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Cosa c'è di più soddisfacente che non disegnare un maledettissimo quadratino alla fine di una lunga dimostrazione? Oggi scopriremo come poterlo fare senza avere il dubbio di aver scritto una marea di falsità.
Entriamo insieme nel magico mondo dei paradossi, un mondo dove i nostri sensi e la nostra ragione vengono ingannati. Un mondo pieno di vecchi saggi con la barba che ci confessano rivelazioni incredibili e infidi rigattieri che ci confondono con i loro giri di parole.
La matematica ha dei limiti? Se la risposta fosse sì, allora significherebbe che la tutta la ricerca fatta fino a questo a punto si dovrebbe prima o poi fermare, poiché non riuscirebbe ad andare avanti. La risposta è...forse. Dipende dalla matematica di cui parliamo, se quella che possiamo pensare noi, gli esseri umani, o quella che permea da sempre l'Universo.
P.S. il teorema di Gödel che cito nell'episodio è solo un corollario ad uno dei suoi teoremi molto più generali. Immaginate allora la vera portata del suo lavoro...
Siamo intorno al 415 d.C. nella maestosa Alessandria d’Egitto. Qui, a guidare la storica scuola alessandrina, troviamo una matematica, Ipazia, rispettata da tutti e grazie alla quale gli studiosi si recavano in città dai luoghi più lontani dell’Impero Romano d’Oriente, solo per poter ascoltare una delle sue lezioni. Purtroppo, a causa del neo insediato vescovo Cirillo, iniziavano a sentirsi forti tensioni in città, tensioni che avrebbero trovato in Ipazia una delle sue vittime più celebri.
P.S. Al minuto 5:19 dico: ''Vescovo Oreste'', volevo dire: ''Prefetto Oreste'', pardon.
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