Nel marzo del 2017, circa 2500 migranti vengono trasferiti in una tendopoli nella piana di Gioia Tauro, in Calabria. È lo Stato a scegliere il luogo: una distesa isolata, quasi desertica, lontana dagli occhi della città. Nasce così la tendopoli di San Ferdinando: una zona d’ombra dove gli esseri umani vengono dimenticati.
Con l’arrivo dei Decreti Sicurezza tra il 2018 e il 2019, la situazione peggiora drasticamente: si riducono i Centri di Accoglienza, si tagliano i servizi essenziali, e la tendopoli si trasforma lentamente in una baraccopoli.
Oggi la baraccopoli è diventata una piccola città invisibile fatta di legno e plastica, dove si sopravvive grazie all’autorganizzazione: c’è chi aggiusta biciclette, chi cucina, chi vende vestiti, chi scalda e rivende l’acqua.
In questo scenario opera il progetto IN.C.I.P.I.T., nato per contrastare la tratta ma diventato negli anni un presidio fondamentale di supporto legale, psicologico e umano. Il suo compito non è solo legale: è informare i migranti sui loro diritti, spiegare cos’è lo sfruttamento, come leggere una busta paga, cosa aspettarsi da un contratto. Perché spesso, il primo passo per uscire da una condizione di abuso è riconoscerla.
Ma la lotta per la dignità è resa ancora più difficile dalla presenza, silenziosa ma concreta, delle organizzazioni criminali. Quelle che sfruttano la disperazione e trasformano la necessità in reato. Quelle che temono l’informazione, la consapevolezza, il cambiamento.
Ne parliamo con Federica, studentessa dell'Università Mediterranea di Reggio Calabria che, grazie al Professor Alessio Rauti, è stata alla baraccopoli.
Un ringraziamento speciale, oltre al prof. Rauti, va al Progetto IN.C.I.P.I.T., in particolare all'avv.ssa Corio e agli avv. Penna e Costantino.
Ascolta questo episodio per entrare, con rispetto e attenzione, dentro uno dei luoghi più dimenticati d’Italia.