Il matrimonio contemporaneo è in crisi, non più una solida alleanza ma un legame fragile che spesso si spezza. Questa fragilità è radicata in un individualismo esasperato, dove l'io narcisista percepisce l'altro non come compagno, ma come ostacolo all'autorealizzazione e al desiderio, trasformato dalla logica capitalistica in puro consumo. Il coniuge diventa un "gadget" sostituibile, e il tempo condiviso si atrofizza, consumato dalla frenesia e dalla mancanza di spazi non programmati.
La "tirannia del Cronos" divora il tempo della coppia, frammentandolo e privandolo della spontaneità, portando alla "società della stanchezza" dove la routine soffoca la passione. Parallelamente, l'erosione della memoria condivisa contribuisce allo sgretolamento del legame. I ricordi, un tempo collante, sbiadiscono nella società dell'oblio digitale, ridotti a dati privi di valore emotivo, lasciando le coppie senza una narrazione comune e con un "Simbolico" vacillante.
In questo scenario, il marital coaching emerge come una bussola per orientare le coppie. Il suo scopo non è fornire tecniche, ma riaprire uno spazio di ascolto per far riemergere il "noi" dall'egoismo individuale. Il coach agisce come "tessitore di silenzi", aiutando a trasformare i conflitti in comunicazione significativa. Attraverso domande profonde ed esercizi di presenza, si lavora per rompere lo specchio del narcisismo e riscoprire il desiderio lacaniano, che nasce dalla mancanza e dall'accettazione del mistero dell'altro.
Il coaching introduce il concetto di "tempo rituale", incoraggiando la creazione di "isole" di condivisione non negoziabile (es. cene senza telefoni) per riattivare il "sacramento del quotidiano". Questo processo è paragonabile al lavoro di un giardiniere dell'anima, che dissoda il terreno del risentimento e pianta semi di gratitudine, accettando che il giardino della coppia, pur non essendo esente da spine, possa trasformare le ferite in cicatrici che raccontano una storia di sopravvivenza.
Esercizi come il "ripercorrere la geografia emotiva" della relazione aiutano a risvegliare la memoria sensoriale e a contestualizzare i conflitti in una narrazione più ampia. Il coaching invita a ridefinire il "per sempre" non come una promessa ingenua, ma come una scelta quotidiana, un tessuto che si rigenera attraverso crisi e riconciliazioni.
Il culmine di questo percorso è la riscoperta dell'alterità: accettare che l'altro non serve a colmare le proprie mancanze, ma espande l'io attraverso il "noi". Il coaching diventa un "laboratorio di vulnerabilità" dove si impara a vivere il conflitto senza distruggersi, scoprendo che la vera forza sta nel sostenersi senza soffocarsi.
In conclusione, il matrimonio moderno non è destinato all'estinzione, ma a rinascere in forme più consapevoli. Il marital coaching restituisce le coppie a se stesse, insegnando che l'amore non è assenza di tempeste, ma l'arte di danzare sotto la pioggia. Scegliere di restare, non per dovere ma per la possibilità di continuare a esplorare l'altro, è un atto rivoluzionario in un mondo che idolatra l'effimero. Il "miracolo del legame" risiede nella scelta quotidiana di provarci "ancora", una fiamma che, se nutrita, può ardere anche nelle condizioni più avverse.