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«Ci siamo anche imposti per legge di dare ogni anno il terzo di un siclo per il servizio della casa del nostro Dio, per i pani della presentazione, per l’offerta continua, per l’olocausto continuo dei sabati, dei noviluni, delle feste, per le cose consacrate, per i sacrifici espiatori in favore d’Israele, e per tutta l’opera della casa del nostro Dio. Noi, sacerdoti, Leviti e popolo, abbiamo stabilito per sorteggio quando ognuna delle nostre famiglie deve portare alla casa di Dio, nei tempi stabiliti, ogni anno, un contributo di legna da bruciare sull’altare del SIGNORE nostro Dio, come sta scritto nella legge; e ci siamo impegnati a portare ogni anno nella casa del SIGNORE le primizie del nostro suolo e le primizie dei frutti di tutti gli alberi, e così pure i primogeniti dei nostri figli e del nostro bestiame secondo quanto sta scritto nella legge, e i primogeniti delle nostre mandrie e delle nostre greggi per presentarli nella casa del nostro Dio ai sacerdoti che fanno il servizio nella casa del nostro Dio. Ci siamo anche impegnati a portare ai sacerdoti nei magazzini della casa del nostro Dio, la nostra prima farina, le nostre offerte, le primizie dei frutti di tutti gli alberi, del vino e dell’olio, e di dare la decima delle rendite del nostro suolo ai Leviti, i quali devono prelevare essi stessi queste decime in tutti i luoghi da noi coltivati. Un sacerdote, figlio di Aaronne, sarà con i Leviti quando preleveranno le decime; e i Leviti porteranno la decima della decima alla casa del nostro Dio nelle stanze usate come magazzino, perché in quelle stanze i figli d’Israele e i figli di Levi devono portare l’offerta di frumento, di vino e d’olio; là sono gli utensili del santuario, i sacerdoti che fanno il servizio, i portinai e i cantori.
Noi ci siamo così impegnati a non trascurare la casa del nostro Dio».
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(Neemia 10:32-39 – La bibbia)
Serie completa pensieri sul libro di Neemia
Dio non ha bisogno di mura per abitarvi. Quale casa infatti potrebbe contenere il Creatore dei cieli e della terra? Nei templi l’uomo ha sempre messo i propri idoli, limitati, muti e inespressivi. Ma Dio non lo puoi chiudere tra quattro mura.
Ma allora a cosa servì il tabernacolo nel deserto e poi il tempio a Gerusalemme? Sono semplici rappresentazioni della realtà, del vero tabernacolo, del cielo stesso, rappresentazioni che servono all’uomo per comprendere la realtà delle cose… Così attraverso il tempio l’uomo poteva avvicinarsi a Dio, comprendendo la santità di Dio e la difficoltà dell’uomo peccatore ad avvicinarsi a Lui. Quando il sommo sacerdote una volta all’anno entrava nel luogo santissimo per presentare l’offerta per sé stesso e per il resto del popolo, era il momento più solenne dell’anno.
Così, non deve stupirci se uno dei segni della riforma spirituale ai tempi di Neemia fu proprio l’impegno a non trascurare la casa di Dio,