Diritto dell'Immigrazione

Permesso per minore età_ cosa succede quando compi 18 anni


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Permesso per minore età: cosa succede quando compi 18 anni Benvenuti a un nuovo episodio del podcast Diritto dell’Immigrazione,
io sono l’avvocato Fabio Loscerbo. Oggi affrontiamo un tema molto concreto: il permesso di soggiorno per minore età e la sua conversione quando il ragazzo diventa maggiorenne. Un passaggio che, nella pratica, crea spesso problemi, ritardi e dinieghi, nonostante il quadro normativo sia piuttosto chiaro. Il permesso per minore età non è un titolo “di passaggio” nel senso improprio del termine. È un permesso rilasciato per tutelare un soggetto che l’ordinamento considera vulnerabile e che ha diritto a un percorso di integrazione reale. Proprio per questo, al compimento dei diciotto anni, la legge prevede la possibilità di convertire quel titolo, normalmente in permesso per lavoro subordinato o per attesa occupazione. Su questo punto è intervenuta una recente sentenza del Tribunale Amministrativo Regionale per la Lombardia, Sezione Quarta, pubblicata il 28 gennaio 2026, relativa a un ricorso iscritto al numero di ruolo generale 4060 del 2025. In quel caso, la Questura aveva rigettato l’istanza di conversione sostenendo che mancasse il parere della Direzione generale dell’immigrazione e delle politiche di integrazione del Ministero del Lavoro. Il Tribunale ha chiarito un principio fondamentale: quel parere è un adempimento che grava sull’amministrazione, non sul cittadino straniero. L’articolo 32 del Testo Unico Immigrazione disciplina due ipotesi: da un lato i minori affidati o sottoposti a tutela, dall’altro i minori inseriti da almeno due anni in un progetto di integrazione sociale. In entrambi i casi, l’istruttoria deve essere svolta d’ufficio dalla Pubblica Amministrazione. Il parere ministeriale è obbligatorio, ma non è vincolante, e soprattutto la sua mancanza non può essere utilizzata per negare la conversione. Il messaggio è chiaro: la conversione del permesso per minore età non è una concessione discrezionale, ma l’esito naturale di un percorso di tutela e integrazione. Se l’amministrazione non svolge correttamente l’istruttoria, il diniego è illegittimo e può essere annullato dal giudice. È un passaggio fondamentale, perché da quella conversione dipende la possibilità di lavorare, costruire un progetto di vita e restare regolarmente in Italia. Ne parleremo ancora, perché su questi temi si gioca una parte importante del futuro del diritto dell’immigrazione. Alla prossima puntata.

Questo episodio include contenuti generati dall’IA.
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Diritto dell'ImmigrazioneBy Avv. Fabio Loscerbo