Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Dom 20] Vangelo: Gn 18, 1-10; Sal 14; Col 1, 24-28; Lc 10, 38-42.
    In quel tempo, mentre erano in cammino, Gesù entrò in un villaggio e una donna, di nome Marta, lo ospitò.
    Ella aveva una sorella, di nome Maria, la quale, seduta ai piedi del Signore, ascoltava la sua parola. Marta invece era distolta per i molti servizi.
    Allora si fece avanti e disse: "Signore, non t'importa nulla che mia sorella mi abbia lasciata sola a servire? Dille dunque che mi aiuti". Ma il Signore le rispose: "Marta, Marta, tu ti affanni e ti agiti per molte cose, ma di una cosa sola c'è bisogno. Maria ha scelto la parte migliore, che non le sarà tolta".
    1 min
  • [Sab 16] Commento: Non dimenticare i poveri, Signore!
    E' il ritornello del salmo responsoriale, salmo 9B, in cui il povero chiede aiuto al Signore, contro i soprusi e le prepotenze dei ricchi. Con atto di fiducia si rivolge a Dio: "Eppure tu vedi, Signore, l'affanno e il dolore, tutto tu guardi e prendi nelle tue mani". La denuncia di ingiustizie e di oppressione dei poveri viene anche dalla pericope del profeta Michea. Da quando il mondo esiste, ci sono sempre stati prepotenti e superbi che hanno fatto pesare il loro tornaconto su gente povera. Peccati che la Scrittura spesso stigmatizza e per i quali minaccia castighi che giungono fino alle invasioni nemiche e deportazioni. Oggi questo peccato è messo più in luce da un senso di uguaglianza che la società proclama. Sono peccati che si commettono con il lavoro nero, con evasioni del fisco, con favoritismi, con l'usura e altre forme di accaparrarsi ciò che non ci appartiene, ed è a danno dei privati e dello Stato. Desta meraviglia l'incoerenza di certe coscienze. Ci si dichiara cristiani e ci si comporta in pieno contrasto con l'insegnamento del vangelo. Quando poi le macchinazioni vengono alla luce, allora, mortificati ripetono con Michea: "E' finita! Siamo del tutto rovinati!" Servisse questo ad altri: a vivere nella giustizia umana e divina! Il brano del vangelo in cui si manifesta il progetto dei farisei di uccidere Gesù per le sue affermazioni, secondo loro contrarie alla Legge, offre all'evangelista l'occasione per fermarsi sulla profezia di Isaia quella del servo di Dio, profezia che si realizza nella mansuetudine anche dinanzi a minacce di morte: per dar tempo alla conversione, "non spezzerà la canna infranta, non spegnerà il lucignolo fumigante". E mentre i farisei coltivano propositi di morte, egli, seguìto da molti malati e infermi, tutti guarisce, raccomandando il silenzio. Che differenza tra la vita vuota dei nemici del Signore, che non sanno di che accusare e la misericordia di Gesù, che lenisce le ferite della natura umana!
    3 min
  • [Sab 16] Vangelo: Mic 2, 1-5; Sal 9; Mt 12, 14-21.
    In quel tempo, i farisei uscirono e tennero consiglio contro Gesù per farlo morire. Gesù però, avendolo saputo, si allontanò di là. Molti lo seguirono ed egli li guarì tutti e impose loro di non divulgarlo, perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaìa:
    «Ecco il mio servo, che io ho scelto;
    il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
    Porrò il mio spirito sopra di lui
    e annuncerà alle nazioni la giustizia.
    Non contesterà né griderà
    né si udrà nelle piazze la sua voce.
    Non spezzerà una canna già incrinata,
    non spegnerà una fiamma smorta,
    finché non abbia fatto trionfare la giustizia;
    nel suo nome spereranno le nazioni».
    1 min
  • [Ven 15] Commento: Il Figlio dell'uomo è signore del sabato.
    La nostra riflessione oggi è suggerita dal brano del vangelo che ci presenta una situazione di scandalo da parte degli scrupolosi osservatori della Legge, avrebbero scandalizzato gli apostoli il mondo, cogliendo spighe e mangiandone il frumento. Non è lecito far questo di sabato, secondo la tradizione ebraica: si manca a "riposo del giorno di festa". Gesù prende le difese dei suoi discepoli, ai quali aveva fatto notare come certe norme non appartengono alla legge del Signore ma alle tradizioni degli uomini. Porta anche l'esempio di Dàvid che si fa dare dal sacerdote Abìatar i pani dell'offerta per sfamare i suoi uomini o anche il modo di agire dei sacerdoti che in giorno di sabato offrono sacrifici senza mancare alla legge. Ma in particolare Gesù vuol richiamare i suoi contemporanei come tutti noi, così proclivi al giudizio e alla condanna, a sentimenti di misericordia per gli altri, almeno nella misura in cui la invochiamo per noi. Ci aiuti il Signore a essere meno spietati verso i nostri simili che giudichiamo troppo frequentemente nella colpa. Gesù si dichiara padrone del sabato, ma anche della vita. Dinanzi alla morte nessuno di noi si può dichiarare coraggioso. Nemmeno il re Ezechìa che all'annunzio della imminente morte, si volge alla preghiera, ricordando la sua fedeltà alla legge del Signore. Il suo pianto è abbondante. Dio ha misericordia di lui e gli promette ancora la vita e la liberazione dai suoi nemici. Dio non solo è padrone del sabato, ma anche della vita.
    2 min
  • [Ven 15] Vangelo: Is 38, 1-6.21-22.7-8; Sal da Is 38; Mt 12, 1-8.
    In quel tempo, Gesù passò, in giorno di sabato, fra campi di grano e i suoi discepoli ebbero fame e cominciarono a cogliere delle spighe e a mangiarle.
    Vedendo ciò, i farisei gli dissero: «Ecco, i tuoi discepoli stanno facendo quello che non è lecito fare di sabato».
    Ma egli rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Egli entrò nella casa di Dio e mangiarono i pani dell'offerta, che né a lui né ai suoi compagni era lecito mangiare, ma ai soli sacerdoti. O non avete letto nella Legge che nei giorni di sabato i sacerdoti nel tempio vìolano il sabato e tuttavia sono senza colpa? Ora io vi dico che qui vi è uno più grande del tempio. Se aveste compreso che cosa significhi: "Misericordia io voglio e non sacrifici", non avreste condannato persone senza colpa. Perché il Figlio dell'uomo è signore del sabato».
    2 min
  • [Gio 14] Commento: Imparate da me!
    La liturgia della parola oggi ci si presenta come un grande respiro di speranza e di fiducia nel Signore. Meravigliosa è la preghiera di Isaìa che esprime in modo mirabile il suo anelito verso il Signore da cui attende la salvezza anche se nella vita, la sofferenza è stata compagna inseparabile, paragonabile a quella di una donna nelle doglie del parto. Purtroppo, lontano da Dio, anziché dare vita a qualche cosa di nuovo, si genera solo vento perché manca il suggello del Signore. Ma la speranza dòmina su tutto e quindi il profeta afferma con decisione che per virtù dell'Altissimo di nuovo vivranno i tuoi morti e risorgeranno i cadaveri. Il salmo responsoriale riafferma quanto il profeta annunziava: una ricostruzione del popolo d'Israele per virtù del suo Dio a cui renderanno gloria tutti i re e i popoli della terra: Annunzio meraviglioso che si verifica nella Chiesa del Signore aperta, a tutte le nazioni. Quasi a completare questo quadro di speranza per la affaticata umanità, in balìa di sofferenze personali, familiari, nazionali e mondiali, risuona l'invito del Signore Gesù che apre a tutti, in particolare a chi sente maggiormente il peso della via, il suo Cuore. Venite a me! A volte forse si ha paura di andare al Signore temendo che Egli ci chieda troppo... eppure egli afferma che il suo giogo è dolce e leggero. Possiamo gustare questa gioia rispondendo all'invito di andare a Lui, nelle nostre angosce, sia nell'Eucaristia, presente nelle nostre chiese, sia ascoltando o leggendo la parola del Signore che diventa come rugiada luminosa e quindi capace di darci ristoro e sostegno nel faticoso cammino quotidiano.
    2 min
  • [Mer 13] Vangelo: Is 10, 5-7. 13-16; Sal 93; Mt 11, 25-27.
    In quel tempo, Gesù disse:
    «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza.
    Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
    1 min
  • [Mer 13] Commento: Dio aborrisce un animo cattivo.
    Il popolo di Israele (lo leggiamo nella prima lettura della messa di oggi) si è allontanato da Dio. E Dio si serve dell'Assìria per punire il suo popolo. Ma questa nazione si leva in superbia quasi che fosse solo per la sua forza che potesse eseguire la spedizione punitiva. Inoltre alla superbia aggiunge anche la crudeltà e la volontà di sterminio. Dio non approva questi sentimenti e fa predìre dal profeta una punizione disastrosa, la peste che falcerà la vita del fior fiore delle sue milizie. La Parola di Dio ci spinge a fare la nostra riflessione. La sua validità è perenne. Non potrebbe essere questo passo un avviso per chi ha potere e responsabilità di guida? Se il potere viene da Dio, questo va esercitato non tanto come affermazione personale con tutte le deviazioni che le passioni umane possono suggerire, ma in spirito di servizio: Chi avrà bene amministrato merita lode. Comprendere queste verità e orientare secondo il loro dettame la nostra vita è molto difficile. E' grazia del Signore che va impetrata con la preghiera e con il desiderio grande di penetrare nei segreti di Dio. Secondo la parola del vangelo questa comprensione esige la rinuncia alla alterigia per farci piccoli non solo dinanzi agli altri ma anche nel nostro cuore. Allora ci troveremmo nel numero di quanti, potrebbero essere illuminati dal Signore e entrare nella conoscenza del suo mistero, che si svela ai piccoli. Voglia il Signore mantenere ogni uomo nella verità della propria piccolezza per meritare la rivelazione delle realtà grandi. Viene così anticipato quello che ci sarà riservato in cielo dove né occhio vide, né orecchio udì, né mente mai può immaginare quello che Dio tiene preparato per chi lo ama!
    2 min
  • [Mar 12] Commento: Fedeltà alla Parola.
    Dinanzi alla minaccia di una invasione dei vicini, Àcaz, re di Giuda, lo leggiamo nella prima lettura, è preso dallo sgomento e dalla paura. Dio invia il suo profeta Isaìa a rivelargli l'inefficace macchinazioni dei nemici. Gerusalemme non sarà presa, anzi viene annunziato che Èfraim, che sta marciando con gli alleati contro Giuda, presto cesserà di essere popolo. Il profeta chiede la fede nei progetti di Dio senza la quale il suo annunzio diventerà senza effetto. Anche Gesù nel brano evangelico chiede fede alle città e villaggi dove ha compiuto un maggior numero di miracoli e di guarigioni meravigliose. La durezza di cuore degli abitanti li rende responsabili dinanzi alla parola di Dio risuonata ai loro orecchi non per la voce di un profeta ma del Profeta, il Signore Gesù. Dinanzi a tante opere portentose anche le città pagane di Tiro e Sidòne si sarebbero convertite e invece Cafàrnao è come altre località, rimangono nella loro incredulità. La parola del Signore parla oggi a noi che viviamo nel cuore della cristianità e forse non riusciamo a far trasparire nella vita quella ricchezza spirituale che il battesimo ci ha donato e forse abbiamo quasi a noia tanti doni di grazia. Chiediamo al Signore un animo grande e generoso, capace di accogliere il dono di Dio, ma anche la conversione di quanti vivono ai margini della Chiesa perché si faccia festa per loro in cielo ma anche in terra.
    2 min

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