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I Colosseum è stata una delle formazioni di primo piano del jazz rock e della fusion inglese della prima ora.
In poco più di 4 anni di attività, dal ‘68 al ‘71 (senza considerare la seconda versione della band Colosseum II, dal 1975, e le successive reunion) segnarono un’epoca con quella loro musica unica.
Il gruppo fu fondato dal batterista Jon Hiseman e dal sassofonista Dick Heckstall-Smith, che uscivano fuori dalla fiorente scena del blues britannico e da quella jazz con collaborazioni con John Mayall, Georgie Fame, Graham Bond. Del gruppo fece parte anche l’eccellente pianista e tastierista Dave Greenslade.
Tra i dischi storici lasciatici la bella “Valentine Suite” e lo straordinario “Colosseum Live” che cattura un concerto di quegli anni a Manchester.
Prima emissione da lunedì 18 a giovedì 21 gennaio 2021
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I Colosseum è stata una delle formazioni di primo piano del jazz rock e della fusion inglese della prima ora.
In poco più di 4 anni di attività, dal ‘68 al ‘71 (senza considerare la seconda versione della band Colosseum II, dal 1975, e le successive reunion) segnarono un’epoca con quella loro musica unica.
Il gruppo fu fondato dal batterista Jon Hiseman e dal sassofonista Dick Heckstall-Smith, che uscivano fuori dalla fiorente scena del blues britannico e da quella jazz con collaborazioni con John Mayall, Georgie Fame, Graham Bond. Del gruppo fece parte anche l’eccellente pianista e tastierista Dave Greenslade.
Tra i dischi storici lasciatici la bella “Valentine Suite” e lo straordinario “Colosseum Live” che cattura un concerto di quegli anni a Manchester.
Prima emissione da lunedì 18 a giovedì 21 gennaio 2021
Proprio in concomitanza con la pubblicazione di Budapest Concert nell’ottobre scorso, aveva fatto scalpore la notizia che Keith Jarrett non sarebbe più tornato sui palcoscenici. La notizia era nell’aria ma non ancora ufficiale. È diventata tale dopo un’intervista apparsa sul New York Times, nella quale il grande pianista statunitense confessava che a causa di due ictus ravvicinati l’uso della mano sinistra era ormai compromesso e ciò non gli permetteva più di suonare.
Claudio Sessa ripercorre in questa serie di “Birdland” l’ultima fase creativa del pianista per quanto attiene ai suoi recital in solo, in particolare gli album pubblicati dall’inizio del nuovo secolo ad oggi, da “Radiance” (2002) alla registrazione live a Budapest (del 2016). Una serie di lavori dove emerge una concezione radicalmente diversa da quella del periodo 1970-90: allora lunghe suites ininterrotte dove le idee musicali si fondevano una nell’altra, più di recente l’idea di brani brevi, spesso con strutture “chiuse”.
Proprio in concomitanza con la pubblicazione di Budapest Concert nell’ottobre scorso, aveva fatto scalpore la notizia che Keith Jarrett non sarebbe più tornato sui palcoscenici. La notizia era nell’aria ma non ancora ufficiale. È diventata tale dopo un’intervista apparsa sul New York Times, nella quale il grande pianista statunitense confessava che a causa di due ictus ravvicinati l’uso della mano sinistra era ormai compromesso e ciò non gli permetteva più di suonare.
Claudio Sessa ripercorre in questa serie di “Birdland” l’ultima fase creativa del pianista per quanto attiene ai suoi recital in solo, in particolare gli album pubblicati dall’inizio del nuovo secolo ad oggi, da “Radiance” (2002) alla registrazione live a Budapest (del 2016). Una serie di lavori dove emerge una concezione radicalmente diversa da quella del periodo 1970-90: allora lunghe suites ininterrotte dove le idee musicali si fondevano una nell’altra, più di recente l’idea di brani brevi, spesso con strutture “chiuse”.
Proprio in concomitanza con la pubblicazione di Budapest Concert nell’ottobre scorso, aveva fatto scalpore la notizia che Keith Jarrett non sarebbe più tornato sui palcoscenici. La notizia era nell’aria ma non ancora ufficiale. È diventata tale dopo un’intervista apparsa sul New York Times, nella quale il grande pianista statunitense confessava che a causa di due ictus ravvicinati l’uso della mano sinistra era ormai compromesso e ciò non gli permetteva più di suonare.
Claudio Sessa ripercorre in questa serie di “Birdland” l’ultima fase creativa del pianista per quanto attiene ai suoi recital in solo, in particolare gli album pubblicati dall’inizio del nuovo secolo ad oggi, da “Radiance” (2002) alla registrazione live a Budapest (del 2016). Una serie di lavori dove emerge una concezione radicalmente diversa da quella del periodo 1970-90: allora lunghe suites ininterrotte dove le idee musicali si fondevano una nell’altra, più di recente l’idea di brani brevi, spesso con strutture “chiuse”.
Proprio in concomitanza con la pubblicazione di Budapest Concert nell’ottobre scorso, aveva fatto scalpore la notizia che Keith Jarrett non sarebbe più tornato sui palcoscenici. La notizia era nell’aria ma non ancora ufficiale. È diventata tale dopo un’intervista apparsa sul New York Times, nella quale il grande pianista statunitense confessava che a causa di due ictus ravvicinati l’uso della mano sinistra era ormai compromesso e ciò non gli permetteva più di suonare.
Claudio Sessa ripercorre in questa serie di “Birdland” l’ultima fase creativa del pianista per quanto attiene ai suoi recital in solo, in particolare gli album pubblicati dall’inizio del nuovo secolo ad oggi, da “Radiance” (2002) alla registrazione live a Budapest (del 2016). Una serie di lavori dove emerge una concezione radicalmente diversa da quella del periodo 1970-90: allora lunghe suites ininterrotte dove le idee musicali si fondevano una nell’altra, più di recente l’idea di brani brevi, spesso con strutture “chiuse”.
Proprio in concomitanza con la pubblicazione di Budapest Concert nell’ottobre scorso, aveva fatto scalpore la notizia che Keith Jarrett non sarebbe più tornato sui palcoscenici. La notizia era nell’aria ma non ancora ufficiale. È diventata tale dopo un’intervista apparsa sul New York Times, nella quale il grande pianista statunitense confessava che a causa di due ictus ravvicinati l’uso della mano sinistra era ormai compromesso e ciò non gli permetteva più di suonare.
Claudio Sessa ripercorre in questa serie di “Birdland” l’ultima fase creativa del pianista per quanto attiene ai suoi recital in solo, in particolare gli album pubblicati dall’inizio del nuovo secolo ad oggi, da “Radiance” (2002) alla registrazione live a Budapest (del 2016). Una serie di lavori dove emerge una concezione radicalmente diversa da quella del periodo 1970-90: allora lunghe suites ininterrotte dove le idee musicali si fondevano una nell’altra, più di recente l’idea di brani brevi, spesso con strutture “chiuse”.
Da lunedì 07 a venerdì 11 dicembre 2020
Incursione nella musica africana con la serie di Birdland di questa settimana.
E non con un musicista da poco: Fela Kuti è stato probabilmente il più importante artista africano tra anni 70 e 80, musicista la cui arte ha travalicato i confini del Continente per imporsi – per la prima volta – a livello mondiale.
Sassofonista, cantante, compositore, attivista politico, Fela Kuti ha saputo creare un sound che era un crogiolo di elementi da musiche le più diverse: la tradizione della sua Nigeria e dell’Africa centrale, i ritmi del rock e del funk, l’improvvisazione e i suoni del jazz.
Marcello Lorrai ripercorre la storia di un musicista che è stato fra i grandi pionieri della world music.
Da lunedì 07 a venerdì 11 dicembre 2020
Incursione nella musica africana con la serie di Birdland di questa settimana.
E non con un musicista da poco: Fela Kuti è stato probabilmente il più importante artista africano tra anni 70 e 80, musicista la cui arte ha travalicato i confini del Continente per imporsi – per la prima volta – a livello mondiale.
Sassofonista, cantante, compositore, attivista politico, Fela Kuti ha saputo creare un sound che era un crogiolo di elementi da musiche le più diverse: la tradizione della sua Nigeria e dell’Africa centrale, i ritmi del rock e del funk, l’improvvisazione e i suoni del jazz.
Marcello Lorrai ripercorre la storia di un musicista che è stato fra i grandi pionieri della world music.
Da lunedì 07 a venerdì 11 dicembre 2020
Incursione nella musica africana con la serie di Birdland di questa settimana.
E non con un musicista da poco: Fela Kuti è stato probabilmente il più importante artista africano tra anni 70 e 80, musicista la cui arte ha travalicato i confini del Continente per imporsi – per la prima volta – a livello mondiale.
Sassofonista, cantante, compositore, attivista politico, Fela Kuti ha saputo creare un sound che era un crogiolo di elementi da musiche le più diverse: la tradizione della sua Nigeria e dell’Africa centrale, i ritmi del rock e del funk, l’improvvisazione e i suoni del jazz.
Marcello Lorrai ripercorre la storia di un musicista che è stato fra i grandi pionieri della world music.
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