"Carlo, ma chi te lo fa fare di amare l'America in questo periodo?"
Con tutto quello che succede politicamente, io non ci metterò più piede."Ho letto i vostri messaggi. Ho sentito la vostra delusione, la rabbia e talvolta la paura verso un Paese che sembra aver cambiato volto. Mi sono preso un mese di pausa proprio per riflettere su questo. E chiudendo gli occhi, non ho pensato ai telegiornali o ai risultati elettorali.
Ho pensato al vapore che esce dai tombini in inverno. Al tremore della metropolitana sotto i piedi. Al respiro affannoso e vitale di una città che non si ferma mai.
In questo primo episodio della Seconda Stagione, voglio rispondervi con onestà. Stiamo commettendo un errore di prospettiva: stiamo confondendo il Governo con la Città. Stiamo confondendo le leggi con l'anima.
New York non è gli Stati Uniti. È un'isola, un esperimento di convivenza forzata e meravigliosa, un'arena dove l'umanità viene messa alla prova ogni giorno. Oggi vi spiego perché, nonostante le imperfezioni, lo sporco e le contraddizioni, New York rimane il luogo più reale del mondo. E perché andarci oggi non è un atto politico, ma un atto di vita.Bentornati a "New York con Carlo". Si riparte.