(Testo di riferimento: Matteo 5,17-26 - La Bibbia)
«Non pensate che io sia venuto per abolire la legge o i profeti; io sono venuto non per abolire ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un iota o un apice della legge passerà senza che tutto sia adempiuto. (Matteo 5,17-18)
Il sermone sul monte entra nel vivo con una lunga sezione in cui Gesù prende alcuni comandamenti della legge e li commenta.
Per un Ebreo la legge era fondamentale, ma non dobbiamo pensare che tutti fossero d'accordo sul modo in cui la legge andava interpretata ed applicata.
Spesso si pensa alla legge e all'Antico Testamento come qualcosa di monolitico ma non era così e non poteva essere così. Si tenga innanzitutto presente che i vari libri dell'Antico Testamento si erano aggiunti l'uno all'altro nel corso di vari secoli, con uno sviluppo graduale della rivelazione. Se si legge l'Antico Testamento con attenzione ci si rende conto del fatto che la legge che Dio aveva dato al popolo di Israele contiene principi che avevano un valore duraturo e servivano a regolare la vita del popolo, ma tali principi andavano declinati ogni volta, caso per caso, nella situazione specifica in cui il popolo si veniva a trovare. Nel corso della storia di Israele si è passati dal deserto alla terra promessa, dal periodo dei giudici a quello dei re, dal tabernacolo al tempio. Dio aveva anche di volta in volta mandato profeti che avevano dato un contributo importante alla comprensione del pensiero di Dio. Poi il tempio venne distrutto nel 586 e gli Ebrei in esilio dovettero adattarsi a quella nuova situazione. Si pensi ad esempio che un ebreo in esilio non poteva certamente offrire i sacrifici prescritti dalla legge levitica, non essendoci più il tempio, ma, come si vede nel libro di Daniele, cercava comunque di applicare i principi della legge nel suo rapporto con Dio e con gli altri lì dove si trovava, con tutte le limitazioni del caso.
Dopo l'esilio molti ebrei erano rimasti dispersi nel mondo allora conosciuto ed è in quel periodo che si erano organizzati con il modello delle sinagoghe, affrontando una situazione nuova. Man mano che i secoli passavano e la società cambiava gli Ebrei cercavano sempre il modo di applicare la legge nel modo più adatto alla situazione. Con l'avvento della cultura greca, nei secoli precedenti la venuta di Gesù la società ebraica era profondamente mutata, ed è proprio in quel periodo che gruppi come quello dei Farisei avevano avuto il merito di cercare di salvaguardare la legge il più possibile, interpretando e stabilendo come si poteva applicare i principi della legge in quella società. Tra le diverse interpretazioni della legge, quella farisaica era certamente considerata una delle più autorevoli in quel tempo. I Farisei avevano codificato minuziosamente il modo in cui la legge doveva essere applicata nei vari casi in cui ci si veniva a trovare.
Perché è importante tenere presente tutto questo? Perché solo così possiamo capire le parole di Gesù che affermò di non voler abolire la legge, ma piuttosto di volerla portare a compimento. Se paragoniamo la legge ad una casa in costruzione , Gesù non è venuto per abbatterla dalle fondamenta, ma piuttosto è venuto per mettere il tetto e completarla.
La legge era l'istruzione che Dio aveva dato ad Israele e doveva regolare la vita del popolo e il loro rapporto con Lui. Come abbiamo detto occorreva comprenderla, interpretarla e applicarla nelle varie situazioni specifiche. Una delle cose che ogni Ebreo si aspettava dal Messia, quando sarebbe venuto, era proprio una conoscenza e una spiegazione perfetta della legge. La sua sarebbe stata l'interpretazione definitiva. In Giovanni 4:25,