Ansa - di Massimo Sebastiani.
Le parole, lungi dall'essere vane o vuote (o anche quando lo sono e proprio perché lo sono: ce lo ricordano anche Mina e Alberto Lupo) hanno un peso: tanto da spingere istituzioni e testate, anche on line, a celebrare la parola dell'anno, quella che dovrebbe cogliere lo spirito del tempo o almeno dei dodici mesi appena trascorsi. Il più autorevole, l'Oxford Dictionary della Oxford University Press, è andato su Brain Rot, marciume cerebrale, scelta piuttosto controversa. La Treccani ha indicato 'rispetto' e dal Canada arriva Enshittification (c'è la radice shit, merda, quindi fate voi). In tutto questo, e non potrebbe essere altrimenti, il mondo digitale c'entra moltissimo.