HA MESSO TUTTO QUELLO CHE AVEVA
Gesù nel tempio nota ricchi che gettano le proprie laute offerte nel tesoro del tempio.
- Ma ecco che si fa avanti una vedova e, nel disinteresse generale, getta nel tesoro due spiccioli.
- La sua fede nell'amore di Dio è incondizionata; il suo tesoro è Dio stesso.
Mettendo nel tesoro tutto quello che aveva desidera consegnarsi totalmente a Dio.
E noi abbiamo la stessa disponibilità totale verso Dio?
Guglielmo sta per dire il suo sì per sempre a Dio.
Diventando diacono, sceglie per sempre la via del celibato, sceglie di non farsi una famiglia propria per dare la sua vita per costruire la famiglia della comunità cristiana.
Una recente intervista a Guglielmo sulla rivista Città Nuova a descrive così la sua vocazione.
Guglielmo Besselva, 37 anni, originario di Giaveno (TO), vicino alla Sacra di San Michele, ha da poco concluso il baccalaureato con una tesi su Sant’Agostino e la teologia del desiderio.
Di mestiere era pasticcere per passione perché un impiego lo aveva anche precedentemente con la ditta del padre specializzata in asfalti.
La vocazione sboccia completamente inaspettata a 26 anni.
«È stato un incontro tra un mio desiderio e una carezza di Dio durante un pellegrinaggio a Medjugorje che ha messo in discussione tutta la mia vita e la voglia di non rendere estemporanea la mia ricerca di Dio ma di poterlo incontrare tutti i giorni».
La sua ricerca della felicità passa per due anni di esperienza con i monaci di San Paolo primo eremita.
Dopo un anno di noviziato in Polonia presso il monastero-santuario di Jasna Góra a Częstochowa, si trasferisce a Roma per studiare all’Angelicum.
Abita in parrocchia, vive accanto alla gente e si innamora di questa chiesa tra le case, che si cala nella vita quotidiana della gente.
«Una esperienza che mi ha messo in crisi.
Mi piaceva condividere la vita ordinaria, le gioie e le difficoltà di ogni giorno con chi mi passava accanto in parrocchia».
A 30 anni entra in seminario a Torino.
Da tre anni vive il suo servizio il fine settimana tra Borgaro Torinese e Caselle Torinese, due comuni diversi, due parrocchie, due comunità che con don Alessandro Martini, don Sergio Fedrigo, don Marco Varello lo hanno accompagnato.
«Si tratta di una esperienza di fraternità sacerdotale e, allo stesso tempo, di comunione con tutti i parrocchiani.
Per me è la prima volta che vivo insieme con dei sacerdoti che seguono il carisma dell’unità. Due cose mi attirano: primo, la grande accoglienza.
Quando sono arrivato don Alessandro mi ha aperto le stanze, anche la caldaia e gli angoli più remoti di tutta la parrocchia, facendomi sentire a casa e, secondo, la comunione.
C’è una grande apertura, ci si confronta, si decide insieme, tutto è condiviso. Il sacerdote non è solo.
Si vive come in una seconda famiglia, ci si vuole bene, a parole e coi fatti.
La conseguenza è una ricaduta, senza volerlo, sulla gente che nota il nostro stile di vita che si riflette anche nel modo di vivere dei parrocchiani».
Anche i parrocchiani che Gugielmo ha incontrato nei suo servizio in parrocchia lo hanno molto sostenuto.
«Ci tengono proprio, non è un dovere e ogni volta che rientro in parrocchia sono accolto e atteso dalle persone.
Mi aspettano e non è solo un ricevere i Sacramenti, ma un vivere nella comunione, un camminare insieme, tanto che è in corso la formazione di un unico consiglio pastorale tra due comunità e due parrocchie molto diverse per mentalità, storia, cultura».
Guglielmo, nel frattempo, dai suoi formatori è stato affidato, per fare la sua esperienza pastorale, alla parrocchia, dove abita stabilmente tranne due giorni a settimana.
«Ora vedo coronato – conclude – quel desiderio percepito a Roma, ovvero quello di vivere spiritualità e vita ordinaria con i fedeli in parrocchia e il 17 novembre sarò ordinato diacono».
Guglielmo dice di sì a Dio donandogli la propria vita.
Dice di sì agli altri scegliendo di essere un prete che vive in parrocchia.
Dice di sì alla comunità costruendo la fraternità con i sacerdoti e con tutti.
Sì a Dio.
Sì agli altri.
Sì alla comunità.
GLI STESSI SÌ CHE SIETE CHIAMATI A DIRE VOI OGGI.
Quei nomi che state per scrivere sulla vostra scheda elettorale:
- sono un sì a Dio che vuole chiamare delle persone a costruire la comunità in modo più impegnato,
- sono un sì agli altri perché per poter scrivere dei nomi dovete avere lo sguardo positivo sugli altri,
- sono un sì alla comunità perché dimostrate di credere che questa comunità è per voi una cosa importante.