Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno

By Monastero di S.Vincenzo Martire - Bassano Romano (VT)Christianity
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Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno episodes

  • [Lun 9] Vangelo: Is 35, 1-10; Sal.84; Lc 5, 17-26.
    Un giorno Gesù stava insegnando. Sedevano là anche dei farisei e maestri della Legge, venuti da ogni villaggio della Galilea e della Giudea, e da Gerusalemme. E la potenza del Signore gli faceva operare guarigioni.
    Ed ecco, alcuni uomini, portando su un letto un uomo che era paralizzato, cercavano di farlo entrare e di metterlo davanti a lui. Non trovando da quale parte farlo entrare a causa della folla, salirono sul tetto e, attraverso le tegole, lo calarono con il lettuccio davanti a Gesù nel mezzo della stanza.
    Vedendo la loro fede, disse: «Uomo, ti sono perdonati i tuoi peccati». Gli scribi e i farisei cominciarono a discutere, dicendo: «Chi è costui che dice bestemmie? Chi può perdonare i peccati, se non Dio soltanto?».
    Ma Gesù, conosciuti i loro ragionamenti, rispose: «Perché pensate così nel vostro cuore? Che cosa è più facile: dire "Ti sono perdonati i tuoi peccati", oppure dire "Àlzati e cammina"? Ora, perché sappiate che il Figlio dell'uomo ha il potere sulla terra di perdonare i peccati, dico a te - disse al paralitico •: àlzati, prendi il tuo lettuccio e torna a casa tua». Subito egli si alzò davanti a loro, prese il lettuccio su cui era disteso e andò a casa sua, glorificando Dio.
    Tutti furono colti da stupore e davano gloria a Dio; pieni di timore dicevano: «Oggi abbiamo visto cose prodigiose».
    2 min
  • [Dom 8] Commento: Eccomi, sono la serva del Signore.
    [b]Oggi è la seconda domenica del tempo di Avvento. In Italia però, per una particolare concessione della Santa Sede, si celebra la Solennità dell'Immacolata[/b].
    Prima che la Chiesa dichiarasse dogma di fede dell'Immacolata concezione della Vergine, è la stessa Maria a indurci a pensarlo e a crederlo: alle parole e all'annuncio dell'Angelo, che la definiscono "Piena di grazia", lei non si esalta, ma ritiene addirittura che sia impossibile che quanto le viene detto possa avverarsi in lei: "Come è possibile?"; quando poi il messo divino la rassicura sul modo con cui la sua maternità verrà a compiersi, lei, "l'umile ancella del Signore", dichiara la sua completa disponibilità: "Si compia in me secondo la tua parola". Quella docilità, quella umiltà e quella disponibilità piena e incondizionata l'accompagnerà per tutta la sua esistenza, fino al suo glorioso transito. Nulla, assolutamente nulla, nella vita di Maria fa trapelare anche la più benché minima traccia di quelle così evidenti debolezze, derivanti dal peccato originale, che inquinano invece frequentemente la nostra vita. Ci convince ancora che la nostra Madre celeste sia stata concepita senza peccato, il fatto che lei dovrà accogliere nel suo seno verginale il Figlio di Dio, il quale, prende sì, la nostra natura umana, ma non può essere minimamente inquinato da traccia alcuna di peccato; la persona di Maria dovrà quindi essere il tabernacolo purissimo che accoglie il Verbo incarnato. E ancora è lo stesso Gesù morente sulla croce a dichiarare l'universale maternità di Maria, quando rivolgendosi all'Apostolo Giovanni, dice: "Figlio, ecco tua Madre". È evidente e logico il nesso: la Madre senza peccato, solo lei, l'Immacolata, diventa la Madre di tutti i redenti. È lei quindi la nuova Eva, su di Lei il Signore Dio posa le sue compiacenze, per mezzo di lei può far sentire ancora a tutta l'umanità l'immensità del suo amore misericordioso. Lei infine è la pre-redenta, che ci addìta la meta e ci rigènera come figli nella primitiva purezza. In questo nostro mondo, pervaso da inquinamenti di ogni genere, l'Immacolata ci richiama alla purezza del cuore, ai valori limpidi dello spirito, all'onestà dei nostri sentimenti e delle nostre azioni. Lei ci parla dell'ecologia dell'anima, di cui troppo poco ci occupiamo.
    3 min
  • [Sab 7] Commento: I benefici di Dio verso il suo popolo.
    Il brano che oggi ci viene proposto è una generosa offerta di perdono da parte di Dio, accompagnata da parole di conforto: “Popolo di Sion che abiti in Gerusalemme, tu non dovrai più piangere.” È vero, insieme a molti beni della terra ci sarà il pane dell’afflizione e l’acqua della tribolazione, ma anche la gioia di conoscere il tuo Maestro, colui che ti indicherà la strada su cui camminare. Ma chi è questo Maestro che ci guida verso la via gradita a Dio? La risposta si trova nel Vangelo di Matteo. Nell’Antico Testamento Dio istruiva il popolo attraverso i profeti; nella Nuova Alleanza, invece, è Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, che si mette in cammino “per città e villaggi, insegnando nelle sinagoghe, predicando il Vangelo del Regno e curando ogni malattia.” La sua compassione si rivolge alle folle stanche e sfinite, che egli non abbandona, ma a cui manda i suoi discepoli con una missione chiara: “Predicare che il regno dei cieli è vicino, guarire gli infermi, risuscitare i morti, sanare i lebbrosi e scacciare i demòni.” Folle stanche e smarrite continueranno a esserci fino alla fine del mondo. Oggi, però, nel nostro mondo occidentale, questa stanchezza sembra aggravata da un paradosso: nonostante il benessere materiale, si sono smarriti i valori spirituali e talvolta anche quelli umani. Vediamo giovani tristi, insicuri, immaturi, cresciuti nel benessere ma non preparati alla vita. Cercano di riempire il vuoto interiore con il chiasso delle discoteche, le eccentricità della moda o le stravaganze delle scelte, spesso solo per scrollarsi di dosso la noia del “tutto e subito.” Eppure, sono certo che il Signore Gesù prova compassione per noi e per la nostra gente, così come per le folle del suo tempo. Allora mandò i suoi discepoli a portare conforto; oggi continua a inviare il Papa, i vescovi, i sacerdoti e i laici impegnati per entrare nel cuore di ogni uomo smarrito, offrendo speranza. Questa speranza trae origine dalla culla di Betlemme, dove la Parola eterna si è fatta carne.
    Che il cielo conceda a tutti i nostri fratelli, tormentati dalla sofferenza e dallo sconforto, di ritrovare la speranza in Cristo Gesù, la Parola per eccellenza, fatta carne per la nostra salvezza.
    3 min
  • [Ven 6] Commento: Per riavere la vista.
    Ci colpiscono profondamente le grida dei due ciechi nel Vangelo: il buio dei loro occhi, ma ancor più quello dell’anima, genera un tormento interiore così forte da spingerli a gridare e invocare pietà. Gesù aveva già dichiarato, come profetizzato da Isaia, che lo scopo della sua venuta era ridare la vista ai ciechi. Egli li invita ad avvicinarsi a Lui, perché riaprirsi alla luce richiede un primo passo verso il Signore. Gesù, allora, cerca di far emergere dal loro buio il chiarore della fede e pone loro una domanda decisiva: «Credete voi che io possa fare questo?» Al loro “sì” fiducioso risponde con un dono straordinario: «Sia fatto a voi secondo la vostra fede.» E i loro occhi si aprono, restituendo loro non solo la vista, ma anche una pienezza di fede. Chi riceve gratuitamente i doni di Cristo, chi ha il dono della fede, non può e non deve tacere. Così hanno fatto i due uomini illuminati da Cristo; così testimoniavano i primi apostoli, affermando con forza: «Noi non possiamo tacere ciò che abbiamo visto e ascoltato.»
    Anche noi, come loro, siamo chiamati a rendere testimonianza di ciò che abbiamo ricevuto. Per chi crede, testimoniare la fede non è solo un dovere, ma un’urgenza: un invito a proclamare al mondo le meraviglie del Signore.
    2 min
  • [Gio 5] Commento: Entri il popolo giusto che mantiene l'alleanza.
    La Liturgia della Parola di oggi ci presenta due temi distinti: da una parte l’incredulità dell’uomo, dall’altra la necessità di fondare la propria vita sulla roccia. Il primo tema richiama l’evento catastrofico di Babilonia, dove l’uomo cercò sicurezza in sé stesso e negli idoli, rompendo così l’alleanza con il Signore e subendone le conseguenze. Il profeta Isaia, per volontà di Dio, proclama una grande verità: la sicurezza dell’uomo viene solo da Dio e dalla fedeltà a Lui, unica garanzia di vita autentica. Il salmista aggiunge: “È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nell’uomo.” Questo insegnamento, per Matteo, è il punto di partenza: un ascolto docile della Parola di Dio, che diventa il presupposto per viverla concretamente. Fidarsi di Dio significa realizzare pienamente l’alleanza perenne con Lui, fondando la propria vita sulla roccia, che è Cristo. Egli è il Figlio Unico, la pietra angolare su cui il Padre costruisce la dimora sicura e la città del Suo popolo. In questo tempo di Avvento, chiediamo la grazia di un affidamento più profondo al Signore. Possiamo fare nostra la certezza espressa dal salmista: “È meglio rifugiarsi nel Signore che confidare nei potenti.”
    2 min
  • [Gio 5] Vangelo: Is 26, 1-6; Sal.117; Mt 7, 21.24-27.
    In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
    «Non chiunque mi dice: "Signore, Signore", entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli.
    Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica, sarà simile a un uomo saggio, che ha costruito la sua casa sulla roccia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ma essa non cadde, perché era fondata sulla roccia.
    Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande».
    1 min
  • [Mer 4] Commento: Gesù invita al suo banchetto.
    Gesù, dopo aver rivelato la sua conoscenza e misericordia ai piccoli e ai poveri, li invita a formare con lui una sola famiglia, una comunione profonda e una gioia infinita attorno al suo banchetto eucaristico, fonte di vera guarigione. Nel racconto della moltiplicazione dei pani, Matteo sottolinea come Gesù anticipi e apra il regno di salvezza, compiendo un gesto significativo che si realizzerà pienamente nell’Ultima Cena: “Prese il pane, rese grazie e lo spezzò.” Con questo gesto, Gesù chiarisce la sua missione: donare la vita in abbondanza a tutta l’umanità e rivelare il vero amore del Padre. La Chiesa riconosce in Cristo l’unico pane di vita capace di saziare pienamente la fame del cuore umano, essendo egli la sorgente di ogni vita. Non sono solo i ciechi e i malati a essere invitati a partecipare a questo banchetto, simboleggiato dai pochi pani e pesci, ma anche noi. Siamo chiamati con umiltà di cuore ad accostarci alla mensa eucaristica, fonte di vita e comunione. Gesù conosce le nostre fragilità e ci risana attraverso i sacramenti, in particolare la Penitenza e l’Eucaristia, che sono il centro della nostra vita cristiana e della nostra comunione con lui.
    2 min
  • [Mar 3] Commento: Su di lui si poserà lo Spirito.
    L'autore della prima lettura ci guida verso la grande rivelazione messianica: la nascita prodigiosa di un discendente della stirpe di Davide, un uomo sul quale lo Spirito Santo riversa la potenza e la sapienza di Dio. Egli viene per inaugurare una pace universale, garantire l'amore tra gli uomini e ristabilire il paradiso perduto. Anche il salmista conferma questa visione, descrivendo il Signore come un re di giustizia e di pace.
    L'evangelista Luca, invece, presenta questa rivelazione come un dono, una grazia perfetta riservata a coloro che sanno accogliere e ascoltare la Parola del Signore. Questa apertura è propria dei piccoli, degli umili e dei semplici di cuore, come gli apostoli e la Santa Vergine, che hanno riconosciuto la propria insufficienza davanti a Dio e si sono lasciati trasformare dalla Sua Parola. Attraverso questo messaggio, l'evangelista ci invita a contemplare la relazione intima e amorosa tra il Padre e il Figlio, una comunione che viene condivisa con i piccoli e i poveri. Tuttavia, questo brano evangelico non è rivolto esclusivamente a loro, ma anche a noi. Tutti i cristiani sono chiamati a prestare un'attenzione speciale all'ascolto della Parola del Signore, vivendo con umiltà davanti a Dio e nei confronti del prossimo.
    2 min
  • [Mar 3] Vangelo: Is 11, 1-10; Sal.71; Lc 10, 21-24.
    In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: "Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo".
    E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: "Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono".
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  • [Lun 2] Commento: Il Signore raduna tutti i popoli.
    Il tempo di Avvento è un tempo di attesa, di conversione e di riflessione. Si apre con l'annuncio gioioso del Vangelo di Matteo, che proclama una salvezza offerta a tutta l'umanità, non più limitata al popolo della Vecchia Alleanza. Il profeta Isaia invita tutti alla conversione totale, alla purificazione e alla riconciliazione, per accogliere il dono di Dio: un gesto di amore infinito e di tenero affetto. L'evangelista Matteo sottolinea la grande misericordia di Cristo, che è senza confini né barriere: egli non si ferma davanti a razza, nazione o lingua, ma guarda unicamente il cuore dell'uomo e la sua fede. Questo ci rivela una visione messianica che supera ogni divisione umana, politica o religiosa. Il Signore accoglie nel suo regno chiunque riconosca il proprio bisogno di lui e si affidi completamente alla sua Parola. Preghiamo oggi per tutti coloro che sono in ricerca, anche se non ancora battezzati come noi. Possano riscoprire, come il centurione romano del Vangelo odierno, la bellezza della fede in Gesù, il Messia che accoglie e salva ogni uomo.
    2 min

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