La parola della settimana è Natale. E come ogni anno, più che una festa diventa un processo: al consumismo, ai regali, allo champagne, a chi spende “troppo” mentre altri hanno poco. Nel nuovo episodio de La parola di Pietro, Pietro Senaldi smonta l’ipocrisia di un dibattito che si ripete identico ogni dicembre: i media che fanno audience mettendo sotto accusa il Natale degli italiani benestanti, ma ignorano sistematicamente il Natale dei poveri, delle parrocchie, delle mense e della carità silenziosa. Perché la povertà fa morale, ma non fa ascolti. Senaldi riporta il Natale al suo significato originario: una festa religiosa, cattolica, fondata su famiglia, identità e sacro. Non è il regalo costoso a tradirne lo spirito, ma il politicamente corretto che lo svuota, lo rinomina, lo nasconde. E riflette sul corto circuito moderno tra ricchezza e colpa, tra Vangelo e ideologia, tra crescita economica e demonizzazione del denaro. Perché senza produzione, senza consumi e senza un Paese che cresce, non c’è redistribuzione possibile. Né a Natale, né durante il resto dell’anno.
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