di Giulia ContiniDal 1948 a oggi, la distruzione dei terreni olivetati emerge come fenomeno economico, territoriale e metaforico. Tra estirpazione delle piante, restrizioni all’accesso alle terre e violenze dei coloni, l’analisi ricostruisce l’impatto materiale di tali pratiche, evidenziandone anche il valore identitario e culturale. Per i palestinesi, l’albero millenario diventa così il punto di intersezione tra sopravvivenza e appartenenza, al centro di un conflitto che si gioca anche sul controllo dello spazio e dei suoi emblemi.IN BREVEPolitiche di sradicamento Il ministro israeliano Bezalel Smotrich ha annunciato l’abbattimento di 3.000 ulivi in Cisgiordania, per distruggere «l’idea di uno Stato palestinese».Devastazione a Gaza I bombardamenti nella Striscia hanno raso al suolo oltre l’80% dei campi coltivabili, riducendo gli ulivi a circa 150.000 e compromettendo i frantoi.Economia e sussistenza Prima della guerra, fra Gaza e Cisgiordania,la coltivazione olivicola interessava il 45% delle terre palestinesi, garantendo il sostentamento a 100.000 famiglie.Identità & sumud L’ulivo simboleggia la resilienza culturale, detta sumud. E lega il popolo palestinese alla propria terra, attraverso la tradizione della raccolta.Nota della direttrice: L’approfondimento che segue nasce da un accurato lavoro di ricerca condotto da una mia studentessa dell’Università degli Studi di Milano, Giulia Contini. Come avviene per ogni nostra inchiesta – e in particolar modo in questo caso – i materiali e i riscontri documentali sono stati successivamente sottoposti a rigorose verifiche da parte della redazione di Krisis, per garantire il rigore scientifico e la coerenza con i nostri standard editoriali.«Stiamo costruendo la Terra di Israele e distruggendo l’idea di uno Stato palestinese». Con queste parole inequivocabili, il ministro delle finanze israeliano Bezalel Smotrich ha annunciato, il 7 maggio 2026, lo https://www.timesofisrael.com/smotrich-announces-uprooting-of-3000-trees-planted-by-palestinians-in-northern-west-bank/ piantati dai palestinesi nel Nord della Cisgiordania, vicino a Jenin, per la creazione di nuovi insediamenti di coloni. Il 18 maggio i bulldozer israeliani sono entrati nella città di Azzun, a Est di Qalqilya, https://www.nation.com.pk/18-May-2026/israeli-forces-uproots-olive-trees-bulldozes-agricultural-land-west-bank intorno all’insediamento illegale di Ma’ale Shmron.Nonostante la stagione del raccolto delle olive sia ormai giunta al termine, la violenza dei coloni israeliani sui palestinesi prosegue. All’interno del https://reliefweb.int/report/occupied-palestinian-territory/crackdown-palestinian-civil-society-union-agricultural-work-committees-raided-enar, il 2025 è stato definito «il più violento mai registrato»: dal solo primo ottobre si contano 167 attacchi da parte dei coloni su 87 villaggi, prendendo di mira sia contadini sia attivisti per i diritti umani, solamente a partire dal primo ottobre, in concomitanza della raccolta delle olive.In un https://reliefweb.int/report/occupied-palestinian-territory/remarks-head-un-human-rights-office-occupied-palestinian-territory-ajith-sunghay-press-olive-harvest-season-delivered-enar del 21 ottobre 2025, già a metà dell’anno si contavano 757 attacchi da parte dei coloni, un aumento del 13% rispetto al 2024, con cifre ben https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-update-244-west-bank rispetto agli anni precedenti. Nella Striscia di Gaza durante gli attacchi sono stati https://www.fao.org/newsroom/detail/gaza-s-agricultural-infrastructure-continues-to-deteriorate-at-alarming-rate/en dei campi coltivabili, toccando il https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2666017225000057.Prima dell’inizio del conflitto, la Striscia contava circa due milioni di ulivi dislocati su 5.000 ettari (50.000 dunum). Oggi si stima la sopravvivenza di appena 150.000 alberi su una superficie ridotta a 450 ettari, su un totale di 4.000 ettari rimasti coltivabili in tutta la Striscia.Inoltre, come riporta la Palestinian Press Agency, i https://en.safa.news/post/5784/Gaza-s-Olive-Harvest-Faces-Devastating-Decline-Amid-Ongoing-Genocidal-War#:~:text=The%20number%20of%20operational%20olive,the%20eastern%20parts%20of%20Gaza., con soltanto quattro stabilimenti per la lavorazione delle olive ancora in funzione. Tuttavia, a causa della difficoltà nel reperire il carburante, anche questi ultimi rischiano l’interruzione dell’attività.Non si tratta di un fenomeno recente: dal 1948, con la distruzione dei villaggi palestinesi durante la Nakba, molti degli uliveti andarono perduti, espropriati o incorporati in https://www.972mag.com/olive-oil-trees-nakba-1948/. Secondo un rapporto dell’https://unctad.org/system/files/official-document/gdsapp2015d1_en.pdf del 2015, dal 1967 al 2011, con l’occupazione illegale della Cisgiordania da parte di Israele, circa https://imeu.org/resources/resources/fact-sheet-israels-environmental-apartheid-in-palestine/126, di cui https://theecologist.org/2015/nov/07/destruction-palestinian-olive-trees-monstrous-crime. Molti campi, anche se non sono stati distrutti, sono impossibili da coltivare: per riuscire a oltrepassare i posti di blocco, c’è bisogno di un https://www.un.org/unispal/2011-10-18-olive-harvest-fast-facts-ocha-factsheet/ rilasciato dalle autorità militari israeliane, che viene negato sempre più spesso, lasciando incolti https://reliefweb.int/report/occupied-palestinian-territory/remarks-head-un-human-rights-office-occupied-palestinian-territory-ajith-sunghay-press-olive-harvest-season-delivered-enar di terra.La costruzione del muro da parte di Israele in Cisgiordania nel 2002 (dichiarato illegale dalla Corte Internazionale di Giustizia nel 2004) costituisce un ulteriore ostacolo per i contadini, essendo stato eretto per l’86% su territorio palestinese. Secondo un https://www.un.org/unispal/2011-10-18-olive-harvest-fast-facts-ocha-factsheet/, il muro separa circa l’80% dei proprietari originari dai propri campi, data la difficoltà nell’ottenere un permesso da «visita», soprattutto a partire dal 2023 dopo l’invasione della striscia di Gaza, come testimoniato da https://www.aljazeera.com/opinions/2025/10/18/in-the-occupied-west-bank-the-war-continues.Sotto pressione delle Nazioni Unite, lungo il tracciato del muro sono stati predisposti dei varchi per consentire il transito dei coltivatori. Ciononostante, ben 44 su 66 varchi sono aperti solamente durante la stagione della raccolta, precludendo le necessarie attività agricole nel resto dell’anno. https://www.un.org/unispal/document/ohchr-remarks-21oct25/, provocando una perdita di 10 milioni di dollari per i palestinesi, mentre nel 2024, la cifra ha superato i 22 milioni e mezzo di dollari.Con i trattati di Oslo del 1993, la Cisgiordania venne divisa in tre zone: la zona A ad amministrazione palestinese; la zona B ad amministrazione civile palestinese e controllo militare israeliano e la zona C sotto amministrazione israeliana. Nonostante fossero intese come misure temporanee, divennero lo status quo. La zona C, va evidenziato, comprende circa il 60% della Cisgiordania e rappresenta anche l’area più fertile e con le maggiori risorse idriche dei territori palestinesi.Durante la Seconda Intifada, nel 2000, Israele distrusse il https://pchrgaza.org/wp-content/uploads/2025/05/We-Will-Leave-Them-Nothing.pdf delle terre coltivabili della Striscia di Gaza. Per concludere l’elenco, tra il 2010 e il 2023 altri https://anthrosource.onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1111/cuag.12318 ulivi sono stati distrutti o danneggiati, a cui vanno aggiunti ulteriori 19.000 distrutti nel 2023. Qual è il motivo dietro la distruzione degli uliveti da parte di Israele? Per rispondere alla domanda, bisogna prima capire che significa l’ulivo per i palestinesi.L’ulivo rappresenta un elemento centrale della vita palestinese, a livello sia simbolico sia pratico. Prima della guerra a Gaza, circa il https://www.ifpri.org/blog/no-olive-branch-the-question-of-natural-resource-destruction-in-gaza-and-the-west-bank/ del terreno coltivabile era utilizzato per le olive, che davano sostentamento a circa https://yris.yira.org/column/israels-campaign-against-on-palestinian-olive-trees/ famiglie tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. L’industria olearia rappresentava il
Voci narranti: Elisabetta Burba, Giulio Bellotto, Andrea Pincin
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