Viviamo in un contesto in cui più dell’80% degli atleti professionisti ha almeno una conoscenza teorica di tecniche mentali — come respirazione, imagery, rilassamento progressivo o training autogeno.
Ma solo una minima parte ( che da uno studio recente sembrerebbe essere il 7% del totale) degli atleti applica davvero queste tecniche per il recupero. Eppure, i benefici documentati sarebbero enormi:
- Miglioramento della regolazione emotiva;
- Riduzione della tensione muscolare cronica;
- Maggiore prontezza attentiva e capacità decisionale;
- Riduzione del rischio di infortuni legati allo stress;
- Maggiore velocità di recupero post-SAI (sport-associated injury).
Perché, allora, non utilizzarle?