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Messa in voce di Gaetano Marino
Artemide, dea protettrice della caccia e sorella gemella di Apollo, non aveva un carattere dolce, si sa.
Messa in voce di Gaetano Marino
Ahmed era un giovane commerciante che viveva in un piccolo villaggio dell’Africa. Un giorno dovette parlare al Consiglio degli Anziani per discutere di una questione assai importante. La bottega dove sbrigava i suoi affari aveva bisogno d’essere riparata per la troppa usura e soprattutto andava ingrandita, dato che gli affari, grazie al cielo, erano aumentati. Ahmed chiese dunque, che il Consiglio venisse convocato.
Messa in voce di Gaetano Marino
C'era una volta un pover’uomo, che aveva fatto tutti i mestieri, ma non ce n’era uno che gli fosse riuscito bene. Un giorno gli venne l'idea di andare in giro per il mondo, a raccontare fiabe ai bambini. Gli pareva un mestiere facile e con il quale ci si poteva pure divertire. Perciò si mise in viaggio, e quando giunse nella prima città, cominciò a gridare per le vie:
Messa in voce di Gaeano Marino
Apollo, dicono sia un dio senza cuore? Dipende. Apollo si innamorò, eccome. Certo, non tanto spesso come suo padre Zeus ma anche a lui toccò il classico colpo di fulmine, e che colpo che fu. Capitò che Eros, dio dell'amore, non ne potesse più di Apollo, così vanitoso e così antipatico!
Messa in voce di Gaetano Marino
Prometeo, il cui nome significa colui che prevede, fu il più intelligente tra tutti i Titani; ovviamente dopo Zeus. Prometeo era cugino di Zeus, in quanto figlio del Titano Giapeto, fratello di Crono. Sua madre appare di incerta provenienza e nome. A volte la si identifica con Asia, o con Climène, entrambe figlie di Oceano.
Messa in voce di Gaetano Marino
Messa in voce di Gaetano Marino
Anteo era un gigante assai crudele, Tanto che appena uno straniero viaggiatore aveva la sventura di transitare nelle sue terre, questi veniva costretto con la forza a lottare e combattere contro il gigante. Dopo una lotta dura e senza riposo, né tregua, appena Anteo si rendeva conto che lo sfortunato straniero non ce l’avrebbe fatta più, e perciò se ne restava costretto a terra esausto e sanguinante, egli lo afferrava con le sue possenti braccia, piantava le gambe al suolo, lo inarcava sul proprio petto vigoroso, e con un violento colpo di reni e grido di belva umana, stritolava lo sventurato fracassandogli il torace, insieme a tutti gli organi vitali.
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