In questo episodio esploriamo la trasformazione del Muro Occidentale di Gerusalemme da luogo di devozione tradizionale a potente simbolo nazionale del movimento sionista. Attraverso l’articolo di Arieh Bruce Saposnik, ripercorriamo come, fino agli anni Venti, il Muro fosse percepito come emblema di esilio e decadenza, lontano dall’immaginario laico e modernizzatore del Sionismo europeo. Tutto cambia con l’escalation delle tensioni tra ebrei e arabi e, soprattutto, con i drammatici moti del 1929, che trasformano il Muro in terreno di scontro identitario. Manifestazioni, violenze e reazioni internazionali ne ridefiniscono il significato, fondendo sacralità, politica e sicurezza. Da quel momento, il Muro diventa un pilastro della memoria collettiva ebraica e un nodo centrale del conflitto israelo-palestinese.
Articolo: Saposnik, Arieh B. “Wailing Walls and Iron Walls: The Western Wall as Sacred Symbol in Zionist National Iconography.” The American Historical Review 120, no. 5 (2015): 1653–1681.
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