GoodMorning Milano

Occhi di ragazza, Un'amicizia alla Stand-By Me


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Ciao, io sono Alice... e questa è Occhi di ragazza, la rubrica in cui provo a raccontare il mondo filtrato dai miei occhi.

Qualche sera fa, dopo un'uscita, mi capita di ripensare alle amicizie. Non a quelle da "lista contatti". A quelle vere. Quelle con la A maiuscola. E mi viene in mente una cosa un po’ scomoda da dire: io amici ne ho sempre avuti. Ma AMICI, pochi.

E non perché fossi sola, anzi, ero sempre in mezzo alla gente. Però essere circondata da persone non vuol dire stare bene, non in modo profondo. E io, quella differenza la sentivo addosso.

Mi sono accorta che tante persone mi volevano quando ero nella mia versione migliore: simpatica, brillante, disponibile, carica. Ma nei giorni storti no, nei giorni silenziosi no, nei giorni in cui non avevo voglia di fare spettacolo no.

E allora ho iniziato a pensare, forse senza nemmeno dirmelo chiaramente, che per essere scelta dovevo essere “al top” sempre. Che la versione triste, spenta, fragile fosse meno voluta, meno interessante e forse, anche meno degna.

E questa cosa, col tempo, un po' ti scava. Ti fa pensare: se non brillo, resto sola.

Anche alle superiori mi ricordo che mi sentivo dentro un ambiente che non mi somigliava davvero. Tante dinamiche, tante maschere. E lo so che suona strano dirlo, ma quando è arrivato il periodo del covid, una parte di me ha tirato il fiato. È stato come premere pausa, togliere strati. Tornare ad ascoltarmi e connettermi con quella parte che avevo nascosto sotto il tappeto.

Poi arrivi all’università e pensi che le cose devono cambiare, perché si sa, i posti nuovi ti rimettono in gioco davvero.

Alcune amicizie vere, quelle che oggi chiamo così senza paura, le ho trovate lì. E non erano come me. Non erano quelle che avrei immaginato. Alcune, lo ammetto, all’inizio le avevo perfino etichettate come “diverse”, “strane”, “non affini”. Non esteticamente, non caratterialmente, non per stile, simili a me.

E invece...

Invece ho scoperto che l’affinità non è somiglianza. È poter essere con loro, anche nella giornata no, senza sentirti fuori posto.

Anzi, più una persona è diversa da me, più mi viene voglia di scoprirla.

Anni fa guardavo "Stand by- Me" e pensavo: io voglio un’amicizia così. Quella lealtà semplice, quella presenza incrollabile. Quel “ci sono” che non ha bisogno di prove, di performare e di essere interessante per forza.

È sapere che se oggi non brillo, non perdo il posto.

Quello che davvero voglio condividere con voi è questo: smettiamo di cercare persone che ci applaudono quando splendiamo e iniziamo a tenerci strette quelle persone che ci restano vicino quando ci spegniamo un po’. È lì che capisci chi sta guardando te e non la luce che fai.


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GoodMorning MilanoBy Spazio Umano APS