Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Lun 6] Vangelo: Rm 11, 29-36; Sal.68; Lc 14, 12-14.
    In quel tempo, Gesù disse al capo dei farisei che l'aveva invitato:
    «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici né i tuoi fratelli né i tuoi parenti né i ricchi vicini, perché a loro volta non ti invitino anch'essi e tu abbia il contraccambio.
    Al contrario, quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti».
    1 min
  • [Lun 6] Commento: Gli invitati alla tua mensa...
    È antica ed inveterata l'usanza di allestire banchetti ed invitare parenti, amici e persone importanti e di riguardo con l'intento di allacciare con loro più stretti vincoli di amicizia, che poi potrebbero risultare all'occorrenza quanto mai proficui. Gesù nel Vangelo odierno ci invita a fare qualcosa completamente diverso: «Quando offri un pranzo o una cena, non invitare i tuoi amici, né i tuoi fratelli, né i tuoi parenti, né i ricchi vicini, perché anch'essi non ti invitino a loro volta e tu abbia il contraccambio. Al contrario, quando dài un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti. Riceverai infatti la tua ricompensa alla risurrezione dei giusti». La vera amicizia, ancor più la fraternità cristiana non si basano sul profitto immediato che se ne può trarre. La nostra generosità, il vero altruismo non si attende mai compensi umani, anzi molto spesso il dono è gratuito e perfino dato nel segreto per evitare anche il plauso degli uomini. Tutto ciò perché la fede ci detta che il Padre celeste che vede nel segreto, non mancherà di darci la giusta ricompensa in misura infinitamente superiore ad ogni umana attesa. Viene il ricordo degli invitati alle nozze, di cui leggeremo nel vangelo di domani, che con scuse diversi e banali rifiutano l'invito; il loro posto sarà preso ancora una volta dagli storpi, dai zoppi, dai ciechi. Sono loro i prediletti di Dio, debbono esserlo anche per noi.
    2 min
  • [Dom 5] Vangelo: Ml 1,14 - 2,2.8-10; Sal.130; 1 Ts 2, 7-9. 13; Mt 23, 1-12.
    In quel tempo, Gesù si rivolse alla folla e ai suoi discepoli dicendo: "Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei. Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno. Legano infatti pesanti fardelli e li impongono sulle spalle della gente, ma loro non vogliono muoverli neppure con un dito. Tutte le loro opere le fanno per essere ammirati dagli uomini: allargano i loro filatteri e allungano le frange; amano posti d'onore nei conviti, i primi seggi nelle sinagoghe e i saluti nelle piazze, come anche sentirsi chiamare ''rabbì'' dalla gente.
    Ma voi non fatevi chiamare ''rabbì'', perché uno solo è il vostro maestro e voi siete tutti fratelli. E non chiamate nessuno ''padre'' sulla terra, perché uno solo è il Padre vostro, quello del cielo. E non fatevi chiamare ''maestri'', perché uno solo è il vostro Maestro, il Cristo.
    Il più grande tra voi sia vostro servo; chi invece si innalzerà sarà abbassato e chi si abbasserà sarà innalzato".
    2 min
  • [Dom 5] Commento: Il più grande tra voi sia il vostro servo.
    Salire in cattedra è l'espressione proverbiale di chi si ritiene maestro, capace di insegnare agli altri e si erge a modello di vita. Ma chi può vantare in modo permanente tali prerogative? Forse per questo, coloro che non sono consapevoli dei propri limiti o, pur conoscendoli, fingono di ignorarli, ricorrono alla spettacolarizzazione nel tentativo di camuffare l'inadeguatezza e soggiogare i discepoli. È ciò che facevano abitualmente gli scribi e i farisei. Imponevano agli altri pesanti precetti che loro non osservavano minimamente. Amavano esibirsi in pubblico per carpire l'ammirazione degli altri, esigevano i primi posti nei conviti e nelle sinagoghe e si facevano chiamare «maestri». La falsità, l'ipocrisia e la vanità pervadevano ormai la loro vita, ciò nonostante Gesù raccomanda: «Quanto vi dicono, fatelo e osservatelo, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno». C'è il rischio ancora oggi di diventare ciarlatani maldestri della Parola di Dio. È fin troppo facile cadere nell'esibizionismo e nella vanità e nella spettacolarizzazione, anche in campo religioso. Può accadere ancora oggi che tuoniamo moralismi dai nostri pùlpiti e poi infanghiamo di miserie la nostra vita nella più assurda incoerenza. Anche i sacerdoti di Cristo possono cadere nella tentazione di allargare filatteri e frange per far mostra di una dignità che non possiedono e non testimoniano con la vita. Ad ogni cristiano può accadere di guardarsi intorno per condannare e piangere i mali del mondo e ignorare i propri mali, dover essere modelli per i propri figli ed essere incapaci di assolvere a tale dovere. Quanti maestri pretendono di insegnare solo con la voce e non con la forza dell'esempio. Per questo Gesù ci raccomanda la coerenza e ci esorta a non farci chiamare maestri. È prudente e saggio nascondere i titoli e sentirsi invece impegnati costantemente ad essere modelli di verità. È indice di autenticità di fede per tutti non cercare pretesti dalle altrui infedeltà per giustificare le nostre incoerenze. È sempre vero che i peccati e le debolezze degli altri non giustificano le nostre. Molti fedeli invece si dispensano dal dare il dovuto culto a Dio, prendendo a pretesto le miserie dei propri pastori, vere o presunte. La via che Gesù ci indica per non cadere in queste tentazioni è l'umiltà vera, quella che ci fa riconoscere per quel che siamo e ciò che dovremmo essere, che ci predispone ad essere sempre gli ultimi, «abbassati», per essere innalzati da Colui che è la nostra forza. Quel Dio che ci ha chiamati alla nostra personale vocazione, che ci ha affidato la sua vigna, non ci lascia mancare il suo aiuto, a condizione però che non cadiamo nella presunzione di poter assolvere da soli il mandato che Egli ci ha affidato. «Il più grande tra voi sia vostro servo; chi si innalzerà sarà abbassato...».
    4 min
  • [Sab 4] Commento: Il nostro posto: vicino o lontano...
    Il Vangelo di oggi ci invita ad ingaggiare in modo giusto la nostra lotta: non già per ottenere i primi posti ma gli ultimi, è questa la logica di Dio seguita da Cristo e da quanti ne hanno voluto ricalcare le orme. Non è una questione di buona educazione o di tattiche politiche far passar avanti gli altri, ma è una questione di vita o di morte; scegliere l'umiltà è scegliere Dio, è scegliere di entrare per la porta stretta della morte di Cristo per entrare nel banchetto della sua risurrezione. Solo l'umiltà ci porta a conoscere Dio, per cui come dice sant'Ignazio di Loyola il fine ultimo di ogni apostolato è portare gli uomini all'umiltà. La liturgia di oggi ci invita dunque a capovolgere il nostro metro di valutazione onorando e amando i più poveri e facendoci noi stessi poveri, piccoli per sentirci chiamare «amici» da Colui che si è fatto povero per noi. Dio ci ama così come siamo, cioè da "humus", terra, per innalzarci alla sua gloria. E ciò che ha vissuto la Madonna Santissima, ha conosciuto Dio grazie alla sua umiltà perché vuota di sé, ha posto in Dio tutta la sua speranza fino a divenire sua dimora. La prima discepola, seguiamo Lei.
    2 min
  • [Sab 4] Vangelo: Rm 11,1-2.11-12.25-29; Sal.93; Lc 14, 1.7-11.
    Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo.
    Diceva agli invitati una parabola, notando come sceglievano i primi posti: «Quando sei invitato a nozze da qualcuno, non metterti al primo posto, perché non ci sia un altro invitato più degno di te, e colui che ha invitato te e lui venga a dirti: "Cédigli il posto!". Allora dovrai con vergogna occupare l'ultimo posto. Invece, quando sei invitato, va' a metterti all'ultimo posto, perché quando viene colui che ti ha invitato ti dica: "Amico, vieni più avanti!". Allora ne avrai onore davanti a tutti i commensali. Perché chiunque si esalta sarà umiliato, e chi si umilia sarà esaltato».
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  • [Ven 3] Vangelo: Rm 9, 1-5; Sal.147; Lc 14, 1-6.
    Un sabato Gesù si recò a casa di uno dei capi dei farisei per pranzare ed essi stavano a osservarlo. Ed ecco, davanti a lui vi era un uomo malato di idropisìa.
    Rivolgendosi ai dottori della Legge e ai farisei, Gesù disse: «È lecito o no guarire di sabato?». Ma essi tacquero. Egli lo prese per mano, lo guarì e lo congedò.
    Poi disse loro: «Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?». E non potevano rispondere nulla a queste parole.
    1 min
  • [Ven 3] Commento: Quando fare del bene?
    "Chi di voi, se un figlio o un bue gli cade nel pozzo, non lo tirerà fuori subito in giorno di sabato?" L'agire di Dio suona bruciante. Domanda posta nel cuore della nostra esistenza continuamente tentata di incredulità chiede risposte. Ha forse paura oggi la Chiesa di Cristo di guarire in giorno di sabato, di trasmettere la beatificante realtà liberatrice dell'uomo, di farsi credibile sacramento dell'amore smisurato di Dio? La contestazione dell'agire di Dio o del Figlio suo Gesù Cristo o della sua Chiesa, scaturisce quasi sempre da ottusa presunzione, da grettezza mentale o dall'aver assunto atteggiamenti di mera esteriorità che è estranea dalla Verità. Dio è più grande del "sabato", è più grande di ogni umana grandezza, trascende ogni logica e i suoi disegni vanno oltre i confini della umana ragione, senza umiliarla, se illuminata dalla sua stessa grazia. Impariamo oggi che ogni momento è buono per fare del bene, a tutti.
    2 min
  • [Gio 2] Commento: Venite, benedetti, dal Padre mio.
    Gesù sarà il Giudice glorioso di tutti gli uomini. Le immagini della parabola presentate da questa liturgia, sono tipiche dei discorsi profetici sul "tempo della fine", tempo insieme nostro e di Gesù che si rivela qui in due inaudite identificazioni, se pur su due piani diversi: lui e Dio, lui e i "poveri". Questa "parabola del giudizio" ha la funzione di mettere i credenti sull'avviso: il discernere o no questa equazione a tre termini, già fin d'ora giudica la tua esistenza. La speranza dei credenti è indirizzata verso l'incontro definitivo con Dio, come invito a una comunione piena, quella comunione alla quale già ci introduce, come a primizia, l'adesione a Cristo, e massimamente la partecipazione alla sua Eucaristia. Ma lui nella sua presenza e nella sua sembianza, nei poveri, nei piccoli, chiamerà i suoi fratelli ad una fede in una presenza diversa da quella eucaristica, ma sicuramente non meno vera ed impegnativa. È in questa prospettiva di fede che oggi facciamo memoria di tutti i fedeli defunti, pensando a loro ancora in attesa dell'incontro finale con Cristo nella beatitudine eterna. Preghiamo per le anime purganti, quelle che, nella luce dello Spirito, non si sentono ancora degne di accedere alla perfetta visione di Dio nel suo Regno di amore e di perfezione. Quello che compiamo in questo giorno non è un semplice gesto di pietà, non è la solita visita ai cimiteri e alle tombe dei nostri defunti a deporre fiori o a ravvivare in noi la loro memoria, è piuttosto una manifestazione di fede e di autentica carità cristiana, mossi dalla certezza che le nostre preghiere, i nostri suffragi, le indulgenze che possiamo lucrare a loro favore, concorrono ad affrettare l'ingresso nel Regno di Dio, nella beatitudine eterna. Possiamo considerare anche utilitaristicamente i nostri suffragi a favore delle anime purganti nel senso che abbiamo la certezza di poter poi godere della loro preghiera per noi quando avranno raggiunto la pienezza della gioia nell'eternità di Dio.
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  • [Gio 2] Vangelo: Gb 19, 1.23-27; Sal 26; Rm 5, 5-11; Gv 6, 37-40.
    In quel tempo, Gesù disse alla folla:
    «Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me: colui che viene a me, io non lo caccerò fuori, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
    E questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma che lo risusciti nell'ultimo giorno.
    Questa infatti è la volontà del Padre mio: che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; e io lo risusciterò nell'ultimo giorno».
    1 min

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