Paolo e Timoteo, servi di Cristo Gesù, a tutti i santi in Cristo Gesù che sono in Filippi, con i vescovi e con i diaconi, grazia a voi e pace da Dio nostro Padre e dal Signore Gesù Cristo. Io ringrazio il mio Dio di tutto il ricordo che ho di voi; e sempre, in ogni mia preghiera per tutti voi, prego con gioia a motivo della vostra partecipazione al vangelo, dal primo giorno fino a ora. E ho questa fiducia: che colui che ha cominciato in voi un'opera buona, la condurrà a compimento fino al giorno di Cristo Gesù. Ed è giusto che io senta così di tutti voi, perché io vi ho nel cuore, voi tutti che, tanto nelle mie catene quanto nella difesa e nella conferma del vangelo, siete partecipi con me della grazia. Infatti Dio mi è testimone come io vi ami tutti con affetto profondo in Cristo Gesù. E prego che il vostro amore abbondi sempre più in conoscenza e in ogni discernimento, perché possiate apprezzare le cose migliori, affinché siate limpidi e irreprensibili per il giorno di Cristo, ricolmi di frutti di giustizia che si hanno per mezzo di Gesù Cristo, a gloria e lode di Dio.
(Filippesi 1:1-11 - La Bibbia)
Indice della serie sulla Lettera ai Filippesi
La lettera di Paolo ai Filippesi è sicuramente una di quelle in cui l'apostolo esprime più gioia e affetto nei confronti dei destinatari. Non a caso, molti si riferiscono ad essa chiamandola "l'epistola della gioia".
D'altra parte Filippi era stato uno dei primi luoghi in Europa in cui Paolo aveva predicato la buona notizia inerente Gesù il Re dei Re (Vedi Atti 16) e con i Filippesi si era creato un legame forte che aveva accompagnato Paolo negli anni successivi. L'apostolo si trovava in prigione quando scrisse la lettera e, dai contenuti della lettera, si presume che essa sia stata scritta proprio per ringraziare i Filippesi del loro supporto spirituale e materiale in quella situazione difficile.
Paolo scrisse questa lettera affiancato da Timoteo, d'altra parte Filippi fu uno dei primi luoghi in cui Timoteo aveva accompagnato Paolo dopo essersi unito a lui (Atti 16:1-13).
La lettera è indirizzata a tutti i credenti di Filippi a cui Paolo si riferisce chiamandoli "santi in Cristo Gesù". A questo proposito si consideri che "santi" è un termine che significava "separati, dedicati", quindi indicava semplicemente tutti coloro che avevano creduto in Gesù e per questo motivo appartenevano al Signore, ovvero erano stati messi da parte (separati) per il Signore. In particolare, tra di essi Paolo cita coloro che svolgevano un compito di responsabilità e servizio, qui indicati con i termini "vescovi" e "diaconi".
Teniamo presente che le parole "vescovo" e "diacono" non sono da considerarsi dei titoli particolari ma esprimevano semplicemente una funzione. In particolare la parola "vescovo" potrebbe essere tradotta "sorvegliante" ed indicava quindi dei credenti che, possedendo l'esperienza e i doni necessari, svolgevano un compito di sovrintendenti nella comunità, aiutando gli altri nella crescita (in altri brani del nuovo testamento vengono chiamati "anziani"). La parola "diacono" invece significa "servitore" ed indica quindi tutti coloro che svolgevano servizi di vario tipo all'interno della comunità (nel nuovo testamento questa parola è utilizzata in modo vario).
Come dicevamo, la gioia permea tutta la lettera. Fin dalle prime battute Paolo esprime tutta la sua gioia per la partecipazione al vangelo da parte dei credenti di Filippi. Egli ringraziava Dio e gioiva per loro perché si erano rivelati dei partner affidabili fin dal giorno del...