Ci sono storie che vale la pena raccontare e conoscere: quella di Aaron Swartz è una di queste
Vagabondi in questo pazzo mondo,
abbiamo perso un mentore, un saggio anziano.
Hackers per la giustizia, siamo uno di meno,
abbiamo perso uno dei nostri.
Levatrici, badanti, ascoltatori,
nutritori, genitori tutti,
abbiamo perso un figlio.
Sir Tim Berners-Lee, 11 gennaio 2013
Aaron Swartz era un bambino prodigio dell’informatica: a lui si devono – almeno in parte – gli RSS, il Creative Commons, la OpenLibrary.org. Era un’attivista per l’accesso universale a Internet e soprattutto alla conoscenza, come ben spiegato nel Guerrilla Open Access Manifesto di cui era coautore. Era un ragazzo di 26 anni che si è tolto la vita l’11 gennaio 2013 a causa dell’insostenbile pressione delle indagini e del processo che lo vedeva rispondere di 13 capi di accusa e affrontare il rischio di 35 anni di prigione e di un milione di dollari di multa. Il misfatto? Aver scaricato un enorme quantità di paper accademici dal database JSTOR per ragioni che, con certezza, non sapremo mai.
La sua storia è ora alla portata di tutti, anche di quelli che non avevano sentito il suo nome fino a oggi, e a raccontarla, grazie a una campagna su Kickstarter, è il regista Brian Knappenberger, autore di “We Are Legion: The Story of the Activists”, pellicola dedicata ad Anonymous. Noi di Wired lo avevamo intervistato quando ancora il film era in fase di progettazione e dopo meno di sette mesi, il documentario è uscito in alcune illuminate sale statunitensi. Si può comprare o vedere online negli Stati Uniti su numerose piattaforme, da Amazon a iTunes a Google Play, però è anche disponibile gratuitamente sul sito dell’Internet Archives e su YouTube.
La pellicola comincia, come lecito aspettarsi, dal momento chiave della vicenda, il processo. Presto, tuttavia fa marcia indietro nel tempo per ripercorrere la vita di Swartz, fin dalla sua prima infanzia, grazie anche a molti filmati di famiglia. Come quelli di Aaron in grado di leggere e adoperare un computer ad appena tre anni o di lui bambino che gioca con i fratelli. Spezzoni sono tratti anche da altri documentari a cui il giovane a partecipato o a interviste rilasciate durante gli ultimi anni da attivista.
Nulla è tralasciato nel film, dai successi di adolescente all’addio a Reddit, dall’abbandono del mondo delle startup tecnologiche fino all’approdo alla politica, nella quale vedeva il suo futuro. Il ricordo è affidato a familiari, amici, partner, ma anche a collaboratori, coinquilini e persino Sir Tim Berners Lee. Si sono rifiutati invece di rispondere alle domande del regista e di partecipare in qualunque modo sia il MIT sia il procuratore federale Stephen Heymann: i cattivi della vicenda che con il loro silenzio sembrano quasi accettare le accuse a loro carico.
In questo documentario scopriamo la vita e la storia di un ragazzo che da solo ha, di fatto, cambiato il mondo.
Un mondo “invisibile”, in un certo senso, quello della Rete, ma che ha ormai così tanti intrecci col mondo reale da essere un tutt’uno.
E’ la storia, triste ma di grande ispirazione, di un ragazzo che è stato distrutto dal Sistema perchè ha osato fare la cosa giusta, ovvero combattere leggi ingiuste e proporre un’alternativa al “vecchio mondo”, in cui pochi e ricchi gruppi controllano l’accesso alla conoscenza del resto del genere umano – e lo hanno reso a pagamento.
Un ragazzo che a soli 15 anni aveva già il suo nome legato indissolubilmente alle licenze “Creative Commons”, che hanno reso la Rete un posto libero, creativo, in costante fermento intellettuale ed artistico.
Un ragazzo che, grazie ad un database di articoli scientifici scaricati, ha scoperto le prove della collusione tra le grandi imprese multinazionali e il mondo della ricerca universitaria.
Un ragazzo che è stato volutamente punito oltre ogni ragionevolezza dal Sistema solo per “educarne cento”.