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La partita contro la Cremonese rappresenta per il Cagliari un bivio cruciale nella lotta per la salvezza. Quella che poteva essere una sfida di routine per una squadra destinata a mantenere una posizione tranquilla in Serie A, ora assume contorni drammatici. A due mesi da un campionato apparentemente sotto controllo, la realtà è ben diversa. Il Cagliari, infatti, si trova ora a giocarsi quasi tutta la stagione in una gara, con la panchina di Fabio Pisacane che sembra più a rischio che mai.
Sembrava scritto un destino diverso per i rossoblù a gennaio, quando la squadra appariva a una manciata di punti dalla salvezza. Oggi sembra essere tutto il contrario. Il Cagliari è ormai la squadra più in difficoltà del campionato, e la crisi di risultati è sempre più evidente. I temi del progetto giovani, della squadra identitaria e dell’allenatore emergente sembrano ormai svaniti, ridotti a semplici slogan da social media e contenuti sponsorizzati, più che a concetti pratici che possano concretizzarsi in risultati.
Concetti persi in quella comunicazione che piace alla Gen Z, quella che Pisacane ha studiato ma che forse inizia ad accorgersi che dalla teoria alla pratica ci passa un Oceano. D’altronde, un ingegnere meccanico può laurearsi con 110 e lode, ma se poi gli danno una cassetta degli attrezzi per aggiustare un’auto con tanti problemi, può anche far fatica a fare un semplice tagliando.
Pisacane ha cercato di costruire una squadra con un forte orientamento verso i giovani, puntando su talenti italiani e su una filosofia all’avanguardia. Ma oggi, purtroppo, quei pilastri sembrano scontrarsi con la dura realtà dei fatti: la squadra è fragile, incompleta, e per sua sfortuna pure le scelte di mercato non hanno avuto l’effetto sperato. Perché nel frattempo la società, impegnata più a pensare al nuovo stadio e ai passaggi di quote, gli ha consegnato una squadra che non ha risorse sufficienti a garantire una salvezza tranquilla. Una società forse convinta di essere già a cavallo a gennaio, tanto da impacchettare due pedine come Prati e soprattutto Luperto, che ironia della sorte è andato a rinforzare la squadra con cui ora ci si gioca la Serie A. Come farsi del male due volte.
A Sassuolo diverse scelte indecifrabili da parte del tecnico, che mai come adesso è in confusione, alle prese da tempo con infortuni che hanno messo in luce quanto la rosa fosse incompleta e forse costruita senza una vera idea di cosa avesse bisogno l’allenatore. Gaetano inventato play per necessità, Esposito tappabuchi in giro per il campo senza un ruolo preciso, Obert che si ritrova a fare il quinto di centrocampo, Folorunsho che ha fatto 10 ruoli diversi in 5 partite.
Tutto questo non perché Pisacane sia uno sprovveduto, ma semplicemente perché si ritrova a dover tappare i buchi man mano che la nave imbarca acqua. Piuttosto che rafforzarsi nei momenti positivi, la società ha preferito specchiarsi nella buona prima parte di stagione, senza mettere il piede sull’acceleratore, ma anzi approfittandone per fare un po’ di cassa. Ora, però, la situazione è compromessa. L’auto è in panne, con uno studente di ingegneria che deve farla ripartire arrangiandosi manco fosse MacGyver.
Il prossimo incontro contro la Cremonese è la prima finale, e per il Cagliari, più che mai, è il momento di dimostrare di essere una squadra compatta. Non si può più sbagliare.
The post Pisacane, l’allenatore studioso si scontra con la pratica appeared first on Calcio Casteddu.
By La partita contro la Cremonese rappresenta per il Cagliari un bivio cruciale nella lotta per la salvezza. Quella che poteva essere una sfida di routine per una squadra destinata a mantenere una posizione tranquilla in Serie A, ora assume contorni drammatici. A due mesi da un campionato apparentemente sotto controllo, la realtà è ben diversa. Il Cagliari, infatti, si trova ora a giocarsi quasi tutta la stagione in una gara, con la panchina di Fabio Pisacane che sembra più a rischio che mai.
Sembrava scritto un destino diverso per i rossoblù a gennaio, quando la squadra appariva a una manciata di punti dalla salvezza. Oggi sembra essere tutto il contrario. Il Cagliari è ormai la squadra più in difficoltà del campionato, e la crisi di risultati è sempre più evidente. I temi del progetto giovani, della squadra identitaria e dell’allenatore emergente sembrano ormai svaniti, ridotti a semplici slogan da social media e contenuti sponsorizzati, più che a concetti pratici che possano concretizzarsi in risultati.
Concetti persi in quella comunicazione che piace alla Gen Z, quella che Pisacane ha studiato ma che forse inizia ad accorgersi che dalla teoria alla pratica ci passa un Oceano. D’altronde, un ingegnere meccanico può laurearsi con 110 e lode, ma se poi gli danno una cassetta degli attrezzi per aggiustare un’auto con tanti problemi, può anche far fatica a fare un semplice tagliando.
Pisacane ha cercato di costruire una squadra con un forte orientamento verso i giovani, puntando su talenti italiani e su una filosofia all’avanguardia. Ma oggi, purtroppo, quei pilastri sembrano scontrarsi con la dura realtà dei fatti: la squadra è fragile, incompleta, e per sua sfortuna pure le scelte di mercato non hanno avuto l’effetto sperato. Perché nel frattempo la società, impegnata più a pensare al nuovo stadio e ai passaggi di quote, gli ha consegnato una squadra che non ha risorse sufficienti a garantire una salvezza tranquilla. Una società forse convinta di essere già a cavallo a gennaio, tanto da impacchettare due pedine come Prati e soprattutto Luperto, che ironia della sorte è andato a rinforzare la squadra con cui ora ci si gioca la Serie A. Come farsi del male due volte.
A Sassuolo diverse scelte indecifrabili da parte del tecnico, che mai come adesso è in confusione, alle prese da tempo con infortuni che hanno messo in luce quanto la rosa fosse incompleta e forse costruita senza una vera idea di cosa avesse bisogno l’allenatore. Gaetano inventato play per necessità, Esposito tappabuchi in giro per il campo senza un ruolo preciso, Obert che si ritrova a fare il quinto di centrocampo, Folorunsho che ha fatto 10 ruoli diversi in 5 partite.
Tutto questo non perché Pisacane sia uno sprovveduto, ma semplicemente perché si ritrova a dover tappare i buchi man mano che la nave imbarca acqua. Piuttosto che rafforzarsi nei momenti positivi, la società ha preferito specchiarsi nella buona prima parte di stagione, senza mettere il piede sull’acceleratore, ma anzi approfittandone per fare un po’ di cassa. Ora, però, la situazione è compromessa. L’auto è in panne, con uno studente di ingegneria che deve farla ripartire arrangiandosi manco fosse MacGyver.
Il prossimo incontro contro la Cremonese è la prima finale, e per il Cagliari, più che mai, è il momento di dimostrare di essere una squadra compatta. Non si può più sbagliare.
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