Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Gio 24] Commento: Una umanità nuova.
    E' il giorno dell'Attesa, dovrebbe essere per tutti i credenti il giorno del silenzio orante... oggi dovrebbe tacere il chiasso del mondo: Dovremmo tutti insieme, spiritualmente, dirigerci verso la grotta di Betlemme, umili e devoti come i pastori, pronti ad accogliere Colui che nasce per noi, pronti a sentire nelle profondità dell'anima il significato gioioso del canto degli angeli, che annunciano la gloria di Dio e il dono della pace. E' il giorno della Madre, che come in una prima consacrazione sacramentale, ci dona Gesù nel suo corpo e nel suo sangue, già vittima designata per la nostra universale salvezza. E' bello sapere nella fede che in quella nascita è racchiuso un seme di vita nuova per noi, è fonte di gioia incontenibile, costatare che Gesù viene deposto nel freddo del nostro peccato perché sia da lui redento e cancellato. Nonostante difficoltà del mondo, legate alla pandemia, è una vigilia che attendiamo da sempre quella di oggi, perché prelude ad una novità di vita, determinata dalla presenza santificante del Dio - con - noi. Nonostante ogni avversità...
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  • [Mer 23] Commento: Un alba nuova sorge all'orizzonte.
    La salvezza, intesa come ritorno a Dio, come novità di vita, nella sua pienezza, può essere attuata solo dal Signore, da Colui che viene. Ma nei suoi misteriosi disegni egli filtra il suo intervento decisivo mediandolo con la presenza di uomini, da lui stesso prescelti, per preparargli la via. Si tratta dei profeti, di Giovanni Battista; sì, ma si tratta anche di me e di te: anche noi siamo chiamati ad abbassare i colli, a spianare le strade scoscese, a far posto al Signore. Il sole che sorge dall'Alto potrà inondarci di luce solo se schiudiamo le nostre porte, talvolta ermeticamente e peccaminosamente chiuse. Sarebbe un peccato se così ci sorprendesse il Bambino che nasce. La voce di Giovanni deve diventare la nostra voce e nostra la sua testimonianza riscoprendo i doni divini e i prodigi che egli ha operato e continuamente opere a nostro favore. La nostra conversione, la nostra alba, portatrice di luce, può ben aver inizio dalla meraviglia e dallo stupore che deve far suscitare in noi l'evento, gli eventi che celebriamo.
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  • [Mar 22] Commento: Il canto di Maria e della Chiesa.
    Mai come in questo tempo e in questi giorni sentiamo il fascino irresistibile del canto di Maria: lo ripete Lei, inondata di gioia e piena di Spirito Santo, prossima alla maternità, consapevole ormai di essere la Madre del Signore. Lo ripete la Chiesa, nostra madre, che celebra il Natale; lo ripete ogni fedele, facendolo diventare l'inno perenne della gratitudine a Dio, l'inno della salvezza, l'inno della Mamma e dei suoi figli, l'inno del Cielo che canta con noi l'opera della salvezza. Viviamo tempi irrepetibili di grazia per noi, gli eventi premono con forza sulla nostra vita, sulla nostra storia: dobbiamo smettere il lutto e far cessare il pianto sconsolato perché Dio ci dona ancora la gioia e la tenerezza di una Madre, ci vuol far rinascere in lei ad una vita nuova. E' un'occasione da non perdere perché ci è dato finalmente, nonostante ogni avversità mondana, di poter essere diversi e nuovi, come Dio ci vuole!
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  • [Lun 21] Commento: "La madre del mio Signore".
    Entrati nel cuore dell'Avvento, la liturgia ci introduce sempre più nel cuore della Vergine. La consapevolezza del dono della maternità divina avrebbe potuto legittimamente indurre Maria a immergersi in una adorante e solitaria contemplazione del mistero che si stava compiendo in lei. Oggi invece la vediamo sollecita salire in fretta verso la montagna per prestare gli umili soccorsi di cui ha bisogno Elisabetta, prossima alla maternità. È bello costatare come i misteri di Dio si svelino quando sono irrorati dall'amore e dalla carità fraterna: "Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. E fu piena di Spirito Santo". Amore genera amore e la luce di Dio illumina i suoi misteri: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che debbo che la madre del mio Signore venga a me?". La luce dello Spirito Santo, che emana da Maria, pervade il cuore di Elisabetta. Le è così consentito, nella gioia, di scorgere le realtà profonde ed invisibili ad occhio umano: Maria non è più la giovane parente che conosceva da sempre, ma la Madre del Signore, la benedetta fra tutte le donne, che ha creduto alla parola del Signore e porta nel grembo verginale il Dio della vita. Ancora così Dio ci si fa conoscere, attraverso la vie dell'amore, amore verso di Lui e verso i nostri fratelli. Quando l'amore diventa un vissuto quotidiano e un abito che stabilmente ci adorna, Dio è con noi e noi siamo con Lui: è il massimo della gioia possibile a noi, esseri viandanti verso il cielo.
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  • [Dom 20] Commento: La sua dimora tra noi.
    L'uomo dalle sue origini, è diventato un costruttore: ha cercato nell'habitat che Dio gli ha donato di edificare costruzioni per darsi sicurezza, quasi per illudersi di poter trovare quaggiù una stabile dimora, la più sicura possibile su questa terra. Ancora oggi abbiamo i nostri piani, le nostre organizzazioni. La storia ci costringe a renderci conto della vanità dei nostri progetti. Dio non si lascia chiudere dentro i nostri limiti, è in cammino, è alla ricerca dell'uomo per garantirgli spazi d'infinito. La sola realtà terrena che manifesta la sua presenza è l'uomo, creato ad immagine e somiglianza del creatore. Egli, il Signore, nasce da Maria, immagine di una umanità ricostruita, perché vuole immergersi nella nostra storia e vuole redimerla da ogni male. Un tempio fatto da mano d'uomo viene edificato da Salomone per garantire la sua presenza, un tempio destinato alla distruzione, ma che prefigura altre realtà: il tempio sarà il corpo di Cristo, la sua Chiesa; tempio sarà il seno verginale di Maria dove assume le nostre sembianze umane; tempio e trono sarà infine il Golgota e la croce, dove consumerà il suo sacrificio di amore. Questo è il mistero, che San Paolo c'invita a scoprire. Questo è il mistero che l'Arcangelo Gabriele annunzia a Maria: un annunzio di salvezza, che coinvolge direttamente "l'umile ancella del Signore", la piena di grazia, ma che riguarda tutti noi. Ci riempie di stupore il fatto che l'evento "salvezza" Dio l'abbia voluto legare all'attesa di un "sì" pronunciato da un umile fanciulla... suscita emozione in noi che Dio voglia scegliere come suo tabernacolo il seno verginale di una donna: Dio si umilia nella carne, Dio entra nella carne dei mortali, in essa costruisce il suo "tempio" per garantirci la vita e l'immortalità. In Maria già rifulge lo splendore della Chiesa, con Cristo l'umanità riconciliata entra in lei, nella "Madre", per rinascere a vita nuova, conformati a Cristo, destinati a risorgere con Lui. E' il tempo di Maria i giorni che viviamo, in lei già possiamo adorare il Bambino che nasce, il mistero che si compie, la pienezza del tempo, Dio che si dona incondizionatamente all'uomo.
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  • [Sab 19] Commento: I prodigi che accompagnano la «Venuta».
    La nascita prodigiosa di Giovanni Battista segna l'intima unione che esiste tra vecchio e nuovo testamento. L'approdo è Cristo. Tutto ciò che lo precede e tutto ciò che segue, va visto e letto alla sua luce. Scopriamo così una mirabile trama divina che si snoda nella storia e ce la rivela come evento di amore e di salvezza. «Ecco che cosa ha fatto per me il Signore!». È l'esclamazione di Zaccarìa che ha preso coscienza dell'intervento del Signore nella sua vita; è diventato padre quando ormai le umane speranze si erano tutte spente. Sentiamo l'eco di quell'incessante rendimento di grazie che sgorga dal cuore dei salvati, di tutti coloro che riconoscono che Dio ha fatto grandi cose, ha compiuto prodigi, ha tolto la vergogna del peccato tra gli uomini. La fecondità prodigiosa ci fa pensare all'aridità, al deserto, dove nulla più fiorisce, al vuoto di tante vite e d'altra parte alla fecondità della grazia, alla santità di tanti fratelli e sorelle. Ci fa pensare ai doni di Dio e all'impegno che ne deriva. La nascita del Battista è direttamente finalizzata all'annuncio del Cristo; tutti i favori divini dovrebbero spingerci a diventare, a nostra volta, annunciatori del Suo regno e testimoni della Sua bontà. C'è poi un invito esplicito a non spegnere mai in noi la speranza, anche quando le circostanze della vita, i fatti negativi che ci coinvolgono, vorrebbero indurci a credere che non c'è più nulla da fare. Troppe volte il Signore ci ha clamorosamente smentiti. Ci chiede di credere ancora nella sua venuta, alla sua presenza e nel fervore della speranza. Solo la perdita colpevole della fede ci riduce al mutismo e all'inerzia.
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  • [Ven 18] Commento: L'Emmanuele, il Dio-con-noi.
    Davvero gli occhi degli uomini vedono il modo totalmente diverso da quelli di Dio: una storia che poteva anche degenerare in una crudele lapidazione di una fanciulla innocente con l'ignominiosa accusa di adulterio e di infedeltà, diventa invece storia di salvezza, storia sacra, che rivela una misteriosa trama divina. Quanto è avvenuto in Maria è opera dello Spirito Santo: ciò è quanto aveva predetto l'Angelo alla stessa Vergine, ciò è quanto rivela l'angelo con le medesime parole a Giuseppe, in preda ai suoi legittimi dubbi. L'evento era già stato preannunciato dai profeti nei tempi antichi: "Ecco la vergine concepirà e partorirà un figlio che sarà chiamato Emmanuele", che significa Dio-con-noi.
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  • [Gio 17] Commento: Non solo una lista di nomi.
    I primi diciassette versetti del Vangelo di Matteo contengono una lunga lista di nomi. Vogliono raccontare una genealogia che inizia da Abramo, nostro padre nella fede, e giunge fino a Cristo, della stirpe di Davide. E' difficile per chi non è assuefatto al linguaggio biblico comprendere che dentro ogni nome è contenuta una storia, apparentemente slegata l'una dall'altra, storia di ansie e di dolori, di santità e di tradimenti, di attese e di speranze, che risultano alla fine, in una visione teologica della storia, tutte incollate ad un approdo, ad un tempo, ad un evento e soprattutto ad una persona, alla persona del Cristo. I disegni di Dio hanno i propri percorsi, s'insinuano nelle vicende degli uomini, sembra talvolta che risultino sconvolti e distorti, ma alla fine la conclusione nella fede è sempre la stessa: "quello che il Signore vuole, Egli lo compie in cielo e sulla terra". Dio è Signore della storia e ad ogni Natale tale realtà rifulge di particolare evidenza. Quando le nostre storie sembrano calare a precipizio negli abissi del male, dovremmo ricordarci del Dio che salva, che interviene, che redime le nostre vicende, anche le peggiori.
    2 min
  • [Mer 16] Commento: Io sono il Signore Dio tuo.
    Nel brano che ci viene proposto nelle celebrazione odierna sembra che Dio voglia comunicarci la sua vera identità. Lui solo è Dio e non ve ne sono altri. Credo utile fermare la nostra attenzione e riflessione su alcune affermazioni che ci rivelano la sua divinità. Egli si presenta come creatore di tutte le cose. Ha creato la terra "non come orrida regione ma perché venisse abitata" e a Lui venisse innalzato l'inno di lode. Io sono Dio giusto e salvatore: la salvezza proviene solo da Lui. "Dinanzi a Lui si piegherà ogni ginocchio" e davanti a lui compariranno, pieni di vergogna, quanti non lo hanno accettato come loro salvatore. Ma questo brano contiene quella forte invocazione che la liturgia applica proprio al tempo natalizio: "Stillate, o cieli, dall'alto, e le nubi faccian piovere la giustizia (il Giusto), si apra la terra e produca la salvezza (il Salvatore) e germogli insieme la giustizia (il Giusto)". Entriamo così nel grande progetto di Dio, il progetto della salvezza dell'uomo. Proprio da questa terra, dal fango di questo mondo meraviglioso, di questo cosmo che non riusciremo mai a scoprire, viene a noi il Salvatore, fatto uomo dal grembo della Vergine Maria, dono del cielo all'umanità disorientata, frutto migliore della terra, germoglio della radice di Davide. La parola di Dio tende a convincerci della piena dipendenza da lui. Non siamo noi i creatori, ma è lui e quindi obbedienza amorosa ai suoi comandi, accettazione a quanto egli permette nella nostra vita personale come agli avvenimenti che ci riguardano più o meno da vicino. Data però la radice malata e ribelle della nostra umanità, che tende a proclamare la propria libertà, a gridare il "non serviam" (non ti servirò), ecco Dio manda il suo Figlio diletto che nel presepe si fa modello di obbedienza e di umiltà. Voglia il cielo che la vista di questo prodigioso Bambino ci richiami al culto del vero e unico Dio Padre, ci liberi dai tanti ìdoli che ci costruiamo e da quella autosufficienza che tende a deificare l'uomo e a uccidere la fede in lui.
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  • [Mer 16] Vangelo: Is 45, 6-8. 18. 21-26; Sal.84; Lc 7, 19-23.
    In quel tempo, Giovanni chiamati due dei suoi discepoli li mandò a dire al Signore: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?».
    Venuti da lui, quegli uomini dissero: «Giovanni il Battista ci ha mandati da te per domandarti: "Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettare un altro?"».
    In quello stesso momento Gesù guarì molti da malattie, da infermità, da spiriti cattivi e donò la vista a molti ciechi. Poi diede loro questa risposta: «Andate e riferite a Giovanni ciò che avete visto e udito: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata la buona notizia. E beato è colui che non trova in me motivo di scandalo!».
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Liturgia della settimana, preparata dai giovani monaci del monastero di S.Vincenzo Martire di Bassano Romano (VT)

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