di Giuseppe SpertiIl progetto Glasswing promette di scoprire vulnerabilità informatiche su scala industriale. Il modello automatizza un processo finora affidato all’esperienza di pochi specialisti e lo rende continuo, sistematico, potenzialmente illimitato. La cybersecurity cambia pertanto natura: non più solo una sfida tecnica, diventa una leva strategica. In gioco non ci sono solo sistemi e dati, ma equilibri di potere tra Stati e capacità di pressione nel nuovo spazio digitale.Seconda e ultima puntata della serie Glasswing: il progetto riservato che rivoluzionerà la geopolitica della cybersecurityIN BREVESicurezza geopolitica L’intelligenza artificiale applicata alla cybersecurity trasforma la ricerca delle falle informatiche in un fattore strategico che altera gli equilibri di potere globali.Il gap tecnologico Il controllo iniziale della coalizione Glasswing garantisce un vantaggio temporaneo, ma la natura duale del software rende la proliferazione tra le superpotenze inevitabile.Rischio inflazione Se diversi attori replicheranno modelli simili, il sistema di disclosure entrerà in crisi, generando un’inflazione di zero-day superiore alla capacità umana di applicare patch.Frammentazione globale La nascita di ecosistemi tecnologici separati e non comunicanti spezzerà la cooperazione globale, lasciando l’Europa esposta, a causa della sua dipendenza da tecnologie altrui.Corsa contro il tempo La vera resilienza non risiederà nella scoperta delle vulnerabilità, ma nella capacità e nella velocità di riparare i sistemi prima che una macchina perpetua possa sfruttarli.Nella prima parte di questa serie di due puntate, abbiamo ripercorso la storia di WannaCry – il ransomware che nel maggio 2017 paralizzò ospedali, ferrovie e aziende in 150 Paesi. Abbiamo visto come un exploit sviluppato dalla Nsa finì nelle mani sbagliate. Abbiamo esplorato le fragilità strutturali che resero possibile quella catastrofe: vulnerabilità nascoste nel codice, patch che arrivano ma non vengono installate, sistemi dimenticati e mai aggiornati.E abbiamo chiuso l’articolo con una domanda: che cosa succederebbe se qualcuno potesse industrializzare quel processo? Se esistesse uno strumento capace di trovare vulnerabilità critiche non una alla volta, frutto del lavoro paziente di ricercatori specializzati, ma a decine, a centinaia, in modo continuo e automatico?Torniamo all’annuncio di Anthropic dell’aprile 2026, ma con occhi diversi. Che cosa sappiamo ora? Sappiamo cosa significa trovare una vulnerabilità critica. Sappiamo quanto sia prezioso il tempo tra scoperta e correzione. Sappiamo quanto sia fragile l’equilibrio su cui si regge la sicurezza di sistemi da cui dipendono ospedali, economie e governi.Mythos è un modello di intelligenza artificiale progettato per fare su scala industriale ciò che, fino a oggi, richiedeva anni di esperienza umana concentrata: esplorare sistemi software complessi, comprenderne le interazioni, identificare le debolezze nascoste nelle pieghe del codice.Un ricercatore di sicurezza esperto – uno di quelli che trovano vulnerabilità critiche, non semplici bug – può analizzare in profondità forse qualche decina di progetti significativi nel corso di un’intera carriera. Un team ben finanziato, con strumenti all’avanguardia, può estendere quella portata di un ordine di grandezza. Ma esistono milioni di progetti software in circolazione; miliardi di righe di codice; librerie che dipendono da altre librerie in catene che nessuno riesce più a tracciare completamente.Mythos cambia l’equazione. Può scandagliare simultaneamente migliaia di codebase. Può mantenere in memoria le connessioni tra componenti diversi, notando quando una debolezza in una libreria oscura si propaga a software critico che la utilizza. Può lavorare senza pause, senza distrazioni, senza i limiti cognitivi che vincolano l’attenzione umana. E può farlo mentre il codice evolve, giorno dopo giorno, aggiornando continuamente la propria comprensione.Dualità intrinsecaLa stessa capacità che permette di trovare una vulnerabilità per correggerla è, per sua natura, la capacità di trovare una vulnerabilità per sfruttarla. Non esiste un modo tecnico per distinguere le due intenzioni. Il codice non sa se chi lo analizza vuole proteggerlo o attaccarlo.Questa dualità intrinseca è il motivo per cui Glasswing è stato annunciato con tanta cautela. È il motivo per cui l’accesso è ristretto. È il motivo per cui le dichiarazioni ufficiali hanno insistito sui rischi invece che sulle opportunità.Se Mythos può trovare vulnerabilità a un ritmo che l’ecosistema attuale non è in grado di assorbire, le conseguenze dipendono interamente da chi controlla quella capacità e da come decide di usarla. Nelle mani di chi vuole difendere, può accelerare la correzione delle falle più critiche, dando priorità a ciò che conta davvero. Nelle mani di chi vuole attaccare, può generare un flusso continuo di armi digitali, saturando le difese avversarie più velocemente di quanto riescano ad adattarsi. E nel mezzo – nella zona grigia dove operano Stati, agenzie di intelligence e attori che non distinguono nettamente tra difesa e attacco – apre possibilità strategiche che meritano di essere comprese.Quando emerge una capacità come quella di Mythos, la domanda non può essere soltanto tecnica. Non basta chiedersi come si possa usare responsabilmente o quali procedure vadano adottate per gestirla. Bisogna chiedersi: cosa può fare un attore razionale – uno Stato, un blocco di potere, un’alleanza – che dispone di questa leva e che i suoi avversari non hanno? Si aprono almeno due forme di vantaggio strategico. Nessuna delle due richiede un attacco visibile o un atto di guerra dichiarata.Vantaggi & svantaggiSapere prima di chiunque altro dove si trovano le fragilità nei sistemi di un avversario – o di interi settori critici del suo tessuto economico e istituzionale – significa disporre di una mappa che l’altro non ha. Non è necessario sfruttare immediatamente quelle vulnerabilità. Si può scegliere di conservarle come opzioni: strumenti da usare se e quando le circostanze lo richiederanno.È il potere della conoscenza asimmetrica: io so dove sei vulnerabile, ma tu non sai che cosa io sappia. È una forma di vantaggio che non lascia tracce, non viola trattati, non appare nei notiziari – ma pesa. Anche senza compiere alcun attacco, la sola possibilità credibile di un flusso continuo di vulnerabilità «nuove» può spingere istituzioni e aziende avversarie in una postura difensiva permanente.Immagina di essere il responsabile della sicurezza di un’infrastruttura critica di un Paese che non ha accesso a strumenti come Mythos. Sai che esistono, sai che altri li usano, ma non sai cosa abbiano già trovato nei sistemi da cui dipendi. Ogni giorno devi chiederti: quali falle conoscono che io non conosco? Cosa potrebbero fare domani che non ho modo di prevedere oggi?Questa incertezza logora. Consuma risorse. Impone priorità distorte. Costringe a investimenti difensivi che potrebbero essere inutili o mal calibrati, perché basati su ipotesi invece che su informazioni. È una forma di pressione che non ha bisogno di concretizzarsi in un attacco per produrre effetti reali.Se la capacità di modelli come Mythos è strategica – se può alterare equilibri di potere – allora la sua distribuzione non è più una scelta commerciale o tecnica. È una scelta geopolitica.La restrizione dell’accesso operata dalla coalizione Glasswing non è un capriccio né una strategia di marketing dell’esclusività. È il tentativo consapevole di evitare che una capacità intrinsecamente duale – utilizzabile sia per difendere sia per attaccare – entri nel sistema internazionale come una commodity, disponibile a chiunque abbia le risorse per acquistarla.È una logica che riecheggia decisioni prese in altri domini strategici: i regimi di non-proliferazione nucleare, i controlli sull’export di armi avanzate, le restrizioni sui materiali sensibili. Con una differenza cruciale: nel mondo digitale, le barriere sono più porose. Replicare una capacità software è più facile che costruire una centrifuga per l’arricchimento dell’uranio. Il tempo necessario per colmare un gap tecnologico può essere molto più breve.Questo ci porta alla domanda centrale, quella che definisce lo scenario che si sta aprendo: in un mondo multipolare, attraversato da rivalità sistemiche e sfiducia reciproca, chi può davvero permettersi di restare fuori da una capacità che ridisegna il rapporto tra vulnerabilità, potere e stabilità?La domanda non ammette una risposta univoca. Ammette piuttosto tre scenari, tre traiettorie che vale la pena esplorare perché ciascuna illumina una logica diversa e un diverso equilibrio di rischi.Tre scenariNel primo scenario, la coalizione Glasswing mantiene il controllo. L’accesso a Mythos resta confinato a un perimetro ristretto di alleati americani e partner tecnologici fidati. Nessun altro attore riesce a replicare la capacità in tempi brevi. Il vantaggio informativo diventa strutturale. Il sistema di disclosure coordinata si biforca: continua a esistere per le vulnerabilità ordinarie, quelle che non hanno rilevanza strategica. Ma le falle critiche – quelle nei sistemi di avversari o potenziali avversari – seguono canali riservati, invisibili al resto del mondo.Gli esclusi – come Cina e Russia – investono massicciamente per sviluppare capacità equivalenti, ma il gap temporale pesa. Nel frattempo, la coalizione dispone di una leva permanente. È una forma di deterrenza asimmetrica, più sottile di un attacco ma non meno reale.I rischi di questo scenario sono principalmente due. Il primo è l’instabilità dell’esclusione: chi è fuori potrebbe interpretare anche intrusioni esplorative come atti ostili, innescando escalation non volute. Il secondo è la fragilità interna del club: fughe di informazioni, dissidi commerciali tra i partner, pressioni per monetizzare la capacità potrebbero erodere la coesione più rapidamente di quanto si immagini.Nel secondo scenario, altr
Voci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea Pincin
Krisis – Rivista di politica globale iscritta nel Pubblico Registro Stampa n. 21/2024 del Tribunale Ordinario di Milano.
Editore e direttrice rresponsabile: Elisabetta Burba
Codice ISSN: 3035-2797