Giovanni fissa ancora lo sguardo su Gesù, lo addita come agnello di Dio e suscita la curiosità di due dei suoi discepoli, i quali, si mettono alla sua sequela. Gesù li interroga: «Che cosa cercate?». Una domanda oggi più che mai opportuna per ciascuno di noi che abbiamo scelto di seguirlo. Dicendo «che cosa» cercate e non «chi» cercate, egli vuole forse chiederci se da lui attendiamo qualcosa, qualche umana sicurezza, qualche bene di cui fruire. L’evangelista Matteo riferisce più dettagliatamente una parola di Gesù: «Le volpi hanno le loro tane e gli uccelli del cielo i loro nidi, ma il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo». Così egli dichiara la sua estrema povertà e, contemporaneamente, orienta i suoi seguaci a scelte chiare e consapevoli: nessuno si mette alla sequela di Cristo per avere i beni di questo mondo, ma per ottenere il sommo bene, la vita in Dio. Così fece Andrea, il fratello di Simone; così fece lo stesso Pietro, che riceve un nuovo nome; così hanno fatto milioni e milioni di seguaci e apostoli di Cristo. Sono loro che, ancora una volta, ci rivelano con semplicità ed entusiasmo la grande scoperta della vita: «Abbiamo trovato il Messia», che si traduce Cristo. È la scoperta di ogni cristiano che vive il proprio battesimo e sceglie con piena convinzione di seguire Cristo e il suo Vangelo. È poi l’esperienza della vita a convincerci, giorno dopo giorno, della splendida realtà del dono ricevuto; è l’esperienza a mostrarci quanto convenga rinunciare alle nostre fragili e umane sicurezze per possedere quelle stabili e certe che Dio ci dona, rivelandosi gratuitamente a ciascuno di noi.