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Così giunsi a Gerusalemme, e, trascorsi tre giorni, mi alzai di notte, presi con me pochi uomini,
e non parlai a nessuno di quello che Dio mi aveva messo in cuore di fare per Gerusalemme.
Non avevo con me altra cavalcatura oltre a quella che usavo.
Uscii di notte per la porta della Valle, e mi diressi verso la sorgente del Dragone e la porta del Letame,
osservando le mura di Gerusalemme, quanto erano rovinate e come le sue porte erano consumate dal fuoco.
Passai presso la porta della Sorgente e il serbatoio del Re, ma non c’era posto per cui potesse passare la mia cavalcatura.
Allora risalii di notte la valle, sempre osservando le mura;
poi, rientrato per la porta della Valle, me ne tornai a casa.
Le autorità non sapevano né dove fossi andato né che cosa facessi.
Fino a quel momento, io non avevo detto nulla né ai Giudei
né ai sacerdoti né ai notabili né ai magistrati né ad alcuno di quelli che si occupavano dei lavori.
Allora dissi loro: «Voi vedete in che misera condizione ci troviamo;
Gerusalemme è distrutta e le sue porte son consumate dal fuoco!
Venite, ricostruiamo le mura di Gerusalemme, e non saremo più nella vergogna!»
Raccontai loro come la benefica mano del mio Dio era stata su di me,
e riferii le parole che il re mi aveva dette.
Quelli dissero: “Sbrighiamoci e mettiamoci a costruire!”
E si fecero coraggio con questo buon proposito.
—
(Neemia 2:11-18 – LA BIBBIA)
Serie completa pensieri sul libro di Neemia
Nella nostra vita ci troviamo spesso a prendere decisioni che possono rivelarsi fatali nel caso in cui fossimo troppo precipitosi.
Fare “il passo più lungo della gamba” è un errore che può costarci caro in tutti gli ambiti della nostra vita, nel lavoro, nella famiglia, nella nostra vita spirituale.
Come abbiamo visto in precedenza, Neemia era stato già un buon pianificatore mentre aspettava la risposta di Dio. Nel brano appena letto, egli dimostrò di avere un’altra dote importante. Infatti, arrivato a Gerusalemme, dopo alcuni giorni, prima di parlare con il popolo e rivelare quali erano i suoi propositi, Neemia si recò di persona a vedere le condizioni delle mura per rendersi conto esattamente del lavoro necessario per ricostruirle.
Sembra banale, ma Neemia mostrò una grande saggezza perché prima di passare all’azione volle essere sicuro della realizzabilità del progetto.
A quel punto, Neemia, incoraggiò il popolo con forza, raccontando come Dio lo aveva sostenuto nell’esporre il suo piano al re Artaserse, e di come Artaserse avesse risposto in maniera positiva. Egli parlò al popolo solo dopo aver visto con i suoi occhi ciò che si doveva fare, dopo essersi convinto che la ricostruzione era un obiettivo realistico! Riuscì quindi a trascinare gli altri con un entusiasmo contagio...