Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Sab 19] Commento: Non ci sono riti oggi: la Chiesa rivive il mistero della sepoltura di Gesù.
    Anche oggi non ci sono celebrazioni, se non la Liturgia delle Ore ai piedi della Croce, insieme ai sacramenti della Penitenza e dell’Unzione degli Infermi. Si può amministrare il Viatico ai moribondi. La Chiesa rivive il mistero della sepoltura di Gesù. Si celebra il riposo del Giusto nella speranza della risurrezione, un aspetto che merita attenzione, soprattutto nella preghiera che interrompe il silenzio di questo giorno. La discesa di Gesù agli inferi, nel regno della morte, ci richiama il valore universale della salvezza, che si è manifestata a tutti gli uomini che hanno preceduto il Redentore. Gesù ha voluto condividere questo destino umano, vivendo pienamente la solidarietà con l’umanità caduta nel peccato. Anche al di fuori del Sabato Santo, possiamo partecipare a questa morte in molte esperienze di vita cristiana: quando ci sentiamo abbandonati, quando tutto intorno a noi crolla e ci manca un futuro, quando l’aridità interiore ci fa dubitare di Dio. In quei momenti, dobbiamo essere sostenuti dalla fede, come le donne che si fermano presso il sepolcro del loro Signore.
    [b]Cristo per noi si è fatto obbediente sino alla morte, e alla morte di croce.
    Per questo Dio lo ha innalzato, e gli ha dato il nome che è sopra ogni altro nome.[/b]
    La [b]Grande Veglia[/b], che si celebra di notte, appartiene al Giorno di Pasqua.
    Vedi qui: [url=https://liturgia.silvestrini.org/veglia.html]Grande Veglia Pasquale[/url]
    2 min
  • [Ven 18] Vangelo: Is 52, 13 - 53, 12; Sal.30; Eb 4, 14-16; 5, 7-9; Gv 18, 1 -19, 42.
    Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Giovanni
    - Catturarono Gesù e lo legarono
    In quel tempo, Gesù uscì con i suoi discepoli al di là del torrente Cèdron, dove c'era un giardino, nel quale entrò con i suoi discepoli. Anche Giuda, il traditore, conosceva quel luogo, perché Gesù spesso si era trovato là con i suoi discepoli. Giuda dunque vi andò, dopo aver preso un gruppo di soldati e alcune guardie fornite dai capi dei sacerdoti e dai farisei, con lanterne, fiaccole e armi. Gesù allora, sapendo tutto quello che doveva accadergli, si fece innanzi e disse loro: «Chi cercate?». Gli risposero: «Gesù, il Nazareno». Disse loro Gesù: «Sono io!». Vi era con loro anche Giuda, il traditore. Appena disse loro «Sono io», indietreggiarono e caddero a terra. Domandò loro di nuovo: «Chi cercate?». Risposero: «Gesù, il Nazareno». Gesù replicò: «Vi ho detto: sono io. Se dunque cercate me, lasciate che questi se ne vadano», perché si compisse la parola che egli aveva detto: «Non ho perduto nessuno di quelli che mi hai dato». Allora Simon Pietro, che aveva una spada, la trasse fuori, colpì il servo del sommo sacerdote e gli tagliò l'orecchio destro. Quel servo si chiamava Malco. Gesù allora disse a Pietro: «Rimetti la spada nel fodero: il calice che il Padre mi ha dato, non dovrò berlo?».
    - Lo condussero prima da Anna
    Allora i soldati, con il comandante e le guardie dei Giudei, catturarono Gesù, lo legarono e lo condussero prima da Anna: egli infatti era suocero di Caifa, che era sommo sacerdote quell'anno. Caifa era quello che aveva consigliato ai Giudei: «È conveniente che un solo uomo muoia per il popolo».
    Intanto Simon Pietro seguiva Gesù insieme a un altro discepolo. Questo discepolo era conosciuto dal sommo sacerdote ed entrò con Gesù nel cortile del sommo sacerdote. Pietro invece si fermò fuori, vicino alla porta. Allora quell'altro discepolo, noto al sommo sacerdote, tornò fuori, parlò alla portinaia e fece entrare Pietro. E la giovane portinaia disse a Pietro: «Non sei anche tu uno dei discepoli di quest'uomo?». Egli rispose: «Non lo sono». Intanto i servi e le guardie avevano acceso un fuoco, perché faceva freddo, e si scaldavano; anche Pietro stava con loro e si scaldava.
    Il sommo sacerdote, dunque, interrogò Gesù riguardo ai suoi discepoli e al suo insegnamento. Gesù gli rispose: «Io ho parlato al mondo apertamente; ho sempre insegnato nella sinagoga e nel tempio, dove tutti i Giudei si riuniscono, e non ho mai detto nulla di nascosto. Perché interroghi me? Interroga quelli che hanno udito ciò che ho detto loro; ecco, essi sanno che cosa ho detto». Appena detto questo, una delle guardie presenti diede uno schiaffo a Gesù, dicendo: «Così rispondi al sommo sacerdote?». Gli rispose Gesù: «Se ho parlato male, dimostrami dov'è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?». Allora Anna lo mandò, con le mani legate, a Caifa, il sommo sacerdote.
    - Non sei anche tu uno dei suoi discepoli? Non lo sono!
    Intanto Simon Pietro stava lì a scaldarsi. Gli dissero: «Non sei anche tu uno dei suoi discepoli?». Egli lo negò e disse: «Non lo sono». Ma uno dei servi del sommo sacerdote, parente di quello a cui Pietro aveva tagliato l'orecchio, disse: «Non ti ho forse visto con lui nel giardino?». Pietro negò di nuovo, e subito un gallo cantò.
    - Il mio regno non è di questo mondo
    Condussero poi Gesù dalla casa di Caifa nel pretorio. Era l'alba ed essi non vollero entrare nel pretorio, per non contaminarsi e poter mangiare la Pasqua. Pilato dunque uscì verso di loro e domandò: «Che accusa portate contro quest'uomo?». Gli risposero: «Se costui non fosse un malfattore, non te l'avremmo consegnato». Allora Pilato disse loro: «Prendetelo voi e giudicatelo secondo la vostra Legge!». Gli risposero i Giudei: «A noi non è consentito mettere a morte nessuno». Così si compivano le parole che Gesù aveva detto, indicando di quale morte doveva morire.
    Pilato allora rientrò nel pretorio, fece chiamare Gesù e gli disse: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?». Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù». Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos'è la verità?».
    E, detto questo, uscì di nuovo verso i Giudei e disse loro: «Io non trovo in lui colpa alcuna. Vi è tra voi l'usanza che, in occasione della Pasqua, io rimetta uno in libertà per voi: volete dunque che io rimetta in libertà per voi il re dei Giudei?». Allora essi gridarono di nuovo: «Non costui, ma Barabba!». Barabba era un brigante.
    - Salve, re dei Giudei!
    Allora Pilato fece prendere Gesù e lo fece flagellare. E i soldati, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo e gli misero addosso un mantello di porpora. Poi gli si avvicinavano e dicevano: «Salve, re dei Giudei!». E gli davano schiaffi.
    Pilato uscì fuori di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, perché sappiate che non trovo in lui colpa alcuna». Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro: «Ecco l'uomo!».
    Come lo videro, i capi dei sacerdoti e le guardie gridarono: «Crocifiggilo! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Prendetelo voi e crocifiggetelo; io in lui non trovo colpa». Gli risposero i Giudei: «Noi abbiamo una Legge e secondo la Legge deve morire, perché si è fatto Figlio di Dio».
    All'udire queste parole, Pilato ebbe ancor più paura. Entrò di nuovo nel pretorio e disse a Gesù: «Di dove sei tu?». Ma Gesù non gli diede risposta. Gli disse allora Pilato: «Non mi parli? Non sai che ho il potere di metterti in libertà e il potere di metterti in croce?». Gli rispose Gesù: «Tu non avresti alcun potere su di me, se ciò non ti fosse stato dato dall'alto. Per questo chi mi ha consegnato a te ha un peccato più grande».
    - Via! Via! Crocifiggilo!
    Da quel momento Pilato cercava di metterlo in libertà. Ma i Giudei gridarono: «Se liberi costui, non sei amico di Cesare! Chiunque si fa re si mette contro Cesare». Udite queste parole, Pilato fece condurre fuori Gesù e sedette in tribunale, nel luogo chiamato Litòstroto, in ebraico Gabbatà. Era la Parascève della Pasqua, verso mezzogiorno. Pilato disse ai Giudei: «Ecco il vostro re!». Ma quelli gridarono: «Via! Via! Crocifiggilo!». Disse loro Pilato: «Metterò in croce il vostro re?». Risposero i capi dei sacerdoti: «Non abbiamo altro re che Cesare». Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
    - Lo crocifissero e con lui altri due
    Essi presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo detto del Cranio, in ebraico Gòlgota, dove lo crocifissero e con lui altri due, uno da una parte e uno dall'altra, e Gesù in mezzo. Pilato compose anche l'iscrizione e la fece porre sulla croce; vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei». Molti Giudei lessero questa iscrizione, perché il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città; era scritta in ebraico, in latino e in greco. I capi dei sacerdoti dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non scrivere: "Il re dei Giudei", ma: "Costui ha detto: Io sono il re dei Giudei"». Rispose Pilato: «Quel che ho scritto, ho scritto».
    - Si sono divisi tra loro le mie vesti
    I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti, ne fecero quattro parti - una per ciascun soldato •, e la tunica. Ma quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d'un pezzo da cima a fondo. Perciò dissero tra loro: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocca». Così si compiva la Scrittura, che dice: «Si sono divisi tra loro le mie vesti e sulla mia tunica hanno gettato la sorte». E i soldati fecero così.
    - Ecco tuo figlio! Ecco tua madre!
    Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Clèopa e Maria di Màgdala. Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell'ora il discepolo l'accolse con sé.
    Dopo questo, Gesù, sapendo che ormai tutto era compiuto, affinché si compisse la Scrittura, disse: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna, imbevuta di aceto, in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. Dopo aver preso l'aceto, Gesù disse: «È compiuto!». E, chinato il capo, consegnò lo spirito.
    (Qui si genuflette e di fa una breve pausa)
    - E subito ne uscì sangue e acqua
    Era il giorno della Parascève e i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante il sabato - era infatti un giorno solenne quel sabato •, chiesero a Pilato che fossero spezzate loro le gambe e fossero portati via. Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe all'uno e all'altro che erano stati crocifissi insieme con lui. Venuti però da Gesù, vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua. Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera; egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si compisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto».
    - Presero il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli insieme ad aromi
    Dopo questi fatti Giuseppe di Arimatèa, che era discepolo di Gesù, ma di nascosto, per timore dei Giudei, chiese a Pilato di prendere il corpo di Gesù. Pilato lo concesse. Allora egli andò e prese il corpo di Gesù. Vi andò anche Nicodèmo - quello che in precedenza era andato da lui di notte - e portò circa trenta chili di una mistura di mirra e di áloe. Essi presero allora il corpo di Gesù e lo avvolsero con teli, insieme ad aromi, come usano fare i Giudei per preparare la sepoltura. Ora, nel luogo dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro nuovo, nel quale nessuno era stato ancora posto. Là dunque, poiché era il giorno della Parascève dei Giudei e dato che il sepolcro era vicino, posero Gesù.
    6 min
  • [Ven 18] Commento: Ci ha amato patendo.
    Oggi la Chiesa celebra la Santissima Passione; lo sguardo s’innalza al Crocifisso. C’è bisogno di spazi e di silenzio per contemplare e fare bene la meditazione della Passione in comunità, ma necessita prima di vivere una contemplazione personale, intima, nella propria casa e nel proprio cuore, perché l’anima lo ami e viva intensamente anche quella comunitaria. I dolori inenarrabili del Cristo, l’uomo non potrà mai conoscerli in tutta la sua essenza. Ma la sua meditazione ci aiuterà ad aver maggior conoscenza. Se non si meditano i Santi Dolori, la Santissima Passione, non si conosce davvero Gesù Cristo. Dalla Croce cercavo consolatori; ancor oggi ne sono alla ricerca. Noi, confortando Cristo, ci facciamo angeli che giungono ai tanti crocifissi che, sulla terra, penano e attendono la carezza, il bacio, l’abbraccio. Quanto l’amore aiuta a portare tanto peso, quanta forza dà la Croce! La Chiesa guarda alla Risurrezione e fa bene: essa è il fulcro, il fine ultimo, di cui la Passione porta il frutto. Ma se non c’è accoglienza della Croce, se non c’è meditazione e partecipazione ai dolori, non c’è Risurrezione. La Passione è il prezzo con cui Gesù ha pagato il nostro riscatto. “Passione” perché è l’estremo dell’intensità del sentimento con cui egli ha vissuto il dolore. Ci ha amato patendo. Ci ha riscattati nell’ardore di un dolore estremo. È un onore, un vanto, soffrire con Cristo.
    2 min
  • [Gio 17] Commento: Bisogna vivere bene l'Eucaristia per divenire eucaristia.
    Gesù dona le sue Carni a tutti, a tutti le dona. In questa notte santa noi ricordiamo la Cena del Signore, che viene a darci Se stesso, Colui che, dinanzi al tradimento, alle sofferenze e alla morte, riscatta, rispondendo nell’amore. Amando, egli vince ogni male. Egli ricambia al disamore, dandoci l’Eucaristia; spezza le sue Carni sulla mensa e le spezza anche sulla Croce perché sia il nutrimento, il Pane divino che viene a trasformare il male dell’uomo nel suo bene. Cristo ci dona la sua Vita, ci dona l’Eucaristia. Ci fa dono del sacerdozio che perpetua la sua Carne per far sì che egli possa vivere in mezzo agli uomini nel trascorrere del tempo. Ci indica il mezzo per eccellenza per vivere bene l’Eucaristia, il sacerdozio e l’amore fraterno, che ci comanda di vivere fra noi: lo possiamo nell’umiltà e nel servizio. Lavando i piedi agli apostoli ce ne fa segno: «Se io, il vostro Maestro e Signore, faccio questo, quanto più voi dovete lavarvi i piedi gli uni agli altri.» Solo nell’umiltà c’è il servizio, solo nell’umiltà ci sono l’ascolto e l’adorazione, la profonda fusione nell’intimità del cuore, in un dialogo di confidenza con Dio nella Comunione. Se c’è questo aspetto vissuto, noi possiamo vivere bene il servizio tra i fratelli, sapremo veramente amare. Questa è la dimensione primaria e fondamentale. Nell’Eucaristia ricevuta noi veniamo poi nutriti ulteriormente all’umiltà, al servizio, all’amore, per farci, noi stessi, quel Pane Santo che si spezza, che spezza il proprio cuore, la sua vita, il suo tempo, la sua persona per essere eucaristia per gli altri. Questo vuol dire: «Fate questo in memoria di me!» Chi mangia di me vivrà di me!
    2 min
  • [Mer 16] Commento: Sino alla fine!
    «Quanto volete darmi perché io ve lo consegni?» L’apostolo si fa miserabile mercante! Chiede denaro per consegnare il suo Maestro ai nemici. Questo accade proprio mentre Gesù sta per dare la suprema manifestazione di amore: «Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Gesù: «Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine». Ci lasciamo incantare da questo frammento di Vangelo, una vera perla. Ci colpisce la ripetizione del verbo “amare”… è come un rafforzativo di questo verbo, fra tutti il più sacro: amare. E ci tocca profondamente quel “sino alla fine”, cioè sino alle estreme conseguenze, sino al compimento. Non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Dentro quest’amore sino alla fine, dentro questo fuoco, noi comprendiamo Gesù. Dentro quest’amore eccessivo • come lo direbbe Francesco d’Assisi • sta la spiegazione di tutto. «Dove vuoi che prepariamo per te, perché tu possa mangiare la Pasqua?» Quando fu l’ora, prese posto a tavola e gli apostoli con lui, e disse: «Ho desiderato ardentemente di mangiare questa Pasqua con voi, prima della mia passione». A tanta divina e umana sublimità ci abbatte e ci umilia Giuda, il miserabile accattone; ci umiliano tutte le assurdità umane, particolarmente quelle perpetrate dai prediletti del Signore. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito!
    Non basta mai ringraziare!
    2 min
  • [Mar 15] Commento: «Uno di voi mi tradirà».
    Non esiste delusione più lacerante di quella che proviene dal tradimento di colui, o di coloro, che sono stati più intensamente amati. Ecco il lamento di Gesù: «In verità, in verità io vi dico: uno di voi mi tradirà». Uno di voi, uno dei commensali. “Uno di voi, colui che mangia con me… uno dei Dodici, colui che mette la mano nel piatto con me.” Sono parole che rivelano non tanto l’identità precisa, quanto la prossimità e la familiarità del traditore. Non si tratta di un nemico, ma di uno che condivideva amicizia e vita: mangiava con Lui. Giuda, preso il boccone, subito uscì. Ed era notte. Quello che era il dono di una sublime condivisione dell’umano con il divino, una trasfusione di amore, diventa per il traditore un boccone amaro che genera buio e morte. “Ed egli, gettati i sicli d’argento nel tempio, si allontanò e andò a impiccarsi.” “Chi mangia il pane e beve il calice del Signore indegnamente, mangia e beve la propria condanna.” Il discepolo, fuori dal Sacro Convito, scompare nel buio. Pietro vede ridimensionati gli slanci della sua generosità: “Non canterà il gallo, prima che tu non m’abbia rinnegato tre volte.” Per Gesù questa è già una sentenza di morte: «Ora il Figlio dell’uomo è stato glorificato, e Dio è stato glorificato in lui». La glorificazione di Gesù è di fatto la sua passione già iniziata: l’ardore con cui ha consumato quella memorabile cena, il sacrificio che si compirà sulla croce, nella morte e nella gloriosa risurrezione. Si adempie così il progetto del Padre: “Io ti renderò luce delle nazioni, perché porti la mia salvezza fino all’estremità della terra.”
    La gratitudine accresce la fedeltà.
    2 min
  • [Lun 14] Commento: Il profumo dell’amore.
    Echeggiano ancora in noi le consolanti parole assolutorie di Gesù alla donna adultera: «Donna, nessuno ti ha condannata? Neanch’io ti condanno». Oggi è ancora il tempo di una donna: Maria, la sorella di Lazzaro, nella casa di Betania. Lazzaro, che Gesù aveva risuscitato dai morti, era lì, tra i commensali. Maria, devota e ammirata, era solita prostrarsi ai piedi di Gesù e ascoltarlo a cuore aperto. Sente l’urgenza di compiere un gesto che esprima tutta la sua devozione, ammirazione, gratitudine e incondizionata dedizione. Prende trecento grammi di profumo di puro nardo, assai prezioso, ne cosparge i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli, riempiendo la casa dell’aroma. Quel gesto ha un significato che va oltre la sola devozione: Maria preannuncia l’unzione del corpo di Gesù nel giorno della sua morte e sepoltura. Stridono le parole di Giuda, che distorce il senso del gesto con un calcolo gretto: «Perché non si è venduto questo profumo per trecento denari e non si sono dati ai poveri?». Giuda aveva forse già in mente i trenta denari del tradimento? O era mosso dal desiderio di un guadagno personale? Intanto accorre una grande folla di Giudei, non solo per Gesù ma anche per vedere Lazzaro: volevano rendere omaggio al Signore. Possiamo vederli come alleati di Maria. Ma non mancano i soci di Giuda: i capi dei sacerdoti, che da tempo tramano contro Gesù. Ora, poiché molti Giudei credevano in Lui proprio a causa di Lazzaro, decisero di uccidere anche lui, testimone vivente della potenza del Cristo.
    Quanto oggi dai al Signore, di certo ti arricchisce.
    2 min
  • [Dom 13] Commento: La Via ardua dei risorti.
    Il trionfo, le festose acclamazioni, gli osanna, l’esaltante entrata messianica di Gesù a Gerusalemme, la benedizione delle palme e subito dopo, con il racconto della passione, l’inizio della settimana santa, l’ultimo tratto che ci conduce alla Pasqua: tutto questo celebriamo in questa domenica. Il significato della palma è quello della vittoria, dell’ascesa, della rinascita e dell’immortalità. Dopo aver anche noi, con le palme in mano, cantato ed osannato al Re dei re, all’eccelso Signore nostro, giunti all’altare del Sacrificio, ci sopraggiunge un momento di amara delusione e un pungente rimprovero: perché quel corteo si è così rapidamente dileguato? Perché gli osannanti sono di nuovo tornati tra i dispersi? Perché a quegli osanna fa seguito il coro assordante dei «crucifiggi»? Perché il nostro Re e Signore che ha predicato e dato amore deve morire come un malfattore, vittima dell’odio e della ferocia umana? «Morte e Vita si sono affrontate in un prodigioso duello!» L’Onnipotente Signore, fonte inesauribile di vita, vuole darci contemporaneamente la misura della sua infinita misericordia e indurci a comprendere tutto il peso del nostro peccato. Scopriamo così che la passione del Figlio di Dio, nei suoi tratti essenziali, contiene e racchiude in sé tutta la storia del mondo, la storia di tutti e di ognuno di noi: una storia che è intessuta di amore e di odio, di peccato e di ribellioni, di bene e di male, di giustizia, d’innocenza e di condanne, e di assurde violenze. Soltanto alla fine della passione possiamo intravedere dalla croce spoglia l’approdo a cui Dio ci vuole condurre. Allora ci è dato di comprendere a pieno il significato di quella solenne dichiarazione di Gesù: «Io sono la Via». Seguendolo nel momentaneo trionfo, seguendolo poi coraggiosamente per la via della passione, scoprendo il dono di poter condividere con Lui la nostra personale e umana sofferenza, ci troviamo immessi nella Via, ci caliamo nel mistero di quella morte e sentiamo vivo in noi il pulsare intenso della croce e della vita. Le due passioni, la Sua e la nostra, si sono fuse in un indissolubile connubio. Sì, tutto si volge verso una universale e cosmica risurrezione, che è però potentemente personale: è questa la Verità che supera il dolore, la croce, la sofferenza, che dà significato e speranza dopo il percorso breve della vita. Dobbiamo attendere ancora qualche giorno e poi scopriremo esultanti come, il cero pasquale, la Luce di Cristo, la luce ravvivata della nostra fede, squarcia le tenebre, rischiara il buio della chiesa, rasserena le coscienze e fa brillare le supreme certezze. Illumina di Cielo il nostro mondo!
    Afferma la tua fede: «Io credo, risorgerò».
    3 min
  • [Sab 12] Commento: È bene che uno solo uomo muoia per il popolo.
    Oggi ascoltiamo una profezia di Geremia che puntualmente si compie e attualizza in Cristo: «Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nella loro terra: farò di loro un solo popolo nella mia terra; io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo». È l’opera di Dio che incessantemente solca tutta la nostra storia: noi dispersi, Dio, buon pastore, che ci cerca e ci riconduce all’ovile, cioè nell’ambito sicuro del suo cuore di Padre. Nel Vangelo, Caifa, sommo sacerdote, con accenti profetici, così sentenzia: «È conveniente per voi che un solo uomo muoia per il popolo»; viene così anticipata la sentenza di morte, che sentiremo gridata dal popolo e confermata da Ponzio Pilato. Gesù doveva morire per la nazione, doveva morire per l’umanità intera, per tutti e per ciascuno, ma non per volontà umana, ma per un arcano disegno divino: «E non soltanto per la nazione, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi». Questa, per i nemici del Signore, è la stolta preoccupazione: «Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui». Anche in queste parole si scorgono verità divine pronunciate inconsapevolmente dagli stolti accusatori: davvero sta per compiersi il “segno” per eccellenza che muoverà alla fede il mondo intero! La Luce del Risorto si irradia nel mondo e squarcia anche le tenebre più fitte. Ora tutti possono credere in Lui. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo. È il culmine della stoltezza, dell’insania che si mescolano con il buio del peccato: vogliono uccidere Colui che è l’autore della vita, che pochi giorni prima aveva richiamato Lazzaro, nel sepolcro da quattro giorni. È meraviglioso come i disegni divini si intrecciano con le umane vicende! Come gli eventi che sembrerebbero guidati dagli uomini sfocino poi nella storia sacra. Ormai ne siamo certi, tutto concorre alla realizzazione di un piano divino dettato da amore e sapienza infiniti. Anche la vita di ognuno di noi si muove nella stessa direzione.
    Oggi ringraziare, ringraziare, ringraziare!
    3 min
  • [Ven 11] Commento: Amati sino alla fine.
    Gesù ha fatto vedere molte opere buone; i Giudei cercavano di catturarlo e raccoglievano delle pietre per lapidarlo! Geremia, con accenti sorprendentemente precisi, ci fa sentire le voci nemiche: «Sentivo la calunnia di molti: “Terrore all’intorno! Denunciatelo! Sì, lo denunceremo”. “Forse si lascerà trarre in inganno, così noi prevarremo su di lui, ci prenderemo la nostra vendetta”. Ma il Signore è al mio fianco come un prode valoroso». Ma per Gesù non era giunta la sua ora ed egli sfuggì dalle loro mani. La motivazione delle assurde minacce: «Tu, che sei uomo, ti fai Dio». Gesù fa notare che tutti siamo figli dell’unico Padre. La sua figliolanza divina, però, viene dalla perfetta unione al Padre e dalla missione e dalle opere che Egli sta compiendo nel suo nome e come inviato da lui: «Credete alle opere», egli dice, «perché sappiate e conosciate che il Padre è in me, e io nel Padre». È molto importante che, a pochi giorni dalla passione di Gesù, sia ravvivata la nostra fede nella sua divinità: l’uomo giudicato e condannato, l’uomo sottoposto a crudelissima passione, l’uomo flagellato e coronato di spine, trattato come un malfattore, inchiodato alla croce, che agonizza, muore e viene posto nel sepolcro, è il figlio di Dio che così adempie l’opera misericordiosa del Padre celeste. Ciò avviene per adempiere un suo mandato e per una libera scelta di Gesù: «Prima della festa di Pasqua Gesù, sapendo che era venuta la sua ora, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine».
    Dirò più volte oggi, con fede e trasporto: «Gesù, ti amo!».
    2 min

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