Parole di Storie

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Parole di Storie episodes

  • Quell’uomo nella notte Santa. Una fiaba sul Natale
    C'era una volta uomo che uscì nella notte buia per cercare un po’ di brace per accendere il fuoco. Andò di casa in casa bussando alle porte:
    - Per favore, vi prego, aiutatemi! Mia moglie ha appena dato alla luce un figlio e devo fare un fuoco per scaldare lei e il piccolo!
    Ma quella era notte buia e tutti dormivano. Perciò nessuno rispose. L'uomo camminò e
    camminò.
    Finalmente vide il bagliore di un fuoco, e vide che ardeva in mezzo ad un prato. Un
    gran numero di pecore dormiva intorno al fuoco, e un vecchio pastore sorvegliava il gregge. [...] Continue reading
    9 min
  • Il mistero dell’agrifoglio. Una fiaba sul Natale
    Il pastorello si svegliò all'improvviso. In cielo c’era una luce nuova: una luce mai vista a quell'ora. Il giovane pastore si spaventò, lasciò l'ovile, attraversò il bosco: e si ritrovò nel campo aperto, sotto una bellissima volta celeste.
    Dall'alto giunse il canto dolce e soave degli Angeli.
    - Tanta pace non può venire che di lassù - pensò il pastorello, e sorrise sereno.
    Le pecorelle, a sua insaputa, l’avevano seguito e lo guardarono stupite.
    Ecco che arrivò tanta gente e tutti, frettolosi e ansiosi, si incamminarono verso una stalla. Continue reading
    6 min
  • Atena, la dea guerriera. Mitologia. Messa in voce di Gaetano Marino
    [...] Nello stesso modo, Atena aiutò Odisseo a ritornare ad Itaca. Nell’Odissea, la sua azione fu sempre presente, e lei intervenne con metamorfosi e parole, sotto la forma di diversi mortali, per portare aiuto all’eroe. Inviò anche sogni e presagi, per esempio a Nausicaa, la figlia prediletta di Alcinoo, re del popolo dei Feaci, per suggerirle di andare a lavare i panni un certo giorno in cui lei sapeva che Odisseo sarebbe dovuto approdare nell’isola dei Feaci. Per quell’occasione dotò il suo protetto di una bellezza soprannaturale, proprio per commuovere la giovane in quell’incontro, che doveva procurare ad Odisseo una nave per tornare in patria.[...] Continue reading
    19 min
  • Il pettirosso. Una fiaba sul Natale
    Nella stalla dove stavano dormendo Giuseppe, Maria e il piccolo Gesù, il fuoco si stava spegnendo. Quando ci furono soltanto poche braci ancora accese e pochi tizzoni ormai spenti, Maria e Giuseppe sentivano freddo, ed erano così stanchi che si agitavano nel sonno.
    Nella stalla c'era un altro ospite: un uccellino tutto marrone; era entrato nella stalla quando la fiamma era ancora viva; aveva visto il piccolo Gesù e i suoi genitori, ed era rimasto tanto contento che non si sarebbe allontanato da lì per nessun motivo. [...] Continue reading
    5 min
  • La ghianda magica (Sa lande mazica). Una fiaba di Sardegna. Versione in lingua italiana
    Un pastore povero, in punto di morte disse al figlio: “Ti lascio tutto quello che ho: una capra. Ma tu non ti devi contentare del poco latte che ti può dare, prendi la capra e vai, gira il mondo e cerca fortuna”. Morto il babbo il ragazzino lasciò la capanna, e si mise in viaggio con la capra. Alla sera si ferma vicino al bosco del monte e si appoggia ad una roccia per riposarsi. Non si è nemmeno seduto che sente una vocina che piange: “Ohi, ohi, non posso uscire”. Il pastorello tutto meravigliato non capisce da dove esca quella vocina. […] Continue reading
    6 min
  • La ghianda magica (Sa lande mazica). Una fiaba di Sardegna. Versione in lingua italiana
    Un pastore povero, in punto di morte disse al figlio: “Ti lascio tutto quello che ho: una capra. Ma tu non ti devi contentare del poco latte che ti può dare, prendi la capra e vai, gira il mondo e cerca fortuna”. Morto il babbo il ragazzino lasciò la capanna, e si mise in viaggio con la capra. Alla sera si ferma vicino al bosco del monte e si appoggia ad una roccia per riposarsi. Non si è nemmeno seduto che sente una vocina che piange: “Ohi, ohi, non posso uscire”. Il pastorello tutto meravigliato non capisce da dove esca quella vocina. […] Continue reading
    6 min
  • Sa lande mazica. (La ghianda magica). Una fiaba dalla Sardegna. Versione in lingua sarda (Nuoro)
    Unu pastore poveru, morinde aiat nau a su fizu: “Ti lasso tottu su chi appo: una crapa. Ma tue non ti cuntentes de su pacu latte chi issa ti podet dare; pica sa crapa e bae, zira su mundu e chirca fortuna.
    Mortu su babbu, su pizzinnu lassat su pinnettu e si ponet in caminu chin sa crapa; a sero si firmat in s’oru ‘e su buscu de su monte e s'imbarat a una rocca pro si pasare. No est bene settiu chi intendet una bochichedda chi pranghet: “Ohi! Ohi! Non poto issire!”. Su pastoreddu, tottu ispantau, non cumprendet dae ube essit cussa boche. [...] Continue reading
    6 min
  • Sa lande mazica. (La ghianda magica). Una fiaba dalla Sardegna. Versione in lingua sarda (Nuoro)
    Unu pastore poveru, morinde aiat nau a su fizu: “Ti lasso tottu su chi appo: una crapa. Ma tue non ti cuntentes de su pacu latte chi issa ti podet dare; pica sa crapa e bae, zira su mundu e chirca fortuna.
    Mortu su babbu, su pizzinnu lassat su pinnettu e si ponet in caminu chin sa crapa; a sero si firmat in s’oru ‘e su buscu de su monte e s'imbarat a una rocca pro si pasare. No est bene settiu chi intendet una bochichedda chi pranghet: “Ohi! Ohi! Non poto issire!”. Su pastoreddu, tottu ispantau, non cumprendet dae ube essit cussa boche. [...] Continue reading
    6 min
  • Babbo Natale in quella buia città. Una fiaba
    Era notte fonda. Al principio non se ne accorse ma... dopo un po'... cominciò a vedere qualcosa di strano. Non vedeva in giro neanche un segno del Natale: non c'erano alberi addobbati, nessuna stella cometa fatta di lampadine, le vetrine erano tutte buie. Nessuna luminaria per le strade. Era una città spenta, una buia città.
    Quando poi la sua slitta passò sotto le finestre della scuola elementare il suo sbalordimento fu davvero grande: non c'era niente alle finestre, nemmeno un piccolo disegno.
    - Ma insomma - disse Babbo Natale, anche un po' seccato - che modo é questo di ricevermi?
    Babbo Natale fu preso dallo sconforto e cominciò a pensare che si fossero dimenticati di lui. Subito bussò ad una porta. [...] Continue reading
    8 min
  • L’aspide e l’Icneumone, una favola di Leonardo da Vinci
    L’aspide è un serpentello pericolosissimo per il suo veleno mortale. Al morso dell’aspide non c’è altro rimedio che di tagliare subito le parti morsicate. Eppure, questo pestifero animale ha un tale desiderio di compagnia che si muove sempre insieme a qualcuno della sua specie, maschio o femmina che sia.
    Se, per disgrazia, uno dei due viene ucciso, l’altro, con incredibile velocità, corre dietro all’uccisore: da quel momento egli non ha che uno scopo, vendicare il compagno, e per sete di vendetta vince ogni avversità. Se l’uccisore è un soldato, l’aspide passa in mezzo all’esercito senza far male a nessuno finché non trova il colpevole; non c’è ostacolo che possa fermarlo, supera ogni difficoltà, e da lui scampa soltanto chi fugge
    velocissimo o chi si butta al di là di un corso d’acqua.
    Ha gli occhi infossati nella testa e grandi orecchi; più che la vista è l’udito finissimo che lo aiuta a muoversi.
    Come ogni animale pure l’aspide terribile ha un suo mortale nemico: è un topo, un grosso topo che vive sulle rive del fiume Nilo, in Egitto, che si chiama Icneumone.
    Quando vede un aspide vicino alla sua tana, l’icneumone corre fino alla sponda del fiume e s’immerge nel fango. Ma non è per paura o per nascondersi alla vista dell’aspide. No. Dopo essersi completamente immerso nel fango, l’Icneumone, riemerge e dal sole caldo d’africa si fa seccare il fango addosso. Appena il fango s’asciuga e secca, l’icneumone si immerge nuovamente nel fango lasciando la piccola testa fuori, poi riemerge e ancora dal sole caldo d’africa si fa seccare il fango addosso, sopra l’altro fango secco, e poi lo fa ancora, e si fa seccare, e ancora si tuffa nel fango. Così, uno sull’altro, si fa fare dal fango e dal sole, tre o quattro vestiti di fango secco, che diventano duri come una corazza di bronzo.
    A quel punto l’icneumone affronta l’aspide a testa alta, e come un eroe in battaglia, tiene testa ai suoi attacchi, restando in attesa del momento propizio all’attacco finale. Quando il serpente spalanca le fauci enormi per uccidere l’icneumone coi denti pieni di veleno, il topo, con un balzo veloce, gli schizza dentro fin giù nella gola, e si piazza lì, proprio, in mezzo alla gola dell’Aspide, e lo soffoca.
    Continue reading
    6 min

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