Ancora pochi passi e siamo in un'altro elegante slargo: piazza Belgioioso dove su un lato, al numero 1 di via Morone, c'è la bella casa di cotto rosso dove visse Manzoni. Un luogo evocativo.
"La quieta penombra elegante del carattere milanese si esprime anche nell’indifferenza di piazze di grande decoro architettonico e di piena sobrietà. Piazza Belgioioso, per esempio, è un gioiello, un rettangolo ospitale con il palazzo che le dà nome, la casa del Manzoni".
Maurizio Cucchi, La traversata di Milano.
"Alessandro Manzoni anch'egli ha il suo colore. È un colore grigio polvere, piuttosto triste. […] Una coroncina del Rosario coi grani piccoli, piccoli, puntata sulla federa del cuscino, una crocetta nera, un acquasantino di maiolica bianco e azzurro sormontato da un angelo. Mi adagio sulla seggetta a braccioli e mi contemplo il dorso delle mani posate sulle ginocchia. Chi sono io? Sono un Tessa qualunque o sono Don Alessandro Manzoni che si è appena levato al mattino, ha infilato le calze di filugello e ora si riposa un po' prima di andarsi a lavare? La catinella è là vicino alla finestra, minuscola e grigia sul suo esile sopporto di ferro a treppiede. Le tre stanze da basso a terreno dove il Manzoni e il Grossi facevano tra loro casetta, danno appunto la colorazione allo scrittore, formano il fondale su cui l'ombra di Don Alessandro si muove. Invano tendo l'orecchio per cogliere un qualche rumore".
Delio Tessa, Ore di città, racconti.
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