A quasi un mese dal termine del Sinodo dei Vescovi per la regione panamazzonca sul tema Nuovi cammini per la Chiesa e per una ecologia integrale, torniamo a parlarne insieme con Mattia Prayer Galletti, Responsabile per le popolazioni indigene dell'IFAD, il Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo, intervenuto al Sinodo proprio per parlare dell'azione dell'IFAD in quella regione del mondo.
Nel suo saluto in apertura lavori del Sinodo, lo scorso 7 ottobre Papa Francesco ebbe a dire, tra l'altro
Non siamo venuti qui per inventare programmi di sviluppo sociale o di custodia di culture, di tipo museale, o di azioni pastorali con lo stesso stile non contemplativo con cui si stanno portando avanti le azioni di segno opposto: deforestazione, uniformazione, sfruttamento. Fanno anche programmi che non rispettano la poesia — mi permetto di dirlo — , la realtà dei popoli che è sovrana. Dobbiamo anche guardarci dalla mondanità nel modo di esigere punti di vista, cambiamenti nell’organizzazione. La mondanità si infiltra sempre e ci fa allontanare dalla poesia dei popoli.
Siamo venuti per contemplare, per comprendere, per servire i popoli. E lo facciamo percorrendo un cammino sinodale, lo facciamo in sinodo, non in tavole rotonde, non in conferenze e ulteriori discussioni: lo facciamo in sinodo, perché un sinodo non è un parlamento, non è un parlatorio, non è dimostrare chi ha più potere sui media e chi ha più potere nella rete, per imporre qualsiasi idea o qualsiasi piano. Sinodo è camminare insieme sotto l’ispirazione e la guida dello Spirito Santo.
Partendo dalle parole del Pontefice, Mattia Prayer Galletti sottolinea ai nostri microfoni della Radio Vaticana l'importanza che ha avuto il Sinodo come anche quella del Forum mondiale delle popolazioni indigene che, con cadenza biennale, ha luogo presso la sede dell'IFAD a ROMA, di fronte al Consiglio dei Governatori.