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Un fondo legale istituito da Jack Dorsey, fondatore ed ex amministratore delegato di Twitter, si batterà nei tribunali inglesi contro Craig Wright per difendere 11 sviluppatori Bitcoin che mercoledì 26 aprile hanno presentato la loro difesa.
L’uomo che da anni proclama di essere l’autentico Satoshi Nakamoto senza mai aver fornito una prova anche solo lontanamente credibile - tanto da essersi visto attribuire l’appellativo di Faketoshi - porterà davanti a un giudice alcuni sviluppatori per farsi restituire dei bitcoin di cui avrebbe apparentemente perso il controllo.
Se quest’ultima frase vi ha confuso le idee, avete perfettamente ragione. Andiamo con ordine.
La causa agli sviluppatori Bitcoin
Craig Steven Wright - la cui storia è raccontata nel dettaglio nella fermata #54 - da circa otto anni prova a convincere il mondo di essere l’inventore di Bitcoin. Lo fa a forza di cause legali e senza successo ma costringendo spesso le vittime prescelte a sborsare grandi quantità di denaro in avvocati.
L’ultima trovata è quella di provare che la società di cui Wright è amministratore delegato, la Tulip Trading, sia proprietaria di due indirizzi ai quali sono collegati 111.000 bitcoin. Da un punto di vista crittografico, una cosa di rara semplicità: basterebbe firmare un messaggio con le chiavi private che controllano quegli indirizzi. Tuttavia, né la Tulip Trading né Craig Wright hanno le chiavi private: l’alternativa è la via legale.
Un fondo legale istituito da Jack Dorsey, fondatore ed ex amministratore delegato di Twitter, si batterà nei tribunali inglesi contro Craig Wright per difendere 11 sviluppatori Bitcoin che mercoledì 26 aprile hanno presentato la loro difesa.
L’uomo che da anni proclama di essere l’autentico Satoshi Nakamoto senza mai aver fornito una prova anche solo lontanamente credibile - tanto da essersi visto attribuire l’appellativo di Faketoshi - porterà davanti a un giudice alcuni sviluppatori per farsi restituire dei bitcoin di cui avrebbe apparentemente perso il controllo.
Se quest’ultima frase vi ha confuso le idee, avete perfettamente ragione. Andiamo con ordine.
La causa agli sviluppatori Bitcoin
Craig Steven Wright - la cui storia è raccontata nel dettaglio nella fermata #54 - da circa otto anni prova a convincere il mondo di essere l’inventore di Bitcoin. Lo fa a forza di cause legali e senza successo ma costringendo spesso le vittime prescelte a sborsare grandi quantità di denaro in avvocati.
L’ultima trovata è quella di provare che la società di cui Wright è amministratore delegato, la Tulip Trading, sia proprietaria di due indirizzi ai quali sono collegati 111.000 bitcoin. Da un punto di vista crittografico, una cosa di rara semplicità: basterebbe firmare un messaggio con le chiavi private che controllano quegli indirizzi. Tuttavia, né la Tulip Trading né Craig Wright hanno le chiavi private: l’alternativa è la via legale.