce un confronto che sembra improponibile. Alla Parola di Dio si confronta la povera parola umana. Oltretutto è la parola di una donna pagana, che quindi sembra esclusa anche dal messaggio del Signore, esclusa dalla sola possibilità di rivolgersi a Gesù. All'azione di Dio si presenta la supplica e la domanda di una madre. È un confronto molto serrato che si svolge su una precisa traiettoria, che lo stesso Gesù Cristo propone. Cosa mai può legare il Dio che sembra lontano ed inaccessibile a questa donna che domanda e chiede con insistenza? La misericordia e la compassione di Gesù Cristo, certamente; il Mistero dell'Incarnazione ci insegna proprio questo: il desiderio di Dio di diventare come noi. È Dio che si china con il suo sguardo di amore, come una madre verso il suo bimbo. Senza questo Mistero d'amore questa donna non avrebbe potuto riconoscere in Gesù il Cristo Salvatore. È proprio qui allora l'altro punto che il Vangelo ci insegna: la fede. Solo tramite la fede possiamo parlare veramente con il Signore; solo con la fede possiamo attingere al suo infinito mistero di amore. Il messaggio di oggi è l'invito alla salvezza; contiene quella grande consolazione che ci rende evidente come la misericordia di Dio non ha confini; ma è anche l'appello vero alla nostra fede. La salvezza è reale e concreta solo con la nostra conversione ad una fede sempre più pura.
    2 min
  • [Gio 8] Vangelo: 1 Re 11, 4-13; Sal 105; Mc 7, 24-30.
    In quel tempo, Gesù andò nella regione di Tiro. Entrato in una casa, non voleva che alcuno lo sapesse, ma non poté restare nascosto.
    Una donna, la cui figlioletta era posseduta da uno spirito impuro, appena seppe di lui, andò e si gettò ai suoi piedi. Questa donna era di lingua greca e di origine siro-fenicia.
    Ella lo supplicava di scacciare il demonio da sua figlia. Ed egli le rispondeva: "Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini". Ma lei gli replicò: "Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli". Allora le disse: "Per questa tua parola, va': il demonio è uscito da tua figlia".
    Tornata a casa sua, trovò la bambina coricata sul letto e il demonio se n'era andato.
    2 min
  • [Mer 7] Commento: Dichiarava mondi tutti gli alimenti.
    Il sacerdote, durante la Santa Eucaristia, alla presentazione delle offerte, benedice il Signore, Dio dell'universo, riconoscendo che dalla sua bontà proviene il pane ed il vino. Il lavoro dell'uomo è santificato nell'opera della creazione e santifica l'uomo posto nel disegno d'amore di Dio. Tutta l'attività che l'uomo svolge, se inserito in questo progetto, è santificata dall'amore creatore e redentore del Signore. È questa una novità del cristianesimo, una riscoperta di un rapporto veramente personale con Dio che il mondo ebraico non riusciva a cogliere nella sua pienezza. La critica di Gesù non si trova solo nell'ipocrisia di una religiosità formale, anche per noi potrebbero essere rivolte le Sue parole! È un invito concreto nella scoperta di un Dio creatore, di un Dio che salva e che chiede un rapporto intimo che valorizza la dignità della persona umana. Proprio nella rivelazione di un Dio Trinitario vi è la possibilità di un incontro vero con il Signore, un incontro reale di salvezza. È qui il mistero del Dio che si offre come cibo e bevanda. L'opera di redenzione di Gesù Cristo parte proprio dalla realtà della creazione, tutta è buona agli occhi del Signore. L'uomo può contaminarla se la usa al di fuori del progetto nel quale è iscritta.
    2 min
  • [Mar 6] Commento: Trascurando il comandamento voi osservate la tradizione degli uomini.
    L'accusa che Gesù fa oggi è grave ed inequivocabile. La sua portata si amplifica se pensiamo a chi è rivolta. Sono gli scribi, venuti da Gerusalemme, il cui compito è anche quello di verificare l'operato e le parole di questo Gesù di Nazareth di cui si parla tanto. Essi rappresentano la religione ufficiale, quasi un tribunale senza appello per Gesù; un tribunale che pretende di operare in nome di quel Dio che ha sempre rappresentato il fondamento della loro religione. E lo colgono subito in difetto, almeno secondo il loro punto di vista, con un giudizio che sembra essere spietato. Gesù però non solo ribalta l'accusa a chi lo vuol condannare ma va ancora più in profondità. Senza mezzi termini accusa chi si sente il depositario di un insegnamento divino, di non rispettare i comandi del Signore. Anzi, le loro prescrizioni, promulgate nel nome del Signore, in realtà spesso ne sono contrarie. Non è soltanto un appello a liberarsi dalle ipocrisie ma riguarda il loro rapporto con la religione stessa. Gesù, da vero ebreo, rispetta tutte le leggi mosaiche; la sua Legge di amore non ribalta la legge del Sinai ma la perfeziona e la completa. Gesù rispetta, quindi la vera e pura tradizione; guarda all'uomo e ne assume appieno la sua culturalità, il suo vivere sociale. La lezione di Gesù non è quindi contro le tradizioni degli uomini; non chiede una religione al di fuori di qualsiasi regola o legge. L'opposizione forte è quando l'uomo vuole sovrapporsi a Dio stesso; quando la tradizione cancella il comandamento di Dio.
    2 min
  • [Lun 5] Commento: Gesù guarisce.
    Tanti miracoli e tante persone che li chiedono: due realtà che si confrontano, due mondi che si incontrano. Possiamo però porci la domanda: cosa cercano le persone da questo incontro? Che tipo di guarigione? Chi troveranno, chi veramente cercano? Che cognizione hanno di Lui? Cosa lega, in definitiva Gesù con gli uomini che lo cercano? L'opera di salvezza e di guarigione di Gesù mette l'uomo di fronte a se stesso, in rapporto a Dio ed alla fede. Da un lato la questione pone l'uomo a diretto contatto con Gesù e cosa ci si aspetti realmente da Lui. Dall'altro è importante anche valutare quali sono le motivazione reali che spingono gli uomini a tale incontro. Gesù, compiendo questi miracoli conosce veramente la realtà che lo circonda; ciò non lo disimpegna al servizio. Noi potremmo dire, che alla luce della sua solitudine sulla Croce, non era forse una vera fede quella che spingeva tanta gente. Probabilmente vi è l'affanno di vita di dolore e solitudine che non riesce a trovare soluzioni convincenti. Gesù non giudica, sa perfettamente che le strade della salvezza sono talvolta difficili e che segnano un cammino ed una crescita spirituale e di maturazione personale. Il Vangelo di oggi è anche occasione per una verifica: cosa mi aspetto dall'incontro con il Signore? Gesù ci insegna che il bene si compie solo per compiere il Bene, senza scusanti che ci possono distrarre.
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  • [Gio 5] Vangelo: 1 Re 2, 1-4,10-12; Sal: 1Cr 29,10-12; Mc 6, 7-13.
    In quel tempo, Gesù chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri. E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient'altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche.
    E diceva loro: «Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finché non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro».
    Ed essi, partiti, proclamarono che la gente si convertisse, scacciavano molti demòni, ungevano con olio molti infermi e li guarivano.
    2 min

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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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