La parola Epifania significa «manifestazione». Gesù Bambino, come chiamò i pastori ad adorarlo nella grotta di Betlemme, mediante il canto degli angeli, così, con il linguaggio persuasivo di una stella, attrae a sé e si manifesta alle genti, chiamando dall’Oriente i Re Magi. La manifestazione del Signore ha molti motivi di festa: la chiamata alla fede dei Re Magi, la chiamata di uomini e donne a un servizio nella Chiesa, al sacerdozio, alla vita di consacrazione; festa perché gli esiliati di Israele ritornano in patria con incontenibile giubilo, perché popoli e re si affrettano a raggiungere Gerusalemme e camminano allo splendore della sua luce. È festa per il Bambino Gesù che, per mezzo dei doni a lui offerti dai Re Magi - oro, incenso e mirra - viene riconosciuto come vero Dio, vero Re e vero Uomo. È festa per i nostri bambini che, come è tradizione almeno in alcune regioni, oggi sono fatti segno di particolare attenzione, con regali e donativi che suscitano esplosioni di gioia e con tanti segni di affetto verso i generosi babbi natali. Solo nel cuore di Erode c’è turbamento, come nel cuore di chiunque si lasci dominare dalla passionalità. Forse anche a molti bambini che vivono nella povertà più squallida non giungono queste voci di festa; eppure oggi si celebra la Giornata dell’Infanzia missionaria e di tutta l’infanzia che soffre. Si vorrebbero suscitare in tutti i bambini del mondo sentimenti di gioiosa esultanza, ma come? Con la condivisione, con la generosità di chi ha verso chi nulla possiede. Non sarebbe una bella occasione per sensibilizzare i propri figli, per educarli al risparmio, alla rinuncia di tanti giocattoli superflui, e così regalare un momento di gioia a chi vive nell’amarezza?