Quanto può diventare fragile la parola “casa” quando, da un momento all’altro, rischi di perderla? Da questa minaccia parte la puntata 124 di Navigando Parole, con Serena Venditto, tornata ai nostri microfoni per presentare in anteprima “Casa è dove noi”, il nuovo Giallo Mondadori dedicato agli ormai irresistibili inquilini di via Atri 36 e al loro gatto nero Mycroft.Questa volta l’indagine nasce da una questione molto concreta: il proprietario dell’appartamento vuole vendere la casa per sostenere le spese legali della moglie, accusata di omicidio. Malù e i suoi coinquilini hanno soltanto una settimana per dimostrarne l’innocenza e salvare il luogo che negli anni è diventato molto più di quattro mura. Una casa-mondo, come la definisce Serena: un punto d’incontro tra persone diverse che, vivendo insieme, hanno finito per costruire una famiglia decisamente poco convenzionale.Ma dietro il giallo c’è anche la trasformazione di Napoli. Serena racconta come il centro storico sia cambiato negli ultimi anni, dall’esplosione del turismo alla diffusione di bed & breakfast e affitti brevi, fino alla crescente difficoltà di trovare casa. Un mutamento reale che entra nella finzione e mette in discussione proprio uno degli elementi più riconoscibili della serie: quell’appartamento di via Atri 36 che sembrava immutabile.La conversazione si allarga poi alla scrittrice dietro i romanzi. Parliamo del suo esordio nella commedia, della rinascita del giallo napoletano, delle influenze che arrivano da Totò, Carosone e dalla cultura della città, ma soprattutto del suo metodo di lavoro: le scadenze necessarie per mettersi a scrivere, le prime trenta pagine vissute quasi come una tortura, le scalette, gli incastri e quella fase di progettazione in cui costruire un giallo diventa un vero puzzle.Entriamo anche nell’altra anima professionale di Serena Venditto, quella di editor. Che cosa cambia quando chi scrive passa dall’altra parte del tavolo e deve lavorare sulle parole di un altro autore? Ne nasce una riflessione sull’editing come lavoro di sottrazione e valorizzazione, dal macro editing della struttura fino alla cura della singola frase. Perché, come emerge dalla puntata, scrivere significa anche diventare un po’ “giardinieri di ogni singola frase”.E naturalmente c’è lui: Mycroft. Non una semplice mascotte, ma un gatto che, comportandosi esattamente come farebbe un gatto, riesce a indicare incongruenze, dettagli e collegamenti che gli esseri umani spesso non vedono. Serena racconta come è nato questo particolare investigatore felino e perché, romanzo dopo romanzo, sia diventato una vera lente d’ingrandimento narrativa.C’è spazio anche per il rapporto con Mondadori, per il podcast audio che racconta il prequel della serie e per qualche inevitabile deviazione dal programma — compreso un “Chi butti dalla torre?” dedicato ai gatti più celebri della letteratura e della cultura pop. Perché parlare di gialli va bene, ma con Serena Venditto riuscire a restare seri per un’ora intera sarebbe stato decisamente sospetto.Una puntata che parte da un omicidio, passa attraverso Napoli, la scrittura e il mestiere dell’editor e finisce per parlare soprattutto di una cosa: che cosa rende davvero un luogo una casa?
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