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Prometteva di essere la più grande conferenza europea su Bitcoin e non ha deluso le aspettative.
BTCPrague, tenutasi dall’8 al 10 giugno nella capitale ceca, ha visto una partecipazione di oltre 8000 persone, sbaragliando la concorrenza continentale e proponendosi come futuro punto di riferimento per gli eventi di settore.
Il successo dell’evento non è legato alle sole presenze ma anche all’organizzazione: tre palchi per tutte le esigenze, biglietti accessibili alla cittadinanza e ai curiosi, area espositiva che ha riunito circa 100 aziende, quasi tutte rigorosamente Bitcoin-only. Senza dimenticare i tanti eventi serali ricreativi che riunivano i partecipanti nella meravigliosa cornice di Praga. L’organizzazione, dopo aver ricevuto attestati di stima da molti bitcoiner provenienti da tutto il mondo, ha già annunciato l’edizione 2024: si terrà dal 12 al 15 giugno. Superfluo dire che è un periodo da segnare sul calendario sia per i curiosi alle prime armi che per gli addetti ai lavori.
Per Bitcoin Train ho parlato con due degli speaker che hanno calcato il palco principale della conferenza parlando degli sviluppi futuri delle tecnologie legate a Bitcoin.
Lisa Neigut, conosciuta come Niftynei e uno dei nomi principali dietro allo sviluppo di Core Lightning, ha illustrato ciò che attende il Lightning Network e quali saranno le conseguenze su privacy ed esperienza utente degli aggiornamenti.
Jan Pleskac, Cto di Tropic Square, azienda del gruppo SatoshiLabs, ha presentato il primo Secure Element parzialmente open-source. Dopo il polverone sollevato da Ledger con l’introduzione del servizio Ledger Recover - di cui ho scritto nella fermata #98 - l’attenzione alla struttura dei signing device si è focalizzata proprio sul chip che custodisce le chiavi private del wallet, il Secure Element. In tutti i prodotti disponibili oggi sul mercato, quest’ultimo è closed-source per via dell’approccio security by obscurity. L’idea alla base è che, non conoscendo com’è strutturato il chip, un attore malevolo che ne entrasse in possesso non sarebbe facilmente in grado di escogitare una strategia per violarlo. Ma, si sa, la trasparenza in Bitcoin è fondamentale. Per questo Tropic Square ha sviluppato un primo prototipo di Secure Element che è in realtà solo parzialmente open-source. Jan Pleskac, nell’intervista, rivela come funziona.
Prometteva di essere la più grande conferenza europea su Bitcoin e non ha deluso le aspettative.
BTCPrague, tenutasi dall’8 al 10 giugno nella capitale ceca, ha visto una partecipazione di oltre 8000 persone, sbaragliando la concorrenza continentale e proponendosi come futuro punto di riferimento per gli eventi di settore.
Il successo dell’evento non è legato alle sole presenze ma anche all’organizzazione: tre palchi per tutte le esigenze, biglietti accessibili alla cittadinanza e ai curiosi, area espositiva che ha riunito circa 100 aziende, quasi tutte rigorosamente Bitcoin-only. Senza dimenticare i tanti eventi serali ricreativi che riunivano i partecipanti nella meravigliosa cornice di Praga. L’organizzazione, dopo aver ricevuto attestati di stima da molti bitcoiner provenienti da tutto il mondo, ha già annunciato l’edizione 2024: si terrà dal 12 al 15 giugno. Superfluo dire che è un periodo da segnare sul calendario sia per i curiosi alle prime armi che per gli addetti ai lavori.
Per Bitcoin Train ho parlato con due degli speaker che hanno calcato il palco principale della conferenza parlando degli sviluppi futuri delle tecnologie legate a Bitcoin.
Lisa Neigut, conosciuta come Niftynei e uno dei nomi principali dietro allo sviluppo di Core Lightning, ha illustrato ciò che attende il Lightning Network e quali saranno le conseguenze su privacy ed esperienza utente degli aggiornamenti.
Jan Pleskac, Cto di Tropic Square, azienda del gruppo SatoshiLabs, ha presentato il primo Secure Element parzialmente open-source. Dopo il polverone sollevato da Ledger con l’introduzione del servizio Ledger Recover - di cui ho scritto nella fermata #98 - l’attenzione alla struttura dei signing device si è focalizzata proprio sul chip che custodisce le chiavi private del wallet, il Secure Element. In tutti i prodotti disponibili oggi sul mercato, quest’ultimo è closed-source per via dell’approccio security by obscurity. L’idea alla base è che, non conoscendo com’è strutturato il chip, un attore malevolo che ne entrasse in possesso non sarebbe facilmente in grado di escogitare una strategia per violarlo. Ma, si sa, la trasparenza in Bitcoin è fondamentale. Per questo Tropic Square ha sviluppato un primo prototipo di Secure Element che è in realtà solo parzialmente open-source. Jan Pleskac, nell’intervista, rivela come funziona.