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"Resta agile, continua a eccellere, guida il cambiamento." Patrick Pasquillo - Digital Collaboration Specialist APF
In questo episodio di Brandscut Rassegna Digitale parliamo di quali punti influenzano la crisi del commercio. Capirai come la tua attività commerciale viene influenzata e scopriremo una delle cose più importanti che puoi fare oggi per alleviare i problemi della crisi.
È utile capire come affrontare le ondate di crisi e di come puoi adottare nuovi approcci per restare sempre sulla cresta dell’onda.
Se la tua attività commerciale è in crisi, fa fatica ad andare avanti e magari è addirittura a rischio, forse hai già pensato di avere sbagliato qualcosa. Ti posso dire subito che non è colpa tua.
Molti commercianti cercano le cause dei pochi risultati, delle perdite. Molti commercianti si chiedono sempre perché quell’attività che prima funzionava ora rende di meno. Quali sono allora le vere cause?
Le cause come sempre sono molteplici. In questo episodio vediamo assieme che alcune cause possono essere risolte e che la crisi può essere alleviata. Nonostante tutto però, non sei tu la causa di questo problema che affligge molte persone.
Possono cambiare le condizioni favorevoli della posizione del tuo negozio attraverso un cambiamento del piano viario o può cambiare la condizione favorevole della tipologia di servizio che offri. Questi sono solo alcuni esempi. Possono però cambiare anche le persone, ossia i consumatori.
Hai mai pensato a come è cambiato il mondo del commercio negli ultimi anni? Il commercio è in continua evoluzione. Ancora oggi. La crisi economica è un sintomo di questo cambiamento.
Dobbiamo abituarci perché le cose continuano a cambiare sempre più velocemente. Ecco perché le crisi si susseguono. Anzi, sembrano non finire mai. Ora si è messa di mezzo anche la pandemia.
In questo podcast ho anche parlato di pandemia e di come ha toccato molti settori costringendoli a cambiare visione del loro business. Ti consiglio, se non lo hai fatto, di ascoltare anche gli altri episodi che riguardano i settori diversi dal tuo perché è sempre utile per prendere spunto.
Tu però non puoi farti carico delle cause, perché le cause derivano quasi sempre in primo luogo dalle abitudini dei consumatori. È colpa dei clienti? Non voglio dire che i tuoi clienti siano la causa. Voglio dire che se il mondo evolve, evolvono anche i tuoi clienti e con essi evolvono anche le attività commerciali. Fammi spiegare.
È un ciclo, che si ripete, che continua ogni giorno, e non finirà mai. Bisogna entrare in questo meccanismo che continua a girare e farne parte sempre in prima linea. Come? Lo vediamo presto, ora voglio però raccontarti un aneddoto molto importante.
Molti anni fa, prima dei computer, c’era un forte commercio locale. Le prime multinazionali nascevano, però le realtà locali non erano toccate da queste nuove multinazionali. O meglio, non erano toccate in maniera così marcata come oggi. Perché?
Perché quello che le multinazionali non possedevano lo avevano invece le realtà locali. Cosa?
Sto parlando delle comunità di persone. Le realtà locali conoscevano i loro clienti, si parlavano e si scambiavano consigli tra un acquisto e l’altro. Le comunità locali erano persone che si conoscevano, che si fidavano e con cui nasceva uno scambio di beni e servizi, il commercio locale.
Possiamo paragonare la crisi che vivono tutti con il cambiamento da quel mondo ormai lontano a quello di oggi. Non mi segui? Ora ti spiego. Non sto dicendo che oggi non c’è una comunità locale, non c’è fiducia e non c’è passaparola. Tutt’altro.
Le comunità locali sono importanti come allora. La fiducia in un rapporto commerciale è essenziale in un mondo dove ci sono sempre più persone che ne approfittano perché non trovano altri metodi etici per andare avanti. Ma le cose sono evolute.
Tutto quanto sopra descritto è cambiato, perché le persone hanno cambiato abitudini e oggi agiscono in maniera differente rispetto a prima. Ti faccio un esempio.
Quando sono subentrate nelle nostre case le pagine gialle nel 1967 il commercio è cambiato. Davvero?
Forse all’inizio nessuno le utilizzava e molti le cestinavano. Ma gli innovatori in questo caso sono stati quelli che le hanno utilizzate per primi. Il commercio è stato così influenzato da un libro contenente tutto il ventaglio di possibilità commerciali a disposizione. Ma è stato maggiormente influenzato da tutte quelle persone che le hanno utilizzato per primi.
Con comodità e velocità si poteva scoprire chi vendeva un bene o servizio vicino a noi. Si poteva chiedere opinioni a chi si conosceva sui negozi della zona. Dunque le relazioni erano sempre importanti e utili. Il passaparola non è mai morto.
Avevano a portata di mano un nuovo strumento per trovare subito e facilmente quello che serviva nella propria zona. Le abitudini sono cambiate. Le cose sono cambiate. Chiaro, oggi non è più così.
Oggi siamo in un mondo ancora diverso, le abitudini sono cambiate, e il commercio è cambiato. La crisi è l’evoluzione delle abitudini delle persone che ogni giorno sfruttano nuovi strumenti per trovare ciò di cui hanno bisogno. A volte riescono a fare a meno di qualcosa che prima avevano bisogno. Ma non è questo il nostro caso.
Altre volte cercano qualcosa che va bene per le loro nuove abitudini. Prima di tutto le abitudini cambiano per i più innovativi. Non sto parlando di tutti. Parlo dei più innovativi tra coloro che acquistavano regolarmente da te, il tuo prodotto, il tuo bene o servizio.
Già qui, una fetta di persone viene subito persa dopo un cambiamento delle abitudini. Successivamente si sparge la voce, subentra il passaparola e la fetta più grande di persone inizia a comportarsi come hanno fatto gli innovatori qualche tempo prima. Ma gli innovatori stanno già pensando ad altro.
Sì, gli innovatori adottano subito tutti i nuovi strumenti. E con il tempo influenzeranno a loro volta quella che a loro volta è la grossa massa centrale delle persone. L’ultima fetta di persone sono i più lenti a cambiare abitudini. Chi sono queste persone?
Persone molto conservative, che fanno fatica a cambiare, che non si adattano facilmente alle novità. Ma cambieranno anche loro come la massa. Solamente più tardi. Mentre gli innovatori apporteranno nella società nuove abitudini, nuovi strumenti, nuovi mezzi per soddisfare i propri bisogni e i propri desideri.
Come spiegato precedentemente queste tipologie di persone sono importanti. Ricapitolando le suddivido in queste tre fasce di persone diverse. Ecco le 3 tipologie di persone di cui ho parlato e con cui avrai sempre a che fare:
A sua volta gli adottatori di massa si distinguono in adottatori precoci e adottatori ritardatari. Non voglio però entrare in merito a questa suddivisione, considerando la massa l’insieme degli adottatori precoci e degli adottatori ritardatari. Ecco come un negozio, un commercio, un’attività commerciale che nasce oggi, nel giro di poco tempo, o meglio subito, si dovrà occupare di persone con esigenze diverse.
Se stai pensando a quale negozio aprire in tempo di crisi ti consiglierei di aprirne uno che soddisfi il desiderio della massa. Ma guarderei anche agli innovatori, adattando così la forma del mio nuovo negozio a quello che può essere il suo futuro.
Guardando in questa direzione è necessario restare aperti al cambiamento delle abitudini dei tuoi consumatori. Chiedersi quando la crisi sarà finita o quando si uscirà dalla crisi per aprire un’attività non è la soluzione.
Alcune persone infatti sanno come approfittare della crisi economica, concentrandosi sugli innovatori, sulla massa, e addirittura sulla fascia di conservatori. Il problema della crisi non è tuo, il problema è dato dalle abitudini dei consumatori.
No. Come ho già detto la crisi economica non è causa tua. Eccoci arrivati al punto in cui ti dico che tu puoi affrontare la crisi. Come?
Scegliendo a chi vuoi rivolgerti. E l’ideale è accontentare tutte le tre fasce di persone per sopravvivere alla crisi economica e ai suoi cambiamenti. Spesso epocali.
Infatti la pandemia ha cambiato l’abitudine dei consumatori e solo chi si era adattato già prima ha potuto continuare le attività, altri hanno dovuto cambiare di corsa e altri ancora non hanno più osato nemmeno di cambiare. Come puoi fare?
Concentrandoci sulla realtà attuale della tua attività commerciale. Ma concentrandoci anche sulle tecnologie, sul digitale, sulle nuove forme adottate oggi per raggiungere nuovi clienti in maniera diversa.
In questo podcast Brandscut Rassegna Digitale scopri molte delle tendenze attuali e future che ti permettono di aprire la mente a nuovi scenari.
Perché dobbiamo raggiungere i clienti in maniera diversa? Perché come detto le abitudini continuano a cambiare, e alcuni le cambiano più velocemente degli altri.
Se qualche anno fa la tua attività commerciale era performante e ora non lo è più è perché una fetta di tuoi clienti ha cambiato abitudini. Una fetta di tuoi clienti innovatori e anche quelli di massa hanno adottato abitudini diverse e bisogna dargli la possibilità di soddisfarle continuando a farlo attraverso la tua attività commerciale.
Oggi il commercio deve rivolgersi in maniera differente a queste tre fasce di consumatori. C’è per esempio chi preferirà farti visita in negozio, chi ti ordina per e-mail e chi acquisterà dal tuo shop online facendolo addirittura dal suo smartphone. Sono tre persone completamente diverse per tre differenti tipologie di servizi e tre differenti stili di comunicazione e relazione. Voglio dire che ti stai concentrando solo su un tipo di persona.
Un tipo di persona che sta sempre diventando sempre più rara. Come sempre e come tutti i tipi di persona. Perché noi evolviamo in quello che è il cambiamento delle abitudini. Non è necessario creare uno shop online, o aprire la pagina Facebook della propria attività. È diverso. O meglio è incompleto.
Attraverso strategie e tecniche digitali è necessario essere presente agli occhi delle persone costantemente, in tutti i formati, in diversi tipi di comunicazione, su tutti i media della tipologia di cliente che vuoi raggiungere.
È come essere nella rosa dei candidati, ovviamente se non ci sei non puoi concorrere al risultato finale, invece se ci sei ti giochi la tua possibilità di essere il vincitore finale.
Presto anche le persone cosiddette ritardatarie cambieranno la loro abitudine e inizieranno a fare la stessa cosa che gli innovatori hanno già fatto qualche anno fa. Conoscendo in anticipo le tendenze delle abitudini, cogliendo i cambiamenti, quello che si perde in una fetta di persone che sono state sempre nostre clienti, si guadagna dall’altra parte con nuovi clienti.
Ecco come fare a risolvere il problema crisi o alleviare il problema della crisi economica. Rinnovando così il ciclo per il quale l’evoluzione e il cambiamento delle abitudini è l’unico colpevole dei tuoi mancati guadagni.
Ci sono aziende come persone che cambiano abitudini più facilmente e aziende che le cambiano solo dopo. È normale, non tutti siamo propensi a fidarci dei nuovi strumenti così facilmente come gli innovatori.
Spesso conoscerli è solo il punto di partenza per cambiare abitudini. È chiaro che non si può immaginare cose che ancora non esistono. Funziona così per tutti, non siamo scienziati che prevedono il futuro. Siamo persone che guardano il mondo e vedono le differenze solo quando le incontrano.
Per chi mi segue già ci sentiamo nelle prossime puntate del podcast che organizza le idee pratiche che riguardano il digitale, l’innovazione e la crescita professionale.
Negli episodi di Brandscut Rassegna Digitale relativi alla digitalizzazione parlo di alcuni settori che stanno per essere sconvolti affiancandoli a settori che sono già stati sconvolti qualche anno fa.
Ti consiglio di ascoltarli perché anche se non riguarda il tuo settore possono aiutarti a raggiungere la tua idea professionale più adatta a un mondo che cambia. Se ti è piaciuto questo episodio e vorresti trovarne altri come questo ti invito a seguirmi iscrivendoti al podcast Brandscut Rassegna Digitale.
Ciao
"Resta agile, continua a eccellere, guida il cambiamento." Patrick Pasquillo - Digital Collaboration Specialist APF
"Resta agile, continua a eccellere, guida il cambiamento." Patrick Pasquillo - Digital Collaboration Specialist APF
In questo episodio di Brandscut Rassegna Digitale parliamo delle biblioteche degli oggetti e di come possono trasformare gli e-commerce così come li conosciamo.
È utile capire qual è il futuro degli e-commerce e di come possono prendere spunto dalle cosiddette biblioteche degli oggetti. Ma cosa sono esattamente?
Le biblioteche degli oggetti probabilmente sono nate come associazioni senza scopo di lucro. Il loro fascino deriva dalla capacità di risparmiare in comunità su oggetti di cui si fa un uso sporadico.
Queste realtà permettono di prendere in prestito con una somma inferiore al valore dell’acquisto dell’oggetto quello strumento che ti serve solo raramente e che possedere sarebbe troppo ingombrante e inutile.
Quante volte avete chiesto in prestito un trapano a un vicino di casa? O quante volte avete noleggiato strumenti e oggetti per utilizzarli in una sala da feste?
Ecco che il concetto di noleggio si centralizza e fornisce alle comunità locali oggetti di uso sporadico messi a loro disposizione.
Oltre al concetto di risparmio che c’è dietro, viene toccato anche il concetto dell’essenzialità delle cose. Perché acquistare qualcosa che utilizzeremo solo raramente?
“Allo stesso modo c’è chi paga per anni un abbonamento in palestra quando potrebbe acquistare qualche strumento per il fitness e tenerlo in casa.”
Oltre allo spazio che viene risparmiato all’interno della casa quell’abbonamento per una palestra vi rende la vita ovviamente più semplice senza possedere tutti gli attrezzi che ti servono.
Così per le piscine, per le biblioteche, per tutto quello che potresti tenere in casa ma richiede un onere economico troppo alto o spazi troppo vasti.
Ecco che con una biblioteca degli oggetti puoi prendere facilmente in prestito ciò che ti serve, servirtene e riconsegnarlo. Un concetto straordinario se ci pensiamo.
Come tante delle situazioni simili discusse soprattutto nei primi episodi di Brandscut Rassegna Digitale si ottiene un risparmio economico, di spazio, di preoccupazioni, di tempo, un impatto ambientale ridotto, una vasta scelta sempre a disposizione e tanti piccoli benefici che forse non riusciamo nemmeno a notare.
Con un abbonamento di cui abbiamo già parlato, le cosiddette subscription a pagamento mensile, possiamo essere partecipi di una realtà più pulita, di un’economia circolare, che ci permette di ottenere gli stessi risultati che per adesso abbiamo ottenuto tramite la nostra individualità.
Potendo anche incidere sul consumo, sull’ambiente e soprattutto sullo spreco che stiamo generando senza troppo riflettere.
Ma allora, perché gli e-commerce non si trasformano?
Effettivamente un e-commerce settoriale potrebbe avere uno stock fisso e proporre sul suo sito un servizio di noleggio degli oggetti in vendita.
In questo modo sarebbe possibile noleggiare oggetti che possono essere riutilizzati da più persone senza sopportare le spese totali dell’acquisto.
Ad esempio vedo una soluzione in un e-commerce che offre a prezzo pieno i suoi oggetti o strumenti e se il cliente lo desidera può riconsegnarli attraverso spedizioni gratuite alla società e-commerce che gli bonificherà parte della sua spesa.
Ecco come il prezzo di acquisto dello strumento potrebbe diventare la garanzia che sto pagando affinché l’oggetto venga restituito in uno stato ottimale.
Tutte le nicchie di e-commerce già presenti sul mercato potrebbero porsi questa domanda e offrire questo servizio parallelamente all’acquisto normale.
Chiaramente non può valere per tutte le realtà e-commerce ma può valere per molte realtà per cui ora magari fanno fatica a proporre i loro strumenti ai clienti.
Infatti è chiaro che fare un acquisto che ci servirà solo in pochi rari momenti risulta più impegnativo.
Se potessimo ottenere lo stesso strumento solo per la durata del suo servizio questo abbatterebbe molte delle barriere all’ingresso.
Le possibilità di sottoscrizione di abbonamenti per nicchie di oggetti diversi potrebbero aprire le porte anche a nuovi modelli di business.
Gli e-commerce sono avvisati, se vogliono distinguersi dalla massa, diventare più efficienti, sostenere delle entrate fisse facilmente prevedibili devono studiare i dati a loro disposizione.
Farlo permetterebbe loro di trovare strade alternative per oggetti per cui è possibile portare avanti questo discorso.
“Differenziarsi sicuramente aiuta a spopolare e a trovare il proprio posto in un mercato che diventa sempre più saturo di offerta.”
Forse la lotta tra la concorrenza non è più tanto sul prezzo, ma dovremmo iniziare a fare nostri i ragionamenti innovativi che ci permettono di aprire le porte del nostro futuro e a nuove idee.
Per chi mi segue già ci sentiamo nella prossima puntata del podcast che organizza le idee pratiche che riguardano il digitale, l’innovazione e la crescita professionale.
Negli episodi di Brandscut Rassegna Digitale relativi alla digitalizzazione parlo di alcuni settori che stanno per essere sconvolti affiancandoli a settori che sono già stati sconvolti qualche anno fa.
Ti consiglio di ascoltarli perché anche se non riguarda il tuo settore possono aiutarti a raggiungere la tua idea professionale più adatta a un mondo che cambia.
Se ti è piaciuto questo episodio e vorresti trovarne altri come questo ti invito a seguirmi iscrivendoti al podcast Brandscut Rassegna Digitale.
Ciao
"Resta agile, continua a eccellere, guida il cambiamento." Patrick Pasquillo - Digital Collaboration Specialist APF
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In questo episodio di Brandscut Rassegna Digitale parliamo di come gli abbonamenti digitali abbiano iniziato a diffondersi attraverso i libri, la musica, i film e persino gli eventi.
È utile capire qual è il futuro degli abbonamenti digitali partendo dalla conoscenza dei principali a cui siamo già abituati quasi tutti.
Infatti con Netflix è più facile capirli oggi di quanto fosse semplice prima.
Netflix ha tradotto un mercato fatto da noleggio di DVD in un mercato dove per noleggiarli non devi più spostarti da casa e dove non c’è più uno scambio fisico dei prodotti. Non solo.
“L’esempio di Netflix ha rivoluzionato un settore che è quello cinematografico distribuendo la sua idea in quasi tutte le nazioni del mondo.”
La sua idea è fondata sulle subscription, ossia quegli abbonamenti digitali che trasformano i prodotti in servizi. Pensiamoci bene.
Il prodotto DVD è stato trasformato in un abbonamento con il quale hai accesso a una miriade di contenuti digitali sempre a tua disposizione.
Il servizio ha trasformato il DVD in streaming video alzando la qualità dei prodotti a tua disposizione.
Lo stesso è avvenuto per libri e musica.
Amazon ha trasformato la lettura di libri in abbonamenti dove non possiedi più libri ma ne puoi leggere quanti ne desideri.
Lo stesso vale per la musica, dove Spotify, Apple Music e altri ci hanno donato l’accesso a tutta la musica del mondo attraverso degli abbonamenti digitali a pagamento mensile.
Questi metodi fanno sì di accomunare quelle persone che vivono attraverso i film, vivono attraverso i libri o vivono attraverso la musica.
Se non sei una persona appassionata di film e serie TV difficilmente pagheresti un abbonamento mensile per guardare Netflix, se non sei un lettore accanito difficilmente faresti un abbonamento per leggere quanti libri vuoi. Lo stesso vale per la musica.
Ecco che chi non si ritiene così appassionato di questi intrattenimenti deciderà di acquistare ancora il singolo film a noleggio, il libro che vuole leggere o il disco che vuole ascoltare.
“L’abbonamento digitale permette di trovare persone per cui questi servizi sono indispensabili.”
Proprio attraverso queste persone le società che li forniscono riescono a prevedere gli incassi più facilmente. Possono così gestire più facilmente i loro sforzi, conoscere le preferenze delle persone e modellare o ampliare il loro business attraverso la moltitudine di dati che accumulano.
Un esempio deriva proprio da Netflix che da distributore di un servizio video è diventata anche una casa produttrice. Come mai i film o le serie TV prodotte da Netflix sono così guardate in tutto il mondo?
Probabilmente sapevano già in anticipo cosa piace agli utenti. Attraverso l’uso di dati sulle preferenze di intrattenimento hanno saputo creare qualcosa che sarebbe piaciuto ai loro utenti ancora prima di averlo creato.
Questo è impensabile per chiunque altro che non fa come Netflix.
Il loro prodotto è diventato servizio, il loro servizio si è sdoppiato in un altro servizio.
“Attraverso i dati oggi è possibile fare previsioni accurate, prendere decisioni e rimodellare la propria azienda in base all’andamento del mercato.”
Chiunque voglia sopravvivere in un mercato che cambia rapidamente e non perdona deve oggi fare affidamento sui dati e se non li ha a disposizione deve trovare il modo di procurarseli.
Ecco che pensare servizi come questi forse è possibile partendo dalla necessità di accumulare dati.
Se parti dal presupposto che vuoi accumulare dati è possibile pensare a nuovi servizi che avranno un impatto notevole in futuro.
E per gli eventi?
Airbnb durante la pandemia ha trasformato velocemente il suo business.
Non potendo più fare affidamento sul suo modello di business che l’ha portato al successo mondiale si è inventata un altro servizio.
La condivisione di eventi online tra utenti distanti da loro. Ecco probabilmente la nascita di un nuovo social network dove da casa mia posso proporre uno spettacolo musicale in streaming per altri utenti in giro per il mondo.
La condivisione è la parola chiave in questo caso.
Se non posso più condividere la mia casa con uno sconosciuto posso condividere dei momenti all’interno della mia casa assieme a chi li apprezza.
Anche Eventbrite ha recentemente spinto sugli eventi online.
In questo caso la vendita di biglietti per eventi offline si è spinta oltre e permette di vendere biglietti per eventi completamente online.
La pandemia ha atterrato molti settori che non si erano mai domandati se esistevano nuovi modelli di business.
Hanno dovuto iniziare a chiederselo, e per alcuni è una domanda che si sono posti troppo tardi.
Chi ha potuto cambiare modello di business l’ha fatto subito arrangiandosi e molto probabilmente è riuscito a sopravvivere.
Chi non ha potuto non ha avuto molte chance di superare la crisi sanitaria.
“Conoscere le prospettive, gli elementi che ci fanno immaginare un futuro diverso, ci permette di prevedere le tendenze e adottarle prima che queste si verifichino.”
È sorprendente come rimodellare il proprio business può anche farti scoprire come ottenere di più e magari anche con meno sforzo economico.
Chi cambia subito di solito occupa una posizione dominante nella mente dei propri clienti e verrà ricordato più facilmente quando anche gli altri dovranno cambiare.
Questo approccio spiazza la concorrenza e riposiziona i player del mercato in modo imprevedibile.
Essere tra coloro che pensano al futuro è essere sempre un passo avanti rispetto a chi vive sugli allori dello stato attuale delle cose.
Per chi mi segue già ci sentiamo nelle prossime puntate del podcast che organizza le idee pratiche che riguardano il digitale, l’innovazione e la crescita professionale.
Negli episodi di Brandscut Rassegna Digitale relativi alla digitalizzazione parlo di alcuni settori che stanno per essere sconvolti affiancandoli a settori che sono già stati sconvolti qualche anno fa.
Ti consiglio di ascoltarli perché anche se non riguarda il tuo settore possono aiutarti a raggiungere la tua idea professionale più adatta a un mondo che cambia.
Se ti è piaciuto questo episodio e vorresti trovarne altri come questo ti invito a seguirmi iscrivendoti al podcast Brandscut Rassegna Digitale.
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"Resta agile, continua a eccellere, guida il cambiamento." Patrick Pasquillo - Digital Collaboration Specialist APF
In questo episodio di Brandscut Rassegna Digitale parliamo di come l’economia della sottoscrizione sia arrivata anche nel settore auto e cosa implica per chi lavora in questo settore e il futuro del car sharing.
È utile capire qual è il futuro del settore auto e di come inciderà sulle nostre vite private o professionali e di quelle che offrono servizi per il settore auto.
Abbiamo già parlato di sottoscrizioni, o subscription economy quando abbiamo affrontato il settore abbigliamento in un altro episodio.
La subscription economy è quella che si sta espandendo in molti servizi e prodotti di uso comune.
Ti ricordo che con le sottoscrizioni di abbonamenti si passa a un marketing incentrato sempre più sul cliente che bisogna difendere sul lungo periodo. Diminuiscono i costi e aumentano i ricavi sul lungo periodo.
Se la capacità di spesa di un servizio come Netflix può essere molto limitata a un solo brand per ovvie ragioni di spesa, la subscription per il settore auto apre a più possibilità attraverso società che noleggiano l’auto partendo da un loro portfolio di marche e modelli.
Oltre ai marchi come Nissan e altri che offrono la sottoscrizione per chi è innamorato di quel marchio specifico, quella delle società multi marca può dare una spinta a conoscere e provare diversi modelli e diverse marche mantenendo la stessa sottoscrizione attiva.
Come sarebbe se oggi uso una marca e un modello e domani cambio modello di auto?
Come sarebbe se oggi uso una marca e domani un’altra marca concorrente?
E se cambiano le condizioni della nostra situazione affettiva e familiare come sarebbe se oggi uso un’auto sportiva e domani un caravan?
“Ecco come tipologie di servizi di noleggio diversi potrebbero decidere di offrire auto per determinate categorie di persone diverse con situazioni diverse.”
A livello aziendale potrebbero nascere sempre più servizi che si specializzano in auto di rappresentanza seguendo la tipologia di auto adatta ai loro clienti.
Attraverso sondaggi sui privati e sulle aziende si potrebbe comprendere cosa si aspettano determinate categorie di persone e imprenditori.
Questi sondaggi si traducono in un’offerta esaustiva per coprire i desideri di quei clienti e servirli attraverso auto su misura per diverse situazioni anche temporanee.
Per la filiera delle aziende che sono coinvolte nel settore auto si aprono possibilità diverse per offrire servizi accessori alle società di noleggio, alle autofficine, ai privati.
Conoscere il proprio mercato in questo caso diventa fondamentale per adattare la propria offerta ai desideri dei propri clienti.
Ovviamente i venditori di servizi o prodotti accessori potrebbero anch’essi tradursi in servizi o prodotti a sottoscrizione.
Basta pensare a un accessorio che va bene per un’auto ma non per un’altra auto, o un servizio più specifico per le diverse tipologie di utilizzatori di auto.
“In queste situazioni i dati diventano importanti ed essenziali per gestire le proprie risorse nella maniera corretta.”
Le assicurazioni dovranno stringere accordi con le società, non più con i privati.
Ecco che tutta una serie di attività sono coinvolte in questo passaggio dall’auto di proprietà all’auto su sottoscrizione.
Come privati o aziende potremmo noleggiare l’auto dalla società di noleggio a cui siamo affiliati anche se viaggiamo. Dunque non è più necessario portare la propria auto sul luogo del nostro viaggio ma potremo averla a disposizione una volta raggiunta la nostra destinazione con un mezzo pubblico veloce e comodo.
La possibilità di adattare le proprie sottoscrizioni con tutti i servizi le rende flessibili per una vita che diventa più fluida e meno legata a un luogo specifico.
In questo senso ho scritto in un altro episodio anche di società di servizi moderne.
Se ci pensiamo non abbiamo più bisogno nemmeno di legare una nostra ipotetica azienda a un singolo territorio.
Non abbiamo più bisogno di legare il nostro contratto di lavoro a un singolo territorio.
Possiamo lavorare ovunque senza grossi impegni onerosi legati a un singolo luogo specifico.
Sia come dipendenti che come imprenditori.
Questo nuovo approccio ci rende più liberi e più flessibili facendoci risparmiare molto su investimenti che richiedono la ricerca di un luogo strategico da dove operare.
Il settore auto completa infatti quel modus operandi delle società che slegano la loro attività da un singolo territorio e la delegano al più conosciuto smart working.
“Con lo smart working il cambiamento appartiene al mondo aziendale ma anche al mondo privato.”
Il settore auto che riguarda tutti aiuta così a un nuovo modo di guardare, alla prospettiva futura di non possedere nulla ma avere tutto a disposizione come, quando, dove si vuole.
La flessibilità diventa così comoda e irresistibile da ogni punto di vista da cui la si guarda. E il car sharing?
Il car sharing potrebbe essere sostituito dagli abbonamenti auto. O potrebbe compensare la richiesta una tantum e di breve durata di un’auto a chi normalmente non la usa mai.
Chiaramente i due modelli troveranno il loro nuovo posto e si adatteranno all’offerta che possono dare ma soprattutto alla richiesta che ci sarà di entrambe le tipologie di servizio.
L’era dell’auto di proprietà forse sta per terminare. Credi che sia un bene o un male?
Forse tutto sommato potrebbe ridurre lo spreco così come tutte le sottoscrizioni tendono a fare.
Potrebbero contribuire a incentivare auto sempre più pulite che circolano per le nostre strade.
Non è poi così male come idea.
Un esempio molto più comprensibile riguardo alla riduzione dello spreco e all’impatto ambientale lo trovi anche nell’episodio in cui parlo delle biblioteche degli oggetti.
Per chi mi segue già ci sentiamo nelle prossime puntate del podcast che organizza le idee pratiche che riguardano il digitale, l’innovazione e la crescita professionale.
Negli episodi di Brandscut Rassegna Digitale relativi alla digitalizzazione parlo di alcuni settori che stanno per essere sconvolti affiancandoli a settori che sono già stati sconvolti qualche anno fa.
Ti consiglio di ascoltarli perché anche se non riguarda il tuo settore possono aiutarti a raggiungere la tua idea professionale più adatta a un mondo che cambia.
Se ti è piaciuto questo episodio e vorresti trovarne altri come questo ti invito a seguirmi iscrivendoti al podcast Brandscut Rassegna Digitale.
Ciao
"Resta agile, continua a eccellere, guida il cambiamento." Patrick Pasquillo - Digital Collaboration Specialist APF
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In questo episodio di Brandscut Rassegna Digitale parliamo di come un ristorante può e dovrebbe reinventarsi attraverso il food delivery e/o il classico servizio di asporto.
È utile capire qual è il futuro di un ristorante e di come può adottare nuovi modelli di business partendo dalla propria clientela abituale.
Nel primo episodio in cui ho parlato di pandemia e digitalizzazione abbiamo accennato di questo aspetto legato alle attività nel campo della ristorazione.
Ora le approfondiamo meglio in questo episodio in cui ci focalizziamo su un modello di business che è stato adottato durante la pandemia: ossia il food delivery.
Ero partito da un articolo di Business Insider che trovi anche nel primo episodio il cui titolo diceva così:
Il food delivery ucciderà i ristoranti. Le cucine spariranno dalle case.
Se il food delivery è di facile comprensione la seconda parte del titolo relativa alle cucine forse non lo è. Non preoccuparti perché parleremo anche di questo.
Partiamo subito dai limiti che ha sempre avuto un ristorante. Innanzitutto lo spazio a disposizione dei clienti.
Un ristorante ha un numero preciso di posti a sedere, oltre i quali deve rinunciare alle prenotazioni. Ecco un primo spreco di potenziale.
Esistono ristoranti sempre pieni di persone con tavoli tutti riservati. Potrebbero ottenere di più.
Con il food delivery è possibile accontentare una clientela più vasta di quella a disposizione e garantire la qualità del servizio ai propri clienti.
Adottare il food delivery accresce la mole di dati a disposizione. E i dati oggi sono il nuovo petrolio per fornire servizi più efficienti, mirati e senza sprechi.
Stiamo parlando di big data e non deve spaventarti se parliamo di big data per un ristorante.
Sono ovunque e stanno già crescendo le società che si occupano di raccoglierli e rielaborarli per offrirti insight utili e oggi necessari.
Vuoi un esempio?
“Uno degli sprechi maggiori di un ristorante è quello legato al cibo, perché purtroppo i ristoranti non possono sapere cosa ordinerà un cliente nonostante abbia riservato in anticipo il tavolo.”
Il food delivery permette di legare il cliente al piatto consumato, associarlo al momento dell’anno, al giorno della settimana, all’orario del pasto, alla quantità consumata, al prezzo di spesa medio, a quello generato nell’arco di vita del cliente e così via.
Se per ogni cliente abbiamo a disposizione questi dati è facile fare statistiche sul consumo dei propri clienti e su come adeguare il servizio e i prodotti necessari per soddisfarlo senza incorrere in sprechi.
Il personale di un ristorante dipende anche dalla mole di lavoro che c’è. In piena attività si rischia di perdere la qualità del servizio per strada. Noi con i dati siamo in grado di colmare i vuoti causati da questi momenti o di ridurre le spese durante momenti più tranquilli.
Infatti con i dati a disposizione diventa facile prevedere situazioni e quindi il consumo dei nostri servizi.
Ecco che in caso di un ristorante solo food delivery i costi si abbattono e si può concentrarli lì dove è maggiore il profitto.
Nel primo episodio abbiamo detto di come sia necessaria solo una cucina e un cuoco.
Poi ci saranno i rider nel caso del food delivery, o qualcuno che gestisca il servizio di asporto.
Con poche risorse si possono servire molti più clienti. Specializzandosi in un tipo di cucina si ottengono maggiori risultati di quelli che si possono ottenere sostenendo i costi di un ristorante con posti a sedere.
La pandemia ha costretto ristoranti ad adattarsi al food delivery. Ma se si fossero convertiti già prima?
Cosa sarebbe successo in un periodo come questo?
Probabilmente avrebbero registrato un aumento di fatturato.
Probabilmente anche dopo l’allentamento delle misure di sicurezza avrebbero continuato a fatturare molto.
Ecco che in questo scenario di crescita di fatturato spuntano startup legate al delivery da parte dei ristoranti della città.
E se il ristoratore avesse un approccio più adatto a una startup che a un ristorante?
Come potrebbe sfruttare la sua esperienza in un settore in espansione?
In futuro ci saranno startup dedicate alle virtual o dark kitchen. Quelle cucine che preparano le pietanze e le lasciano consegnare dalle startup di delivery.
Cucine anche senza un servizio ai tavoli, con affitti molto ridotti e personale ridotto.
Cucine che servono molti più clienti di prima con meno personale.
Cucine condivise che servono tipologie di clienti diversi sotto un unico ombrello tagliando i costi in maniera netta.
E se le cucine fossero in abbonamento?
Per esempio, se così fosse potrebbero spuntare cucine in affitto per ristoratori che vogliono dedicarsi al food delivery.
Oppure potrebbero spuntare abbonamenti ai servizi di un food delivery per consumare pranzi e cene a casa dalla propria cucina preferita. In cambio di un abbonamento mensile ti cucino il menu che tu scegli giornalmente.
Oppure abbonamenti per regime alimentare. Abbonamenti per vegani, abbonamenti per vegetariani, quelli per le intolleranze e così via.
Ecco che a fronte di un abbattimento dei costi da un lato l’offerta diventa più vasta e conveniente anche dall’altro lato della catena: il cliente. Di conseguenza il food delivery potrebbe davvero uccidere i ristoranti così come li conosciamo.
Chi pagherebbe 30 euro in una sera per qualcosa che potrebbe costare meno? Sarebbero poche persone attaccate alla tradizione. Ma anche le tradizioni più tradizionali (scusate il gioco di parole) sono state abbandonate a favore di modelli nuovi e innovativi.
Immaginate Mc Donalds con un food delivery capillare. Lo sfruttereste?
Immagino di sì.
Tornando però al titolo dell’articolo di Business Insider che diceva: Le cucine spariranno dalle case.
In casa avremo le cucine? Potrebbero sparire veramente. Pensi che scherzo?
No assolutamente.
Già oggi ci sono startup che ti portano a casa gli ingredienti necessari per cucinare qualche piatto da solo. Ovviamente la voglia di cucinare resterà per gli appassionati di cucina.
Se al posto dei soli ingredienti ti servissero il necessario per cucinare, quindi pentole, fornelletti e così via?
Si arriverebbe a quella che avevamo nominato economia circolare.
Un’economia che è attenta agli sprechi e incide poco sull’ambiente circostante.
Un’economia più sostenibile che ti permette di cucinare da solo ovunque ti trovi.
Nell’articolo si parlava dell’anno 2030. Chiaramente il food delivery è già realtà e sta addirittura crescendo parecchio. È cresciuto ulteriormente durante la pandemia e continuerà a farlo.
Ecco che pensare a scenari futuri ipotetici ci aiuta a realizzare che possiamo cambiare. Possiamo affrontare scenari sempre diversi e ottimizzare le nostre risorse oggi per ottenere di più domani.
Conoscere servizi che non riguardano il nostro segmento di mercato è importante quanto conoscere l’offerta del proprio settore.
Quello che è necessario non è un modello di business preconfezionato, ma tradurre da altri modelli di business quello che può essere utile alla nostra attività.
Solo così possiamo essere un passo oltre e affrontare più serenamente il futuro.
Forse la cucina in casa resterà un lusso di poche persone, ma la voglia di cucinare farà nascere servizi che soddisfano questa domanda.
Dunque il problema non è la mancanza della cucina, il problema è la risposta che a una tale mancanza si può dare.
“La pandemia ci ha portato via molte delle nostre attività preferite, ma il problema non era la pandemia, era la risposta che potevamo ottenere dalle nostre attività preferite.”
Una risposta che in molti casi non esisteva. Che è stata creata da alcuni mentre alcuni hanno dovuto tacere e farlo per sempre.
Per chi mi segue già ci sentiamo nella prossima puntata del podcast che organizza le idee pratiche che riguardano il digitale, l’innovazione e la crescita professionale.
Negli episodi di Brandscut Rassegna Digitale relativi alla digitalizzazione parlo di alcuni settori che stanno per essere sconvolti affiancandoli a settori che sono già stati sconvolti qualche anno fa.
Ti consiglio di ascoltarli perché anche se non riguarda il tuo settore possono aiutarti a raggiungere la tua idea professionale più adatta a un mondo che cambia.
Se ti è piaciuto questo episodio e vorresti trovarne altri come questo ti invito a seguirmi iscrivendoti al podcast Brandscut Rassegna Digitale.
Ciao
"Resta agile, continua a eccellere, guida il cambiamento." Patrick Pasquillo - Digital Collaboration Specialist APF
"Resta agile, continua a eccellere, guida il cambiamento." Patrick Pasquillo - Digital Collaboration Specialist APF
In questo primo episodio di Brandscut Rassegna Digitale apro parlandoti di come la pandemia ha anticipato i trend della digitalizzazione e di come puoi pensare al tuo futuro professionale.
È utile sapere come modellare il proprio business per far fronte a sfide sempre diverse.
Si parlava di 2030. Ora che registro è il 2020 e la pandemia ci ha fatto fare un salto che sembrava abissale.
Si parla di digitalizzazione da diverso tempo ma cos’è veramente la digitalizzazione?
Per chi vuole semplificare la digitalizzazione è portare i processi che normalmente vengono effettuati offline online. Non solo però.
Infatti con il digitale nascono anche nuovi modelli di business che prima non esistevano. Se stai pensando che il digitale non è per tutti ti sbagli. Il digitale modella nuove realtà che sono sempre state offline e le migliora.
Spesso si abbattono costi, si aumentano ricavi e si va oltre una realtà che abbiamo sempre pensato essere solo locale.
Vediamo meglio i nuovi modelli di business più avanti in questo primo episodio.
Ma cos’è successo con la pandemia?
In diversi settori la digitalizzazione è stata brutalmente anticipata con la pandemia Covid-19.
Ci siamo ritrovati a lavorare da casa, a ordinare la spesa alimentare online, a ricevere il pranzo o la cena direttamente a casa al posto di andare al nostro ristorante preferito.
Abbiamo fatto video conferenze in meno tempo di quando facevamo lunghe e noiose riunioni.
Abbiamo organizzato la nostra giornata lavorativa seguendo le nostre necessità e probabilmente abbiamo reso più di prima.
In questo momento che registro stiamo iniziando a riprendere quella che viene definita normalità. Ma quale normalità?
Dobbiamo infatti abituarci a dei cambiamenti epocali.
Una nuova normalità è alle porte e noi dobbiamo adeguarci. La natura pensa da sé, nel bene e nel male, ed eccoci qui mentre molte attività arrancano e forse non riapriranno più.
“Il problema non è tanto come superare il cattivo momento della pandemia, il problema è come risolvere un problema che era già preventivato.”
Si parlava già di pandemia da coronavirus anni fa. Bill Gates ne è la prova vivente.
La pandemia ha anticipato i tempi del digitale. Perché il digitale sarebbe arrivato lo stesso e avrebbe stravolto le nostre vite e la nostra attività professionale.
Due articoli recenti pubblicati da Business Insider e dal World Economic Forum ci vengono in aiuto. Partiamo subito dal primo titolo di Business Insider.
Un titolo su cui nessuno fino a poco tempo fa avrebbe mai cliccato. Perché sembrava lontano anni luce.
Leggiamolo ora e vediamo che effetto fa.
Il food delivery ucciderà i ristoranti. Dalle case spariranno le cucine.
Davvero?
Sembra una frase da film di fantascienza.
I complottisti invece già penserebbero male.
Invece c’è una spiegazione chiara che ha a che fare con il digitale.
Nel luglio 2018 è apparso questo articolo che parla del 2030 e ovviamente l’ho subito letto per addentrarmi nei meandri di un settore che sembrava eterno: la ristorazione.
È davvero così eterno?
Nell’articolo si parla di come il food delivery è in costante crescita da anni e di come alcune startup del settore food iniziano a utilizzare i big data per rispondere a una domanda di servizio sempre più precisa e mirata.
I prezzi del food delivery scenderanno notevolmente in futuro, perché i ristoranti che ora forniscono il cibo hanno sul gobbo l’affitto dei locali e il personale per servire i clienti.
I ristoranti hanno anche uno spazio limitato per servire i propri clienti. I posti a sedere sono infatti limitati.
Con il food delivery serve solo una cucina e un cuoco. La quantità di clienti da poter servire sarà più alta ed ecco che il prezzo può scendere. Più persone possono permetterselo e quando qualcosa diventa conveniente cresce più rapidamente anche l’uso che se ne fa.
La pandemia ha letteralmente atterrato i ristoranti. Riaprire con meno spazio a disposizione per i clienti non dà la possibilità di sopportare i costi di gestione.
Siamo costretti a rifare i calcoli.
Lo spazio fisico è stato sempre un limite di ogni ristorante. Ora inoltre è necessario adattarsi per questioni di sicurezza.
Durante il lockdown alcuni ristoranti hanno risposto immediatamente alla chiusura passando al food delivery. Torneranno indietro? Continueranno? Io mi auguro di sì. Ma non è solo questo il punto.
Il loro luogo fisico non andrà più bene se le misure di sicurezza dovessero prolungarsi sul lungo periodo o alternarsi a periodi di pseudo normalità e periodi di livelli di sicurezza aumentati.
“Ecco perché dovranno fare scelte importanti per il loro futuro e le devono pensare già oggi.”
Ascoltare queste storie aiuta a trasformare la propria visione della realtà in una visione allargata che tiene conto di tanti input che producono risultati diversi.
Tutti possono allargare i propri orizzonti e trovare strade alternative.
Non è la pandemia che ci obbliga, saremo noi che avremo un occhio sempre attento alle opportunità che la vita ci pone davanti.
Ora però vediamo quello che è lo scenario pubblicato da un parlamentare danese del World Economic Forum.
Nell’articolo del World Economic Forum si parla sempre del 2030. Non esiste più l’articolo originale ma ho linkato quello nuovo.
Il 2030 era l’anno di riferimento prima della pandemia quando nel 2016 è stato scritto l’articolo.
Ora, è per caso un trend che verrà anticipato? Dobbiamo davvero attendere il 2030?
Vediamo di cosa parlava l’articolo.
Infatti già oggi non possediamo più fisicamente la musica, i video, i libri, la bicicletta o il monopattino.
Certo, qualcuno ha ancora una bicicletta o il monopattino, ma potrebbero non servirci più.
Spesso questi si noleggiano o in generale sono diventati servizi a consumo. La stessa cosa accadrà tra pochissimo anche per le auto e i vestiti. I prodotti diventeranno sempre più servizi a consumo.
Recentemente HM si è convertita ai vestiti a noleggio come hanno fatto alcune startup già qualche anno prima. E così faranno anche gli altri grandi brand.
Ma di questo ne parleremo nell’episodio specifico che riguarda proprio il settore dell’abbigliamento.
Ti consiglio di non perderti anche gli altri episodi che toccano altri settori particolari in cui assisteremo o abbiamo assistito a un cambiamento epocale e ai nuovi modelli di business che potrebbero esserti utile per creare la tua visione imprenditoriale.
“Con il digitale non solo si porta online quello che era sempre stato offline, ma si creano nuovi modelli di business per realtà già consolidate.”
Ma torniamo a noi.
Nel 2030 di cui parla l’articolo del World Economic Forum le persone non possiedono molto ma hanno tutto.
Saranno libere di spostarsi a costi ridotti, senza possedere un’auto, ma con mezzi a energia pulita.
Se avranno voglia di cucinare riceveranno a casa il necessario per farlo altrimenti avranno il food delivery come servizio fisso.
Non sarà necessario avere una cucina nel proprio appartamento, non sarà necessario avere un armadio pieno di vestiti.
Arriveremo a quella che viene chiamata economia circolare.
Abbiamo sempre sentito parlare di economia circolare da chi sostiene meno consumi e un pianeta più pulito.
Ecco come alcuni Brand anticipano i tempi proprio per schierarsi contro un sistema e un modello di business che non può più essere sostenuto.
Ecco che nel mezzo della pandemia forse il problema non è chiedersi quando riaprire, ma come riaprire. Tante attività dovranno chiederselo, perché saranno quasi costrette a farlo.
Purtroppo come tutti i periodi transitori la disoccupazione è inevitabile. La crisi attuale è già l’annuncio di quello che succederà nei prossimi anni.
Fortunati o non fortunati ogni cambiamento riguarderà sempre tutti. È inevitabile.
La pandemia è la natura che ha voluto mettersi in mezzo alla nostra strada ma la nostra strada aveva già una tendenza che possiamo chiamare naturale.
Saremmo arrivati a questo punto anche senza pandemia.
Ora che lo sappiamo dobbiamo riflettere su come adeguarci a un mondo che evolve.
Forse avremo ancora un po’ di tempo, ma non dobbiamo cadere nell’errore che tutto prima o poi sarà come prima. Tutto infatti si sta trasformando. Il mondo è già cambiato.
Una nuova normalità non c’è ancora, ma l’attendiamo tutti.
“La cosa più difficile è farlo capire, che bisogna reinventarsi.”
Ecco che ti ho solo accennato concetti che possono aiutarti nella visione del tuo futuro imprenditoriale o di crescita professionale.
Se prendi spunto da quanto è già accaduto e da quanto sta già accadendo puoi più facilmente capire dove stai andando e che direzione prendere con la tua carriera professionale.
Per chi mi segue già ci sentiamo nelle prossime puntate del podcast che organizza le idee pratiche che riguardano il digitale, l’innovazione e la crescita professionale.
Negli episodi di Brandscut Rassegna Digitale relativi alla digitalizzazione parlo di alcuni settori che stanno per essere sconvolti affiancandoli a settori che sono già stati sconvolti qualche anno fa.
Ti consiglio di ascoltarli perché anche se non riguarda il tuo settore possono aiutarti a raggiungere la tua idea professionale più adatta a un mondo che cambia.
Se ti è piaciuto questo episodio e vorresti trovarne altri come questo ti invito a seguirmi iscrivendoti al podcast Brandscut Rassegna Digitale.
Ciao
"Resta agile, continua a eccellere, guida il cambiamento." Patrick Pasquillo - Digital Collaboration Specialist APF
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