Parole di Storie

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Parole di Storie episodes

  • Il fantoccio. Una fiaba di Maria Teresa Pinna Catte
    Chelledda era una bambina che le piaceva giocare con la farina per fare la pasta. Quando la mamma cuoceva il pane lei aiutava e dopo con la pasta rimasta faceva tante cose: piccole anfore,casseruole ,pulcini e cose di ogni genere. Un giorno che era sola in casa,aveva preso un po di farina aveva versato acqua, un goccio d'olio e un po di sale. […] Continue reading
    7 min
  • Il fantoccio (Su fantuzzu). Una fiaba dalla Sardegna. Versione in lingua italiana
    Chelledda era una bambina che le piaceva giocare con la farina per fare la pasta. Quando la mamma cuoceva il pane lei aiutava e dopo con la pasta rimasta faceva tante cose: piccole anfore,casseruole ,pulcini e cose di ogni genere. Un giorno che era sola in casa,aveva preso un po di farina aveva versato acqua, un goccio d'olio e un po di sale. […] Continue reading
    7 min
  • Su fantuzzu (il fantoccio). Una fiaba dalla Sardegna. Versione in lingua sarda (Nuoro)
    Chelledda fit una pizzinna chi li piachiat a jocare chin sa farina, pro fachere sa pasta. Cando sa mama cochiat su pane issa l’azudabat e appustis chin-d unu cantu ‘e pasta fachiat milli cosas: brocchittas e cassaroleddas, puddichineddos e cosas de cada zenia. Una die fit sola in domo. Aiat picau sa farina, laiat ghettau abba, una guttia ‘e ozu, un’azicu ‘e sale… aiat impastau tottu e cariau bene sa pasta. Custa borta cheriat fachere unu fantuzzu! “Mi diat piachere a lu biere bibu custu fantuzzu! - pessabat - Commo li ponzo unu semene ‘e sindria in sas pettorras… comente unt coro!” [...] Continue reading
    7 min
  • 04-Crisponcello e Filippo fuggono dallo stomaco del capodoglio. Una fiaba di Gaetano Marino
    [...] Nel frattempo che discendevano, appena furono quasi vici al grande stomaco, il buio cominciò a diradarsi. Una luce tenue proveniva proprio da lì, dal grande stomaco. Ma ad un tratto Crisponcello e Filippo si fermarono. C’era qualcosa, qualcosa di enorme, che stava di traverso sul sentiero. Qualcosa che teneva sulle spalle un guscio, almeno pareva un guscio. Sì, era un guscio arricciato, e quella era una lumaca, anzi, un lumacone, visto la mole. Aveva due corna lunghe con i cima gli occhi, che parevano perle bianche, un corpo lungo e mollaccioso, di color verde rame, la coda a tre punte che vibrava come quella di un serpente cobra, e e… sì… due zanne, eh sì, quelle erano due zanne grandi, che gli spuntavano fuori dalla bocca, come quelle di un Tricheco. [...] Continue reading
    16 min
  • 04-Crisponcello e Filippo fuggono dallo stomaco del capodoglio. Una fiaba di Gaetano Marino
    [...] Nel frattempo che discendevano, appena furono quasi vici al grande stomaco, il buio cominciò a diradarsi. Una luce tenue proveniva proprio da lì, dal grande stomaco. Ma ad un tratto Crisponcello e Filippo si fermarono. C’era qualcosa, qualcosa di enorme, che stava di traverso sul sentiero. Qualcosa che teneva sulle spalle un guscio, almeno pareva un guscio. Sì, era un guscio arricciato, e quella era una lumaca, anzi, un lumacone, visto la mole. Aveva due corna lunghe con i cima gli occhi, che parevano perle bianche, un corpo lungo e mollaccioso, di color verde rame, la coda a tre punte che vibrava come quella di un serpente cobra, e e… sì… due zanne, eh sì, quelle erano due zanne grandi, che gli spuntavano fuori dalla bocca, come quelle di un Tricheco. [...] Continue reading
    16 min
  • 03-Crisponcello e Filippo nel corpo del capodoglio. Una fiaba di Gaetano Marino
    E così, Crisponcello, piccolo pesce e Re Filippo il grande squalo feroce, proseguirono il loro cammino nel buio del ventre del capodoglio.
    Il loro cammino fu lento assai, perché non sapevano dove quel sentiero li avrebbe condotti. Ma bisognava comunque andare avanti, togliersi subito da lì, perché ad ogni emersione del capodoglio i due amici si beccavano una cascata d’acqua così imponente e così violenta, che anche se la loro natura non li avesse fatti affogare - erano pesci, appunto - potevano correre il rischio d’essere scaraventati da qualche parte e farsi tanto tanto male. Filippo e Crisponcello pian pianino continuarono a scendere, quando ad un certo punto.
    - Bleah…! - esclamò all’improvviso Filippo.
    - Che succede?
    - Per le pinne rinsecchite… Devo aver schiacciato qualcosa… qualcosa… di molliccio, ma che schifo! Continue reading
    12 min
  • 03-Crisponcello e Filippo nel corpo del capodoglio. Una fiaba di Gaetano Marino
    E così, Crisponcello, piccolo pesce e Re Filippo il grande squalo feroce, proseguirono il loro cammino nel buio del ventre del capodoglio.
    Il loro cammino fu lento assai, perché non sapevano dove quel sentiero li avrebbe condotti. Ma bisognava comunque andare avanti, togliersi subito da lì, perché ad ogni emersione del capodoglio i due amici si beccavano una cascata d’acqua così imponente e così violenta, che anche se la loro natura non li avesse fatti affogare - erano pesci, appunto - potevano correre il rischio d’essere scaraventati da qualche parte e farsi tanto tanto male. Filippo e Crisponcello pian pianino continuarono a scendere, quando ad un certo punto.
    - Bleah…! - esclamò all’improvviso Filippo.
    - Che succede?
    - Per le pinne rinsecchite… Devo aver schiacciato qualcosa… qualcosa… di molliccio, ma che schifo! Continue reading
    12 min
  • La fiaba di Simone, il sognatore. Una fiaba di Antonella Orunesu.
    [...] Tra i tanti ricordi di quel tempo ce ne sta uno, che ogni volta che ci penso il cuore mi balla dall’emozione. Fu quando l'insegnante di francese, Madam Serault, Antonella di nome, aveva portato a scuola un buffo coso, che pareva un pupazzo: si chiamava Gaston. Era molto carino! Aveva i capelli gialli, di lana spettinata, un viso paonazzo e rubicondo, due occhi accesi, con un piccolo naso nero a palla, dai contorni violetto, e la bocca dall'espressione sempre scema e sorridente. Credo che gli mancasse pure un dente davanti, o forse due. [...] Continue reading
    21 min
  • La fiaba di Simone, il sognatore. Una fiaba di Antonella Orunesu.
    [...] Tra i tanti ricordi di quel tempo ce ne sta uno, che ogni volta che ci penso il cuore mi balla dall’emozione. Fu quando l'insegnante di francese, Madam Serault, Antonella di nome, aveva portato a scuola un buffo coso, che pareva un pupazzo: si chiamava Gaston. Era molto carino! Aveva i capelli gialli, di lana spettinata, un viso paonazzo e rubicondo, due occhi accesi, con un piccolo naso nero a palla, dai contorni violetto, e la bocca dall'espressione sempre scema e sorridente. Credo che gli mancasse pure un dente davanti, o forse due. [...] Continue reading
    21 min
  • 02-Crisponcello e Filippo affrontano il grande capodoglio. Una fiaba di Gaetano Marino
    [...] Ma un giorno i due amici compagni, arrivarono vicino ad una fossa sconosciuta. Una fossa larga e profonda, talmente profonda che non si riusciva neanche a vederne il fondo.
    Mentre i due amici osservavano il buio profondo della fossa, all’improvviso, svuuhhmmm… sbucò fuori da lì un gigantesco capodoglio, che è un pesce grande quanto, e a volte più di una balena; ma, mentre la balena mangia solo piccolissimi e microscopici pescetti, il capodoglio è assai feroce e grande divoratore di uomini e pesci di ogni forma e misura. E siceva pure che fosse un divoratore di vascelli e navi, e di poveri pescatori.
    Il capodoglio alla vista dello squalo e del piccolo pesce, aprì la bocca e in un momento… gnam ganm… se li mangiò e li inghiottì. [...] Continue reading
    11 min

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