Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
Download on the App Store

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Mer 10] Commento: Guariti ma ingrati!
    La lebbra, ma ogni malattia contagiosa di cui così tanto sperimentiamo l'esistenza nei nostri giorni, crea delle distanze talvolta incolmabili. Molti malati nel corpo e nello spirito ancora oggi debbono gridare forte per farsi ascoltare, perché emarginati dal consorzio civile e qualche volta anche dalle nostre chiese. Il grido dei dieci lebbrosi del Vangelo di oggi risuona come un'intensa preghiera: «Gesù, maestro, abbi pietà di noi». In quel grido è accomunato il gemito dei sofferenti del mondo, la sofferenza degli emarginati, di tutti coloro che per farsi sentire da qualcuno debbono gridare. Per loro e nostra fortuna l'udito e la sensibilità di Cristo e infinitamente più acùta della nostra. Gesù li vede anche se distanti, e dà subito loro un messaggio di speranza: «Andate a presentarvi ai sacerdoti». Erano loro che dovevano, secondo la Legge, dare le certificazione dell'avvenuta guarigione. Mentre vanno si accorgono di essere già guariti; uno solo, uno straniero, solo lui però sente immediatamente il bisogno di tornare indietro per lodare Dio e gettarsi, in atteggiamento di doverosa gratitudine, ai piedi di Gesù. Emergono due grandi insegnamenti per noi: non possiamo, come spesso accade, rifiutare la mediazione sacerdotale per avere la certezza del perdono di Dio, sono loro che debbono assolvere e sciogliere. La gratitudine a Dio poi è un sacrosanto dovere che mai dobbiamo smettere perché tutti siamo stati «guariti» e «salvati» da Cristo redentore.
    2 min
  • [Mar 9] Commento: Adorare il Signore in spirito e verità...
    Celebriamo oggi la festa della "capite et mater" delle nostre chiese. Il vangelo scelto è molto appropriato. Ormai il luogo nuovo in cui adorare il Padre è il corpo del Cristo risorto. Già l'accennava Gesù stesso nella diatriba con i giudei, offesi grandemente per aver scacciato dal Tempio i venditori di animali e cambiavalute. Essi chiedevano un segno perché avesse fatto quel gesto così violento. E Gesù rispose con un segno profetico: "Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere". Ma egli parlava del tempio del suo corpo, così ricordarono i discepoli dopo la sua risurrezione. In un altro brano, nel colloquio con la donna samaritana, riaffiora il medesimo concetto. Alla domanda dove si doveva adorare Dio: sul monte Gàrizim o in Gerusalemme, Gesù, pur sapendo che la salvezza verrà dai Giudei, si mette al di sopra di quelle questioni. Il luogo in cui l'uomo può entrare in contatto con Dio non è Gerusalemme né il monte Gàrizim, ma la persona di Gesù. "E' giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità". Dio è Spirito e Vita, come è amore e luce. I suoi adoratori non si prostrano con sacrifici ed olocausti, ma si elevano a lui in Spirito, come figli amati che sanno amare. Nello Spirito, che è la vita di tutto, abbiamo comunione con il Padre e i fratelli. Quella di oggi è una festa del Figlio di Dio che si è fatto uomo, ha messo la sua tenda - il suo corpo - tra noi. Le Chiese di pietra sono un segno di questa sua presenza: è lui che vi ci parla, dà se stesso in cibo, presiede la comunità raccolta in preghiera. Nella festa della dedicazione della Basilica Lateranense, Madre di tutte le chiese, perché Cattedrale del Papa, ogni comunità locale, oltre a esprimere la propria comunione con la Sede di Pietro, tanto bersagliata in questi ultimi tempi, ricorda e celebra anche la dedicazione della propria chiesa locale, piccola o grande che sia. Gesù insegna che il tempio di Dio è, innanzitutto, il cuore dell'uomo che accoglie la sua Parola. E ogni qual volta questa Parola sarà accolta, dice Gesù: "Noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui". Invitiamo spesso il Signore nelle nostre famiglie, piccole chiese domestiche. Possa essere adorato anche li', Capo del Corpo mistico che siamo noi.
    3 min
  • [Dom 9] Vangelo: Ez 47, 1-2.8-9.12; Sal 45; 2 Ts 2, 16 - 3, 5; Gv 2, 13-22.
    Si avvicinava la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
    Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete.
    Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via di qui queste cose e non fate della casa del Padre mio un mercato!».
    I suoi discepoli si ricordarono che sta scritto: «Lo zelo per la tua casa mi divorerà».
    Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
    Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
    2 min
  • [Lun 8] Commento: Se sette volte al giorno tornasse da te, dicendo: "Mi pento", tu perdonagli!
    La pagina evangelica di oggi si articola intorno a tre argomenti messi insieme in un passaggio in crescendo: lo scandalo, il perdono e la fede. Il primo argomento verte sulla gravità dello scandalo, cioè di qualsiasi ostacolo che venga messo sul cammino dei 'semplici' e che rischia di distoglierli dal seguire fedelmente Gesù. Egli ne proclama l'inevitabilità, ma grave sarà la responsabilità di chi provoca la perdita della fede. Nel caso deprecabile che a rimanere scandalizzato sia “uno di questi piccoli, è meglio per lui che gli sia messa al collo una pietra da mulino e gettato nel mare”. Tale sentenza dà la misura della gravità di uno scandalo che fuorvia la gente semplice, allontanandola forse per sempre dalla strada della salvezza. L'avvertimento è rafforzato da una messa in guardia: “state attenti a voi stessi”. Il secondo argomento riguarda il rimprovero al fratello che pecca, e il perdono “se si pente”. Anche se ciò succedesse “sette volte al - giorno” - molte volte - qualora ritorni dicendo: “Mi pento, gli perdonerai. Il perdono è alla basa della vita comunitaria, e la prontezza a perdonare non può avere limiti. Dopo quello sul perdono, vi è il terzo argomento riguardante la fede, introdotta da una richiesta degli apostoli: “Aumenta la nostra fede”. Essi erano consapevoli che la fede non è mai sufficiente e che il Signore la può accrescere. Gesù non risponde direttamente, né insegna loro una tattica per conquistarla. Dice solamente: “Se aveste fede quanto un granellino di senapa, potreste dire a questo gelso: “Sii sradicato e trapiantato nel mare, ed esso vi ascolterebbe”. Esagerazione intenzionale. E' la condizione “se” che limita il potere dell'impossibile e mette in atto comunque una potenza divina. I discepoli chiedono quantità, ma Gesù parla di qualità; basterebbe un po' di fede, purché sia autentica. In sintesi: la misericordia, necessaria al discepolo per superare lo scandalo e perdonare efficacemente, è quell'esperienza profonda di fede da cui scaturisce la missione al mondo, come testimonianza dell'amore gratuito di Dio.
    3 min
  • [Dom 7] Commento: Dare ciò che si è, vale più che dare ciò che si ha.
    La liturgia di oggi ci presenta due donne vedove: quella di Sarepta, che aiuta il profeta Elia, rinunciando al suo cibo, e quella del Vangelo, che offre i suoi due spiccioli, "tutto quanto aveva per vivere". La loro generosità è ancora più manifesta, se confrontata con l'atteggiamento dei ricchi spavaldi e degli scribi che "divorano le case delle vedove". La divisione ricchi e poveri è una contrapposizione usuale della Sacra Scrittura, ma non basta essere poveri per camminare sulla retta via, né essere ricchi per camminare sulla via dell'ingiustizia. Il Signore non guarda lo stato patrimoniale, ma lo stato del cuore. E così pure, non pensare che tutti i farisei - sinonimo di ipocrita - siano sempre tali. D'altronde il pericolo dell'ipocrisia è ìnsito in ogni persona. Una volta ancora Gesù ci riporta all'interiorità, alla valutazione che non si ferma alla superficie e alla quantità. Ci rifà l'elogio della povertà, che è donazione, fiducia e piccolezza. Quella vedova che non era sfuggita al suo sguardo, era veramente povera di spirito, nascosta, proprio l'antitesi di coloro che "amavano primeggiare in lunghe vesti, ricevere i saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe". Gesù sa cogliere la verità della persona al di là delle apparenze, osservando la condotta di ciascuno nel quotidiano. Gesù diceva alla folla: "Guardatevi dagli scribi". Egli, insegnando nel tempio, offre i criteri per distinguere i veri dai falsi maestri. Il cammino secondo il Vangelo, è il passaggio dal potere al servizio, dalla esibizione al nascondimento, dalla ricchezza alla povertà. Non soltanto come atteggiamento morale, ma come imitazione reale della povertà che Gesù stava per portare a termine nella sua vita con la sua passione e la sua morte in croce. Il Vangelo lo rileggiamo nella seconda lettura, proprio attraverso il tema del sacrificio: "Ha dato tutto quanto aveva per vivere, tutta la sua vita".
    3 min
  • [Dom 10] Vangelo: 1 Re 17, 10-16; Sal.145; Eb 9, 24-28; Mc 12, 38-44.
    In quel tempo, Gesù [nel tempio] diceva alla folla nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».
    Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo.
    Allora, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere».
    2 min
  • [Sab 6] Commento: Non è possibile servire a due padroni.
    Quando un padre smette l'amore per i propri figli, diventa per loro padrone, e dèspota e figli diventano, di conseguenza, sùdditi e schiavi. Non mancano nelle vicende umane storie di questo genere. Non solo gli uomini hanno il potere di soggiogare i propri simili, ma le cose del mondo e il denaro in modo particolare, esèrcita tale assurdo e subdolo potere. Nasce così l'alternativa, la scelta che ognuno nella propria vita è chiamato coerentemente ad operare. Di questa scelta il Signore oggi ci parla, volendo innanzitutto, distoglierci dall'equivoco di non fare scelte e cadere così nell'intento disastroso di voler far coesistere in noi valori diversi e contrastanti. Rischiamo così una forma morbosa di schizofrenia personale e collettiva. Gesù vuole svelarci il potere ingannatore che l' "avere" esercita talvolta su di noi: può accaderci di diventarne schiavi e illusi dal suo fàscino bugiardo perché «ciò che è esaltato fra gli uomini è cosa detestabile davanti a Dio». Ciò anche perché l'animo umano, se non illuminato dallo Spirito, è insaziabile nella sue bramosìe. Dio non è padrone, ma padre di noi tutti e ci vuole come figli, liberi dagli inganni e dalle seduzioni. Se scegliamo di servirlo possiamo godere, già in questa vita del suo amore e sentirci appagati e sazi nell'anima. I desideri migliori poi, noi credenti, li orientiamo nella speranza, verso i beni futuri, che non periscono perché eterni. Ecco, cerchiamo, con il nostro operare di scrivere il nostro nome nel Libro della vita.
    2 min
  • [Ven 5] Commento: La scaltrezza dei figli della luce.
    Il Signore Gesù, pur di rendere comprensibili i suoi messaggi di salvezza, ricorre anche al paradosso. Nel vangelo di oggi viene lodata l'astuzia di un autentico imbroglione, che, vistosi scoperto della sua infedeltà verso il proprio padrone e prossimo ad un licenziamento dal suo incarico, cerca, con abilità e scaltrezza, di accaparrarsi la benevolenza dei creditori, per poi sperare di godere della loro protezione. È fin troppo evidente che il Signore non vuole che imitiamo l'astuzia e ancor meno la disonestà dell'amministratore infedele. Vuole invece che, come figli della luce, ci adoperiamo alacremente, da veri sapienti, per conseguire i beni migliori che lo stesso Signore vuole donarci. Egli ci ha avvertiti che «stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita». Per passare per una porta stretta occorre chinarsi e farsi piccoli, diventare umili, per poter percorrere una strada angusta occorre abilità, destrezza e prudenza. Ecco allora le virtù e la sapienza che Gesù vuole siano praticate dai suoi seguaci. «Il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono». La violenza praticabile dal cristiano è il diuturno sacrificio con cui affronta gli ostacoli della vita, è l'abbraccio volontario della propria croce, è la salita faticosa verso il monte dei risorti. Abbiamo il conforto dello Spirito Santo di Dio che ci illumina e ci fortifica, ci rende astuti e sapienti, coraggiosi ed intrèpidi. Se tanta pusillanimità ancora serpeggia nel mondo dei cristiani, dipende dalla mancanza di fede e di fiducia nel Signore, dalla mancanza di preghiera e dalla perenne tentazione dell'autosufficienza. Tutto ciò ci rende deboli e paurosi, rischia di riportare la Chiesa nel buio della catacombe e soprattutto di subire passivamente tutte le angherie o cadere nei facili compromessi con il mondo. Forse è ancora vero che: «I figli di questo mondo verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce»...
    3 min
  • [Ven 7] Vangelo: Rm 15, 14-21; Sal.97; Lc 16, 1-8.
    In quel tempo, Gesù diceva ai discepoli:
    «Un uomo ricco aveva un amministratore, e questi fu accusato dinanzi a lui di sperperare i suoi averi. Lo chiamò e gli disse: "Che cosa sento dire di te? Rendi conto della tua amministrazione, perché non potrai più amministrare".
    L'amministratore disse tra sé: "Che cosa farò, ora che il mio padrone mi toglie l'amministrazione? Zappare, non ne ho la forza; mendicare, mi vergogno. So io che cosa farò perché, quando sarò stato allontanato dall'amministrazione, ci sia qualcuno che mi accolga in casa sua".
    Chiamò uno per uno i debitori del suo padrone e disse al primo: "Tu quanto devi al mio padrone?". Quello rispose: "Cento barili d'olio". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta, siediti subito e scrivi cinquanta". Poi disse a un altro: "Tu quanto devi?". Rispose: "Cento misure di grano". Gli disse: "Prendi la tua ricevuta e scrivi ottanta".
    Il padrone lodò quell'amministratore disonesto, perché aveva agito con scaltrezza. I figli di questo mondo, infatti, verso i loro pari sono più scaltri dei figli della luce».
    2 min
  • [Gio 4] Commento: La gioia di Dio per il suo perdono.
    «Così vi sarà gioia nel cielo per un solo peccatore che si converte, più che per novantanove giusti i quali non hanno bisogno di conversione». È la gioia di Dio e di tutto il paradiso che oggi è solennemente proclamata. Peccato che tale gioia non sia sempre condivisa dagli uomini! Ciò accade forse perché noi, nei confronti degli altri, esigiamo la giustizia e per noi stessi invece la misericordia. L'intensità della gioia di ritrovare ciò che era perduto è proporzionata all'amore che abbiamo per ciò che si è perso: Ciò si può sperimentare anche nelle nostre esperienze umane. Esulta il pastore che ritrova la pecora smarrita e vuole rendere partecipi del suo gaudio anche gli amici. Dio ci ama di un amore immenso ed incontenibile. Tutta la storia della salvezza ne è una chiarissima e splendida dimostrazione. Dal momento del peccato il Signore si è messo alla ricerca dell'uomo, nudo, spaurito e fuori del paradiso terrestre. In Gesù, l'opera divina ha trovato il suo culmine, quando, per ritrovare l'uomo e redimerlo dal peccato, ha immolato se stesso sulla croce. La gioia poi è diventata perenne, sicura e garantita nella risurrezione sua e nostra. È diventata la gioia pasquale, e... gioia perenne!
    2 min

About Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

From the publisher's feed

Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

More shows like Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

The Pope's Voice by Radio Vaticana - Vatican News

The Pope's Voice

63 Listeners

A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore by Le Apostole della Vita Interiore

A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore

3 Listeners

Briciole di Vangelo by Non di Solo Pane

Briciole di Vangelo

1 Listeners

Il Vangelo tutti i giorni by Diocesi Tivoli e Palestrina

Il Vangelo tutti i giorni

0 Listeners

Liturgia del Giorno (Breviario e Vangelo) by TV Pater Limited

Liturgia del Giorno (Breviario e Vangelo)

1 Listeners