Olboblo. Arte potenziale

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Olboblo. Arte potenziale episodes

  • OLBOBLO - 10 - Cortocircuito
    Cortocircuito è un’opera di Sara Calcinai È stata realizzata tra il 2025 ed il 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, Università di Verona. 

    L’opera si estende per tutta la lunghezza del vano corridoio e del corridoio degli oblò del secondo piano ed è costituita da una serie di dipinti di diverse dimensioni e diverse rappresentazioni appesi, a distanza tra loro, su entrambi i lati del muro. I 21 dipinti rappresentano stanze in vari colori, la maggior parte con finestre monocrome, qualcuna con scale o interruttori della luce: alcune di queste stanze sono vuote, ma in altre troviamo anche delle mani, o delle figure umanoidi. 

    In questa serie, l’autrice si interroga su cosa definisce il confine tra spazio interno ed esterno, indagando il concetto di stanza come nonluogo, uno spazio sospeso tra realtà e astrazione, in cui la presenza umana è soltanto suggerita. 

    L’uomo, pur nascendo libero, sceglie consapevolmente di chiudersi all’interno di scatole, architetture fisiche e mentali, che nascono come rifugi ma si trasformano in confini. L’angolo di congiunzione delle pareti assume così il significato simbolico di una chiusura estrema, di un limite oltre il quale lo spazio sembra non offrire più possibilità di fuga. Alcune presenze che abitano questi spazi interrogano lo spettatore su dove si trovi: dentro o fuori? Veglia o sogno? Realtà o illusione? In questi ambienti il silenzio diventa una presenza a sua volta. È un silenzio che non coincide semplicemente con l’assenza di suono, ma con l’impossibilità di comunicare, con ciò che rimane sospeso e non riesce a raggiungere l’altro.

    Le figure, isolate e spesso prive di un rapporto diretto tra loro, evocano una comunicazione mancata, interrotta o impossibile. Le pareti non separano soltanto gli spazi, ma anche le persone, i pensieri e le parole.
    3 min
  • OLBOBLO - 9 - Scacco matto
    Scacco matto è un’opera di Alessia De Battista. È stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.  

    Dal vano scale del piano mezzanino continuiamo a salire verso il secondo piano: troviamo l’opera nell’angolo a sinistra del pianerottolo. L’opera rappresenta una scacchiera, con una partita in corso, posata su un piccolo tappeto nei toni del rosso e del nero. Una lastra di zinco è posizionata dietro alle pedine bianche. 

    Scacco matto, composto di legno, scacchi e una lastra di zinco, utilizza il gioco degli scacchi come metafora dei rapporti di potere e delle disuguaglianze presenti nella società. Attraverso la pratica della postproduzione, la tradizionale struttura del gioco viene alterata per mettere in discussione l’idea di una competizione fondata su condizioni realmente paritarie. 
     
    Sulla scacchiera, le pedine nere sembrano aver raggiunto una posizione di vantaggio dal momento che si trovano in condizione di scacco matto nei confronti del re bianco. Tuttavia, dietro un muro metallico si nasconde un secondo gruppo di pedine bianche, di dimensioni maggiori, irraggiungibili e invisibili alle pedine in gioco.
      
    L’apparente vittoria si rivela così un’illusione: le regole del gioco non sono realmente uguali per tutti e ciò che appare come un confronto equilibrato è in realtà condizionato dalla presenza di poteri invisibili e strutturalmente più forti.
      
    L’opera riflette sui meccanismi di esclusione e sulle gerarchie sociali, interrogando la possibilità di un reale riequilibrio dei rapporti di potere. Il gioco, tradizionalmente fondato su regole condivise, diventa quindi uno strumento per evidenziare come le condizioni di partenza possano essere profondamente diseguali e come alcune forme di potere possano rimanere invisibili proprio a chi ne subisce gli effetti.  
    Scacco matto invita lo spettatore a interrogarsi sulla natura delle regole sociali e sulla possibilità di riconoscere e mettere in discussione quelle strutture che determinano, spesso senza essere immediatamente visibili, chi può agire, chi può vincere e chi è destinato a rimanere escluso.
    3 min
  • OLBOBLO - 8 - Arpia
    Arpia è un’opera di Sara Calcinai. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. 

    Per arrivare all’opera dobbiamo ripercorrere a ritroso il corridoio degli oblò e accedere al vano scale che si trova immediatamente di fronte: salendo la prima rampa, l’opera si rivela nell’angolo a sinistra del pianerottolo. L’arpia, con corpo di uccello costituito da una rete di ferro e viso di donna, petto e addome in cemento, è installata su un posatoio di metallo, con cui si colloca in posizione più alta rispetto al visitatore. Quest’ultimo è dunque osservato, dall’alto verso il basso, dall’arpia.

    L’opera misura due metri per centocinquanta centimetri, con una profondità nello spazio di circa un metro. In queste dimensioni è realizzata un’arpia, figura della mitologia greca, in ferro e cemento. 
    L’arpia, creatura della mitologia greca, non ha non ha sempre avuto una connotazione negativa. In origine raffigurava una donna alata portatrice del messaggio divino, racchiudendo una figura di confine tra umano e sacro. Nel corso dei secoli, tuttavia, lo sguardo della società e della cultura patriarcale ne ha progressivamente trasformato l’immagine in una creatura lussuriosa e mostruosa, rendendola simbolo di colpa e presagio di morte.

    L’opera di Sara Calcinai vuole farci riflettere su questa metamorfosi storica, che riflette la condanna della storia dell’indipendenza femminile, del corpo e della voce della donna che sfuggono al controllo.  

    Arpia si inserisce in questa frattura simbolica e ne raccoglie le rovine. L’arpia che ne è rappresentata ci appare come lo scheletro di ciò che è stata: memoria consunta di un’identità svuotata e residuo di una narrazione imposta.
     
    Immobile, sopra un ramo, sospesa in una dimensione di distanza e resistenza, l’arpia osserva il mondo dall’alto senza più appartenervi del tutto. La sua presenza non è sconfitta ma atto radicale di sottrazione: nella sua permanenza ostinata, la creatura rivendica la possibilità di esistere fuori dalle definizioni imposte.
    3 min
  • OLBOBLO - 7 - Quanto costa la vita rosa?
    Quanto costa la vita rosa? è un’opera di Alessia De Battista. È stata realizzata nel 2024 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. 

    Proseguendo nel corridoio degli oblò del piano terra, troviamo questa opera, appesa al muro verde acqua del corridoio, sulla nostra destra. L’artista ce ne dà una dettagliata descrizione. 
    Quanto costa la vita rosa? riflette sul desiderio di una vita idealizzata e sulla costruzione di un’immagine di perfezione proposta come modello possibile e desiderabile. Uno specchio della dimensione di 50 per 45 centimetri è avvolto in un imballaggio di plastica trasparente e contrassegnato da un codice a barre, ricordando la forma di un prodotto pronto per essere acquistato. 

    L’opera mette in discussione i meccanismi attraverso i quali la società contemporanea costruisce e vende immagini di felicità, successo e normalità, trasformando l’esperienza personale in una merce o in un modello da raggiungere.
      
    L’imballaggio è così metafora di una promessa: ciò che viene offerto non è una vita realmente diversa, ma un filtro attraverso cui guardare la propria esistenza. Una volta rimosso l’involucro, lo spettatore si trova davanti al proprio riflesso: la promessa di una realtà ideale si dissolve e ciò che rimane è la propria immagine, immutata. 

    Quanto costa la vita rosa? invita così ad interrogarci sui modelli sociali che definiscono cosa significhi vivere una vita “giusta”, “felice” o “di successo”, evidenziando la distanza tra l’immagine proposta dalla società e la complessità delle esperienze individuali.
      
    Lo specchio coinvolge direttamente l’osservatore, trasformandolo da semplice spettatore a soggetto dell’opera, aprendo così una riflessione sulla possibilità di riconoscere e accettare la pluralità delle esperienze di vita che vada oltre i modelli idealizzati e omologanti della società.
    3 min
  • OLBOBLO - 6 - Tre elementi, infinite varianti
    Tre elementi, infinite varianti è un’opera di Nico Cioffi. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.  

    Tre elementi, infinite varianti è la prima opera installata all’aperto delle tre edizioni di Olboblo. I tre elementi dell’opera sono infatti posizionati nel parco del Polo Zanotto, ma risultano ben visibili dal corridoio, perfettamente incorniciati da uno dei suoi caratteristici oblò.
     
    Tre elementi, infinite varianti è un’opera in legno e ferro di 110 per 20 centimetri in cui uno scheletro viene composto da tre parti del tronco di un albero abbattuto. Non l’albero, ma il suo ricordo forma la sagoma di ciò che è stato, sottratta per sempre alla possibilità di ardere per riscaldare, essere ancora utile.  
     
    Il tronco recuperato assolve così una funzione memoriale: non avendo più un fine pratico, esiste la sua memoria e custodisce un legame simbolico con una forma, l’albero vivo, che non tornerà. 
    Gli alberi “senza radici” di Tre elementi, infinite varianti si fanno così luogo di memoria, non diversamente da come la letteratura e le arti testimoniano presenze passate.
    2 min
  • OLBOBLO - 5 - Esseri
    Esseri è un’opera di Nico Cioffi. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona. 

    Entrando nel corridoio degli Oblò troviamo quest’opera sulla nostra sinistra. L’opera è composta da due quadri rettangolari contenuti in cornici bianche, di diversa larghezza e posti uno accanto all’altro. All’interno delle cornici, troviamo dei tasselli composti di fazzoletti di carta e cartone con segni astratti in inchiostro di china nero.  
     
    I due elementi che compongono Esseri sono realizzati in inchiostro di china su fazzoletti di carta e cartone ed appartengono ad una serie basata sulla relazione tra singole macchie di inchiostro di china. 

    Dalle rispettive dimensioni di 77 per 36 centimetri e 77 x 52 centimetri, insieme propongono una collaborazione e un accostamento di singoli tasselli per raggiungere un’immagine, come in un mosaico. Durante la fase di composizione, il dialogo che si instaura tra i segni genera continue nuove forme, in un percorso che consente di scoprire e ripensare la realtà.

    Gli Esseri sono il risultato dell’intreccio di forme astratte, che permettono di stimolare o risvegliare immaginari visivi familiari.  
     
    Lo spettatore vive questo fenomeno attraverso il processo della pareidolia: il cervello è alla costante ricerca di forme che associa a significati, cercando di dare un senso a ciò che osserva. Questa descrizione a cosa vi fa pensare?
    2 min
  • OLBOBLO - 4 - Minuti blu
    Minuti blu è un’opera di Miriam Giavarina, realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.  
     
    L’opera si trova sul lato destro del vano corridoio, di fronte ad Arachnotopia, e come si evince dal nome, è un’opera in cianotipia, un procedimento fotografico e di stampa a contatto che produce immagini dal caratteristico colore blu di Prussia. L’opera è una composizione di tasselli di tessuto, che spicca sul bianco del muro del vano corridoio. 
     
    L’opera, realizzata in cianotipia su tessuto dalle dimensioni di 98 centimetri per 60, nasce dalla necessità di registrare e valorizzare la pluralità dei tempi e dei corpi che abitano lo spazio pubblico.  
     
    Le ombre che popolano i percorsi quotidiani rappresentano presenze costanti, spesso invisibili o marginalizzate. Esse rappresentano manifestazioni di corpi che attraversano il mondo con ritmi, abilità e forme differenti. Ad un primo sguardo, queste ombre appaiono immobili o immuni al divenire, compiendo movimenti impercettibili all'occhio frettoloso della società contemporanea orientata alla prestazione e alla velocità. 

    Attraverso l’uso della cianotipia, questo flusso invisibile del tempo viene impresso sulla materia. Il risultato si traduce in tracce sfocate e dinamiche, nate dal movimento di forme che cambiano posizione in un continuo divenire. 

    Minuti blu è un invito a rallentare lo sguardo e ad accogliere il mutevole come componente essenziale della memoria collettiva.
    2 min
  • OLBOBLO - 3 - Arachnotopia
    Arachnotopia è un’opera di Marta Rosa. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, Università di Verona. 

    Dal pianerottolo del vano scale dove abbiamo trovato le prime due opere torniamo al piano terra e proseguiamo fino all’imbocco del vano corridoio sulla nostra sinistra. L’opera ci accoglie all’ingresso del vano corridoio, estendendosi in altezza e larghezza sul lato sinistro della parete bianca. Le piccole strutture cave in argilla, di color terracotta, sono appese al muro, distanziate tra loro, come una serie di piccole casette. 


    Arachnotopia è costituita da una serie di piccole strutture in argilla dalle dimensioni variabili che compongono una comunità coloniale di ragni. I ragni svolgono un ruolo fondamentale per il benessere dell’ambiente e l’equilibrio degli ecosistemi, regolando naturalmente le popolazioni di insetti. Nonostante rappresentino dei preziosi alleati sia negli ambienti naturali sia in quelli domestici, sono spesso vittime di una percezione negativa da parte dell’uomo. Partendo dalle forme dei loro nidi, l’opera comprende un insieme di piccole strutture che compongono una cittadina immaginaria.  

    L’opera è la rappresentazione utopica di una città abitata esclusivamente da aracnidi. Invitandoci a riflettere sul nostro rapporto con una specie tanto temuta quanto indispensabile, promuove un dialogo transdisciplinare sui temi della sostenibilità ambientale, sulle nostre responsabilità verso il pianeta e sulle sue molteplici forme di vita.

    Arachnotopia ci pone infine un interrogativo: potrebbero i ragni prendersi cura del loro mondo meglio di quanto noi facciamo con il nostro?
    2 min
  • OLBOBLO - 2 - Povera terra e povero mare, il diavolo è piombato tra voi pieno di furore
    Povera terra e povero mare, il diavolo è piombato tra voi pieno di furore è un’opera di Marta Rosa.  
    È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere, Università di Verona.  

    È la seconda opera nel nostro percorso, nel vano scale che collega il piano terra al piano mezzanino. Provenendo dalle scale del piano terra è situata esattamente nell’angolo a sinistra, al lato opposto rispetto alla prima opera. L’opera è costituita da tre scatole quadrate in plexiglass impilate, ognuna contenente un materiale diverso: rami e cenere nella scatola più bassa, tronchi ed etichette nella scatola di mezzo, una piuma in quella più alta. 

    Le tre scatole di plexiglass - arricchite da rami, cenere, tronchi, etichette e piume -richiamano già nel titolo dell’opera un passo dell’Apocalisse (capitolo 12, versetto 12), che sembra descrivere l’arrivo dell’Inferno sulla Terra, coinvolgendo i presenti in una delle sfide più urgenti dell’umanità.  
    Con una scoperta simbologia, le tre scatole di plexiglass rappresentano tre esistenze: in alto un Paradiso candido, contrapposto ad un nero Inferno, in basso, dove ciò che resta dopo gli incendi boschivi evidenzia le conseguenze devastanti del riscaldamento globale e l’urgente necessità di agire per proteggere gli ecosistemi. 

    Al centro, nel Purgatorio, dei tronchetti di legno lavorato sembrano collegare “chioma e radici”, suggerendo all’astante una riflessione sulle ambiguità intrinseche della mercificazione del legno nel mondo contemporaneo. Sebbene l’uso del legno come materia prima possa spingere notevolmente la bioeconomia, questa pratica comporta il rischio di deforestazione e perdita di biodiversità, a meno che non venga gestita in modo rigorosamente ecosostenibile.  

    Il messaggio che l’opera trasmette è un invito ad interrogarsi su come costruire un futuro più equo, sostenibile e rispettoso delle diversità, sia umane che ambientali.
    3 min
  • OLBOBLO - 1 -Geografie organiche
    Geografie Organiche è un’opera di Miriam Giavarina. È stata realizzata nel 2026 presso l’Accademia di Belle Arti di Verona e forma oggi parte della terza edizione della mostra OLBOBLO del Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere - Università di Verona.

    Geografie Organiche è la prima opera che troviamo entrando in università dal chiostro San Francesco. Girando a destra dall’ingresso, ci troviamo nel dipartimento di lingue e letterature straniere. Sulla destra c’è il primo vano scale che ci permette di salire ai piani superiori. Se saliamo la prima rampa di scale, sulla parete sinistra del pianerottolo troviamo l’opera, un grande rettangolo di tessuto stampato e ricamato in nero.

    Realizzata in stampa a mano su tessuto e ricamo, dalle dimensioni di 147 per 117 centimetri, l’opera prende idealmente vita dal corpo di una quercia, la cui corteccia, impressa a mano su tessuto di cotone, lascia l’impronta di una forza ancestrale che protegge e sostiene. All’interno di questa trama vegetale si muove una fitta colonia di formiche ricamate a mano.

    Le formiche, piccolissimi insetti diffusi in quasi ogni angolo del pianeta, custodiscono un’importanza vitale per gli ecosistemi terrestri. Il loro mondo, caratterizzato da un’organizzazione sociale altamente cooperativa, rifiuta l'individualismo della scalata solitaria in favore di una struttura basata sulla cura collettiva e sul sostegno reciproco.   

    Fragili solo in apparenza, le formiche diventano qui la metafora di una società ideale: una comunità capace di sollevare pesi immensi grazie alla forza del gruppo, incarnando il concetto più puro e profondo di solidarietà.
    2 min

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