Pagina Tre

Namibia, l’apartheid dei nuovi (o vecchi) coloni tedeschi


Listen Later

(voce di SopraPensiero)
 
(di Agatha Orrico)
Provate a immaginare di vivere in una comunità di contadini e allevatori, proprietari di una casa e di un terreno, o di una fattoria, ereditata dal papà o dal nonno. Un giorno arriva qualcuno di estraneo che, senza alcun motivo al di fuori di un chiaro intento di sopraffazione, si prende tutto. In cambio costruisce una sfilza di baracche in un’area desertica e maleodorante, fatta di sterpaglie sotto al sole, dove mancano acqua e strutture igieniche e sanitarie, e vi costringe con la forza a vivere lì.
Ci sarebbe poco da stare allegri.
Ecco, quello descritto sopra è quanto accaduto agli abitanti della Namibia.
Bello eh?
Ma non è tutto.
Siccome voi per merito del sole avete una pigmentazione diversa dai nuovi arrivati, dovete entrare dalle porte di servizio, camminare su di un marciapiede a parte, sedervi a parte, Insomma, dovete starvene sempre da un’altra parte. In casa vostra.
Chi non avesse ben presente quello che i colonizzatori tedeschi hanno fatto in Namibia ai tempi della spartizione delle colonie, in termini di distruzione, apartheid e cattiveria in genere, può andare a rileggersi il mio articolo “Namibia anticamera dell’Olocausto” dove trovate la verità senza filtri (non li uso) su quanto accaduto. E se qualcun’altro pensa che questi siano fatti del passato, beh si sbaglia. Quello di cui parlo in apertura accade oggi, nel 2018, oggi che l’apartheid dovrebbe essere stato sconfitto, oggi che il colonialismo viene dichiaratamente definito acqua passata. Ma così non è, non in Namibia, non in Sudafrica, non in gran parte dell’Africa.
In Namibia risplendono sotto al sole le bellissime dune desertiche a picco sull’Oceano Atlantico, i parchi nazionali popolati da incredibili animali della savana, le raffinate architetture del passato. Ma c’è dell’altro.
Basta addentrarsi nel centro della capitale Windhoek fatto di gioiellerie che espongono preziosissimi diamanti, ville faraoniche e negozi sfarzosi, contornati da frivolezze e gli immancabili vasi di fiori che nemmeno a Schwering in Germania…e naturalmente chiese protestanti in puro stile teutonico. Insomma, l’esibizione sfrontata di una architettura di tipo coloniale che fa sprofondare il povero namibiano medio in quell’era oscura dove lui era il servo e l’altro il padrone.
Vi sono, sparse qua e là, pacchianissime targhe commemorative che piangono quei “coraggiosi uomini, donne e bambini tedeschi, quei martiri caduti durante le rivolte e le guerre condotte dalla popolazione indigena locale”. Diosanto, leggetevi il mio articolo poi ne riparliamo.
Per non parlare dell’indecente Monumento Equestre (Reiterdenkmal), una statua inaugurata nel 1912 in occasione del compleanno dell’imperatore tedesco Guglielmo II, a riprova di un’inequivocabile fierezza germanica, che “onora i soldati e i civili che morirono nello schieramento tedesco della guerra Herero e Namaqua”.
Santodio! Onore a chi ha commesso il genocidio di un popolo, memoria fasulla ai campi di concentramento ante litteram, una cosa da far accaponare la pelle a chi prova ancora un briciolo di indignazione di fronte ad un tale orrore. Poco distante un negozio di oggettistica dove addirittura è possibile acquistare souvenir del nazismo.
A pochi passi dall’orribile Cavallo svetta una statua, la rappresentazione dell’ignobile farsa di un uomo e una donna con le catene spezzate che cita: “il loro sangue nutre la nostra libertà”, dove orde di turisti di ceppo germanico immortalano il must assoluto del loro favoloso tour dell’Africa del sud e delle loro vacanze da nababbi. Un esercito di vacanzieri senza memoria, che non viene minimamente sfiorato dal muovere una qualsiasi critica ai suoi antenati, né pare intenzionato ad un qualunque esercizio di coscienza (come se a Gorèe i turisti bianchi facessero la fila per immortalarsi sorridenti davanti alla statua di uno schiavi[...]
...more
View all episodesView all episodes
Download on the App Store

Pagina TreBy Liber Liber