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Secondo Giacomo Gabellini, oggi siamo in una situazione più pericolosa della Guerra fredda.
Perché il rischio nucleare non nasce da una semplice guerra regionale per due pezzi di territorio, ma da qualcosa di molto più grande: la lunga guerra per impedire la fine di un ciclo egemonico.
Andrey Bezrukov, ex colonnello dell’intelligence russa, leggendaria spia sotto copertura negli Stati Uniti e una delle figure che hanno ispirato The Americans, ha sostenuto che la Russia deve prepararsi a venti, forse trent’anni di conflitto con l’Occidente.
Una durata che non è casuale: trent’anni è quanto è durata anche l’ultima grande guerra di transizione egemonica, dal 1914 al 1945, quando il mondo passò dall’era dell’impero britannico al secolo americano.
Ma questa volta c’è un’aggravante decisiva: il nucleare non arriva alla fine della guerra, come a Hiroshima e Nagasaki. Il nucleare è già ovunque. Nei radar, nei sottomarini, nei sistemi d’allerta, nei progetti come Golden Dome, negli attacchi alla deterrenza russa e nella tentazione dell’egemone in declino di considerare anche decine di milioni di morti un costo tollerabile pur di salvare il proprio dominio.
👉 Aderisci alla campagna di sottoscrizione di ottolinatv su GoFundMe ( https://gofund.me/c17aa5e6 ) e su PayPal ( https://shorturl.at/knrCU )
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👉 Belle vero le magliette del Marru? Finalmente le puoi comprare anche tu. Visita qui il nostro merchandising: https://ottolinatv.it/negozio/
By OttolinaTVSecondo Giacomo Gabellini, oggi siamo in una situazione più pericolosa della Guerra fredda.
Perché il rischio nucleare non nasce da una semplice guerra regionale per due pezzi di territorio, ma da qualcosa di molto più grande: la lunga guerra per impedire la fine di un ciclo egemonico.
Andrey Bezrukov, ex colonnello dell’intelligence russa, leggendaria spia sotto copertura negli Stati Uniti e una delle figure che hanno ispirato The Americans, ha sostenuto che la Russia deve prepararsi a venti, forse trent’anni di conflitto con l’Occidente.
Una durata che non è casuale: trent’anni è quanto è durata anche l’ultima grande guerra di transizione egemonica, dal 1914 al 1945, quando il mondo passò dall’era dell’impero britannico al secolo americano.
Ma questa volta c’è un’aggravante decisiva: il nucleare non arriva alla fine della guerra, come a Hiroshima e Nagasaki. Il nucleare è già ovunque. Nei radar, nei sottomarini, nei sistemi d’allerta, nei progetti come Golden Dome, negli attacchi alla deterrenza russa e nella tentazione dell’egemone in declino di considerare anche decine di milioni di morti un costo tollerabile pur di salvare il proprio dominio.
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