Non c'è dunque più nessuna condanna per quelli che sono in Cristo Gesù, perché la legge dello Spirito della vita in Cristo Gesù mi ha liberato dalla legge del peccato e della morte. Infatti, ciò che era impossibile alla legge, perché la carne la rendeva impotente, Dio lo ha fatto; mandando il proprio Figlio in carne simile a carne di peccato e, a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne, affinché il comandamento della legge fosse adempiuto in noi, che camminiamo non secondo la carne, ma secondo lo Spirito.(Romani 8:1-4 - La Bibbia)
Indice della serie sulla Lettera ai Romani
Quando ci troviamo in una situazione che sembra disperata, quando pensiamo che non ci sia più nulla da fare, e poi improvvisamente scopriamo che c'è una soluzione, tiriamo un bel sospiro di sollievo vero?
L'apostolo Paolo nei brani precedenti ci ha proprio descritto la frustrazione che accompagna l'uomo che cerca di combattere il peccato nella sua vita scoprendo di non poterci riuscire, ma adesso possiamo anche tirare un sospiro di sollievo perché egli ci mostra il modo in cui Dio ci ha dato una via d'uscita.
Infatti Paolo comincia subito con la più bella delle notizie. Se siamo in Gesù Cristo, se abbiamo riposto in lui la nostra fede identificandoci nella sua morte e nella sua risurrezione riconoscendo che lui è morto per i nostri peccati sulla croce, come Paolo ha descritto nel capitolo 6, non c'è alcuna condanna per noi!
Non abbiamo quindi nulla da temere perché, usando le parole di Paolo, la legge dello Spirito della vita ci ha liberati dalla legge del peccato e della morte. Cosa significa questo?
Significa che il piano di Dio per la salvezza dell'uomo è completo, infatti non solo Gesù ha già pagato per il nostro peccato sulla croce, ma al presente Egli, attraverso lo Spirito di Dio in noi, ci permette di prevalere sulla legge del peccato, ovvero sull'inclinazione al peccato che Paolo ha descritto molto bene nel capitolo precedente. Dio ha quindi fatto per noi ciò che noi non potevamo fare!
Il Signore Gesù nella sua incarnazione ha assunto una forma perfettamente umana, tuttavia pur essendo simile ad ognuno di noi egli non ha peccato. Se la morte è il salario del peccato, possiamo assolutamente dire che Gesù non meritò quel salario, eppure morì sulla croce. Nel momento in cui ha dato la sua vita sulla croce egli non ha quindi pagato per il proprio peccato ma ha potuto pagare per tutti noi. Dio non ha condannato Gesù, ma ha condannato il peccato nella sua persona. Possiamo dire che mentre moriva sulla croce, Gesù ha rappresentato tutti noi. Ecco perché credere in Gesù significa identificarsi con la sua morte.
Ma c'è anche l'altro lato della medaglia, Gesù infatti non è rimasto nella tomba ma è risorto. Così allo stesso modo noi che ci identifichiamo in Lui ci identifichiamo anche nella sua risurrezione e possiamo cominciare una nuova vita come avevamo già visto in Romani 6:4. Ma cos'è davvero questa nuova vita, se non il risultato dell'azione dello Spirito Santo nel credente? Se da una parte è vero che la natura peccaminosa è sempre presente, è anche vero che dopo la conversione il Signore agisce nel credente con il suo Spirito Santo condividendo con l'uomo la sua natura (2Pt 1:4). Dio ha quindi impiantato in colui che ha riposto in Gesù la propria fede anche una nuova natura che gli permette di vincere sul peccato.